Quattro passi a Boscoreale, tra discariche e proteste

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Boscoreale è un piccolo paese di circa 30 mila abitanti in provincia di Napoli. Forse il suo nome non vi dirà niente. Ma se aggiungiamo che confina con Terzigno, allora di certo esclamerete: ah, sì! E vi tornerà in mente qualche servizio delle ultime ore sugli scontri che vi sono stati e sulle proteste che tuttora vi sono contro l’apertura di una seconda discarica praticamente a due passi dal centro abitato.

Ci preme parlare di questo argomento per una serie di motivi. Innanzitutto, perchè Bersani, parlando in Parlamento in occasione del voto di fiducia al Governo, ha sottolineato come la crisi dei rifiuti a Napoli è di nuovo forte e i cittadini si chiedono: ma Berlusconi dov’è? Perché – ha chiesto Bersani – il Presidente del Consiglio non torna a Napoli e risolve anche questa crisi?

Noi, invece, ci permettiamo di chiedere: ma la crisi dei rifiuti non era stata risolta definitivamente? Cosa è successo? E ad Acerra non c’era qualcosa che doveva contribuire ad eliminare, una volta e per sempre, il problema?

Fatto sta, che si ripresenta. O, meglio. Diventa più evidente. Perché, qualunque cosa si sia detto nel palazzo della politica, i cittadini – quelli che tutti giorni hanno attraversato le strade del capoluogo campano – hanno potuto osservare che sì, qualcosa era stato davvero fatto: il centro storico, la Napoli-bene, era davvero ripulita. Ma se si andava lungo la tangenziale, quella che poi sbuca dalle parti del litorale domitio, o sull’asse mediano, quella strada che collega Napoli con Melito, Mugnano etc., non era ed è difficile trovare cumuli di rifiuti ai lati delle strade e assistere a quel triste fenomeno che Roberto Saviano ha ben descritto nel suo Gomorra, nel capitolo riguardante la Terra dei Fuochi.

Ma ritorniamo a Boscoreale, perché ci preme parlare di chi, in queste ore, sta lottando contro l’apertura di una seconda discarica. Eravamo da quelle parti e, nell’uscire dalla circumvesuviana – il trenino locale che collega Napoli coi paesi vesuviani – siamo stati “assaliti” da una serie di ritagli di giornali, volantini, fotografie che comunicavano alla cittadinanza la mobilitazione, l’organizzazione della protesta.

Per le strade del paese, volantini affissi un po’ ovunque: nelle macellerie, i minimarket, accanto agli annunci pubblicitari… poi si arriva in piazza, dove c’è il Comune. E allora si legge che l’aula consiliare è occupata. C’è un gazebo, con gli agenti della Polizia Municipale a presidiare la zona, si prepara un palco per qualche manifestazione, si mobilitano le mamme, i docenti, i parroci, la gente comune.

La nostra curiosità è tanta. Chiediamo all’amica che ci accompagna per quelle strade come si vivono questi giorni di tensione. E lei ci spiega, da abitante della zona, che le cose, là, non sono facili. Che già la discarica presente a Terzigno fa sentire la sua presenza nell’aria. Che d’estate, loro, sono costretti a vivere con le finestre chiuse, perché la puzza è terribile. Che sono “circondati”, che tutta la zona è circondata: da un lato la discarica, dall’altro lato il Sarno, il fiume più inquinato d’Europa. E se si apre anche quest’altra discarica, cosa sarà di quei cittadini?

Come sempre, c’è chi parla di camorra, c’è chi dice che il problema non sussiste, nelle alte sfere dicono che sia tutto sotto controllo.

Noi non lo sappiamo, perché non bazzichiamo le stanze dei bottoni.
Ma, passeggiando per quelle strade, abbiamo respirato la preoccupazione di persone che chiedono solo di poter vivere degnamente la loro esistenza, laddove hanno le case, laddove hanno delle attività commerciali e lavorative, laddove i loro figli crescono, giocano, vanno a scuola. Ci hanno parlato del Sindaco, Langella, che fa lo sciopero della fame, della veglia di solidarietà per la tutela dell’ambiente – non dimentichiamo che lì ci sarebbe anche il Parco Nazionale del Vesuvio…

Tornando a casa, ci siamo chiesti, ma soluzioni alternative?
Si parla tanto di impianti di smaltimento, di raccolta differenziata, di gestione intelligente dei rifiuti, di sviluppo sostenibile… ma quale sviluppo sostenibile si sostiene – e scusate il gioco di parole -  se si può permettere di lasciare le persone respirare immondizia?

Il servizio di Antonino Monteleone

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Giovanna Circiello

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