Salviamo l’Università di Scampia

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Avrete sicuramente letto che la Giunta Regionale della Campania ha annullato la delibera del precedente governo regionale, contenente il protocollo d’intesa tra Regione, Comune di Napoli e Università degli Studi di Napoli per la realizzazione a Scampia della Facoltà di Medicina, sottoscritto il 5 aprile 2006.

Scampia. Un quartiere che tutti, in Italia, conoscono per i fatti di cronaca nera. Non per altri meriti. Un quartiere di Napoli che i più immaginano come residenza di criminali di ogni tipo e di ogni specie. Ma vi abitano anche cittadini onesti ed irreprensibili. Un quartiere abbandonato a se stesso, dove abbandonati a se stessi sono i cittadini onesti, quelli che lavorano, che progettano il loro futuro, che si mobilitano, che vi abitano e che cercano di ”starci comodi” rendendola vivibile,  e che, quotidianamente, devono lottare da un lato contro chi, là, ha il suo quartier generale del malaffare, e, dall’altro, contro il pregiudizio della gente, che fa – come sempre accade quando si tende a dare giudizi che, inevitabilmente, risultano essere superficiali e dettati dall’unica conoscenza che si ha di un problema “per sentito dire” – che fa, dicevo, di un’erba un fascio.

Scampia. Un quartiere che, da sempre, ha bisogno evidentemente di sentire forte la presenza dello Stato. Uno Stato che, a nostro avviso, non si può limitare soltanto a mettere i carri armati per le strade, l’esercito, le pattuglie, trasformando quartieri del napoletano in una specie di “striscia di Gaza”. Certo, il controllo del territorio è importante ed onore a chi, da anni, è in prima linea per ripristinare, riportare, ampliarne la legalità.

Ma la legalità, la “civiltà”, la voglia di progettare, il rimboccarsi le maniche e lavorare insieme deve passare anche per qualche altra cosa. Per la scuola, ad esempio. Una scuola che deve dare qualità, che deve formare, educare, rendere forti coloro che sono deboli, coloro che sono a rischio, coloro che potrebbero decidere – se non supportati dalla giusta presenza della cosiddetta società civile – di perdersi… per sempre!

E’, dunque, mio dovere – da cittadina, da insegnante e, non in ultimo, da giornalista – tre categorie alle quali più o meno appartengo e per le quali il tacere non si addice – fare qualcosa. Fosse anche soltanto parlare. E parlare di Scampia come non si è mai parlato. Ed eccoci qua, ancora una volta, a indignarci per quello che si fa e quello che, ahinoi, non si fa. O dovremmo dire, non si fa più.

E’ stata, infatti, sospesa, dalla giunta regionale della Campania, presieduta dal Presidente Stefano Caldoro, il progetto di costruire a Scampia un polo che ospitasse l’Università di Napoli.

La Regione ha deciso che non sarà più realizzata. Noi vogliamo che ci ripensi“. Sono queste le parole che si leggono sul sito  del quindicinale Fuoricentroscampia, un appello per far sì che l’opinione pubblica, che la popolazione si mobiliti perchè il progetto di portare l’Università a Scampia, quartiere degradato della provincia di Napoli, venga ripristinato. A dispetto della crisi finanziaria. Per far sì che la giunta regionale della Campania, e il suo Presidente Stefano Caldoro, ci ripensino e di ridare a Scampia “una vera e concreta possibilità di crescita civile, culturale ed economica, sorretta, finalmente, da una visione politica di programma, che miri alla valorizzazione delle capacità del territorio e della sua gente“.

Non si tratta, dunque, di politica di destra o di sinistra. Si tratta di salvare un quartiere che urla da tempo immemore la sua disperazione, che teme di essere condannato a quel pregiudizio, di essere condannato alla perdizione. E la salvezza può avvenire soltanto “trapiantando” del buono, per far sì che metta radici e cresca. Un seme di speranza. Da coltivare e da aiutare ovviamente con altre iniziative, progetti e con la presenza costante delle Istituzioni. Perchè è chiaro che l’Università, da sola, non fa miracoli. Ma è un bell’alberello da piantare e veder crescere.

Un polo universitario che avrebbe ospitato circa 2500 studenti, oltre a  professori, tecnici e quant’altro. Che avrebbe fatto sorgere, come minimo,  librerie e cartolerie. Che avrebbe dovuto potenziare i trasporti, per permettere agli studenti di spostarsi in modo agevole, che avrebbe dovuto far nascere delle residenze universitarie. Studenti e studentesse che avrebbero lavorato sul territorio, in collaborazione con la ASL (in quanto avrebbe dovuto ospitare un Centro di Medicina del Territorio).

