Aspettando Berlusconi, no a panacee e miracoli a tempo determinato

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Tutti, da giorni, scrivono che presto Silvio Berlusconi sarà a Napoli per visitare i Comuni del vesuviano coinvolti nelle proteste di questi giorni contro l’apertura della seconda discarica in quel di Terzigno. Tutti scrivono che la seconda discarica non sarà aperta e che, anzi, si cercheranno di mettere in atto soluzioni alternative. Vogliamo crederci. E mentre, speranzosi, aspettiamo – insieme con i Sindaci dei Paesi coinvolti – che avvenga ciò e che spuntino interessanti soluzioni – e non solo molotov sospette – ci preme fare alcune considerazioni, innanzitutto da cittadini che vivono sulla propria pelle il problema, sul vasto panorama della “monnezza” campana.

Sì, perché basta girare un po’ per la rete, leggiucchiare – anche distrattamente – giornali di levatura nazionale, fare quattro passi per la provincia napoletana (ma non solo) per leggere, ma che dico! – per toccare con mano le tante “crepe” che ancora sono visibili, perché a cielo aperto.

Leggiamo, con sdegno, che la Reggia di Caserta – un patrimonio artistico e storico di valore inestimabile – è circondata da ingombranti (lavatrici, bidet) che giacciono lì in attesa che qualcuno decida di portarli via; leggiamo di un dossier risalente al 2009 (non così lontano nel tempo, dunque) che conta 1 milione di tonnellate di rifiuti abbandonati tra Napoli e Caserta, in quella striscia di terra tra il capoluogo campano e il litorale domitio troppo spesso balzata agli onori della cronaca: pneumatici, gabinetti, residui di lavori edilizi, elettrodomestici accumulati ai bordi delle campagne, sotto ai cavalcavia dell’asse mediano. Di quell’asse mediano che porta all’inceneritore di Acerra, spacciato come il “miracolo” che avrebbe risolto il problema una volta e per sempre, quell’asse mediano che viene attraversato da centinaia e centinaia di auto che, magari, nemmeno fanno più caso alla presenza di quei sacchi neri, spesso, troppo spesso, depositati lì da un’”economia” illegale che, illegalmente, fa il suo comodo.

Leggiamo, ancora, che si vuole velocizzare la realizzazione di un inceneritore a Napoli Est, previa bonifica della zona (chissà cosa ne pensano i cittadini di quelle parti); leggiamo che c’è chi accusa i governi precedenti, le precedenti gestioni. Ci saranno di certo colpe dei precedenti governi, ma fare il cosiddetto scaricabarile non serve a niente. Anzi, sì: forse a fare campagna elettorale o a rimandare la soluzione concreta di un problema di per sé di complicata soluzione.

Sappiamo di mamme del casertano che ogni mattina, nell’accompagnare i loro piccoli a scuola, si chiedono “Sarà agibile, oggi?”, nel timore che l’immondizia depositata nei pressi dei cancelli sia tale da non permettere l’ingresso degli alunni; sappiamo che a Boscoreale continuano le proteste pacifiche, con cortei, preghiere, scioperi. Tutto in modo pacifico, ma deciso.

Sappiamo che in paesi del Vesuviano ci sono zone che fanno la raccolta differenziata, ma ci sono quartieri dove la raccolta è sì “differenziata”… nel senso che ognuno la fa un po’ come gli pare. E chi differenzia si ritrova, spesso, troppo spesso, i sacchi davanti al portone di casa ancora alle 9 della mattina, quando sarebbe di un luogo civile il ritiro dell’immondizia prima dell’inizio delle attività lavorative. E ci si ritrova a fare lo slalom tra le auto e la “monnezza”. Ci verrebbe da dire “cose di altri tempi”, ma purtroppo drammaticamente reale.

Molti riescono ancora a indignarsi di ciò. Ma ci sono sempre più cittadini che fanno spallucce e proseguono per la loro strada. Sfiduciati dalla politica, dalle alte sfere fino alla gestione cittadina, sfiduciati in genere, che credono sia unico loro problema badare al proprio benessere, disinteressandosi del bene comune.

E allora ci viene da dire: sì, aspettiamo Berlusconi. Che si renda conto della situazione, ma davvero e una volta per tutte. Che ascolti la gente comune, che vive ogni giorno in quei luoghi e, forse, ne sa un po’ di più di chi giunge a fare sopralluoghi dall’esterno. Ma ci viene da dire anche di allargare la visione ad altre problematiche, di non puntare i riflettori dei media una tantum e poi… arrivederci alla prossima protesta.

La gente, qui, non ha bisogno di panacee, di miracoli a “tempo determinato”… che durano il tempo di una campagna elettorale o di un incontro al vertice!

Qui c’è bisogno di un piano d’azione a 360°, razionale, studiato, “pulito” da ogni interesse personale e/o criminale, che coinvolga politici nazionali e locali, Istituzioni locali, le forze dell’ordine, le scuole e i cittadini, dal più ricco al più povero, dal più istruito al meno istruito. Insomma tutti! Una campagna di Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità che, con l’impegno di tutti, possa far imboccare la giusta via da percorrere in un territorio vessato, da tempo immemore, da numerose “piaghe” che si vogliono pensare irrisolvibili, ma che non lo sarebbero se tutti volessero davvero decidersi a farsene carico, al di là del colore politico.

Ripetiamo: non abbiamo bisogno di panacee. Ma di ricette concrete. E’ ora di rimboccarsi le maniche. Tutti e per davvero.

La fine del miracolo:il presidente di Legambiente Campania, Raffaele Del Giudice, mostra come l’emergenza a Napoli del 2008 non è mai stata realmente risolta

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Giovanna Circiello

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