Una Facoltà, insomma, che darebbe a Scampia e ai suoi cittadini la possibilità di porre le basi per un futuro migliore, civile, culturale, educativo per i suoi figli.

Vi segnaliamo, pertanto, il seguente link per firmare la petizione:

http://www.fuoricentroscampia.it/politica.php?id=1517

Giovanna Circiello

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to “Salviamo l’Università di Scampia”

  1. pimpa scrive:

    secondo me hanno fatto bene a bloccare questo progetto…perche la droga andrebbe a finire anche nell universita…andrebbero a venderla anche li dentro….perche i giovani sono piu debboli e quindi..sarebbe pane per i loro denti….

  2. non dimentichiamo mai che i giovani di oggi sono gli adulti di domani…quindi sui giovani di oggi va puntato tutto, affinchè siano degli ottimi adulti, un domani. da che il mondo è il mondo, formare persone e cittadini passa per le Istituzioni, tra cui la scuola…una scuola di qualità. E una scuola di qualità non è solo quella che sorge nei quartieri dabbene. E’una scuola che funzioni. A prescindere da dove sia collocata. E non credo che i circa 2500 studenti, i tecnici e i loro professori sarebbero tutti acquirenti di spacciatori e simili…ripeto: l’Università a Scampia non risolverebbe tutti i mali, ma sarebbe un bel faro nella notte di quel quartiere.

  3. Elena De liso scrive:

    Ma tu credi che nelle Università del centro storico, o in quelle collocate in qualunque altra zona della città non ci sia la droga? Chiunque abbia messo piede in una qualunque Università o scuola superioe sa bene che la droga circola anche là.
    Il problema qua è un altro: ci sono quartieri della città destinati alla “bella vita”. alla gente “perbene” e quartieri in cui invece a farla da padroni devono essere gli “altri”, zone della città in cui si da per scontato che tutti sono drogati, spacciatori, delinquenti o che, comunque, non abbiano pari diritti rispetto agli altri cittadini, in sintesi ci sono cittadini di serie A, cittadini di serie B e cittadini che non vengono neppure considerati tali (es.: quelli di scampia).
    Beh, Pimpa, io vivo a Scampia, non spaccio droga e non ne faccio uso, e non credo di avere meno diritti di chi vive al Vomero o a Posillipo, non lo credo, perchè semplicemente, io ho gli stessi doveri di qualunque altro cittadino!
    I giovani non sono così sprovveduti e se lo sono è bene che smettano di esserlo, il tuo commento, perdonami, mi sembra un tantino ingenuo e superficiale, le cose in gioco qua sono ben altre, il problema non è il tizio che regala caramelle ai bambini.
    Le VELE non sono delle capanne di paglia, hanno un costo elevatissimo, e sono state pagate con i soldi dello Stato, cioè i soldi dei cittadini, riutilizzarle per uno scopo utile farebbe sì che quelle risorse non vadano sprecate ma utilizzate a beneficio di tutti.
    Inoltre riqualificare una zona della città di cui tanto si parla in tutto il Paese, gioverebbe all’immagine dell’intera città, il che porterebbe altre risorse economiche, pensa solo a quanti studenti fuorisede ci sono in città e a quanto potrebbe aumentare il turismo se la gente non temesse Napoli e la gente la teme per quello che vede in TV e là si parla quasi sempre di Scampia.
    Aggiungo, e qua concludo, che, pur vivendo a Scampia, nessuno mi ha mai offerto droga o peggio ancora costretta ad usarne, per cui, se questo progetto non piace che almeno non si usi un pretesto banale per giustificarsi: diciamo che ci piace che la città sia divisa in due blocchi, quello dei buoni e quello dei cattivi, diciamo pure che è bello che dalle finestre dell’Università si veda il mare, insomma diciamo qualunque cosa ci venga in mente ma non che l’Università a Scampia non può essere realizzata perchè l’uomo cattivo da caramelle drogate ai bambini, anche perchè si suppone, che chi si iscriva all’Università abbia già compiuto la maggiore età e sia capace di gestirsi da solo.
    Quanto all’educazione dei giovani, Giovanna ha già scritto tutto.

  4. emilio scrive:

    Considerando che il futuro è tutto nelle giovani leve e nella cultura, credo che tale decisione sia del tutto negativa.

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