La rivoluzione Vendola attraversa il Web, regionali postmoderne
Ha vinto le primarie del centrosinistra e, di conseguenza, si candida perentoriamente a possibile vincitore delle elezioni come governatore della Puglia. E’ questa la storia recente di Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà e attuale presidente regionale pugliese. Si presenta come la testa di una vera e propria rivoluzione, che tutti stanno raccontando con non poco interesse, da destra come da sinistra. Unici a rimanere ancora imbarazzati sembrano essere i vertici del PD, il partito oggi a forte vocazione immobilistica, dove decidono le segreterie e non la folla di menti e persone dei livelli più bassi. D’altra parte, osservare il caso Vendola e le ragioni del suo successo aiuta anche a capire più nel profondo come si atteggia il centrosinistra italiano oggi, a pochi mesi dalle elezioni regionali in tante regioni-chiave della politica e in un clima nazionale che vede il Parlamento sempre meno centro delle decisioni e sempre più presupposto per gli inviti in TV e nei media.
Ma procedendo con ordine, l’immagine che subito balza alla mente è quella delle video lettere messe su YouTube da Nichi Vendola: una in particolare, ossia quella con la quale il candidato governatore ha comunicato al suo pubblico l’avvenuta vittoria sul “rivale” del PD Boccia nella corsa alle candidature alla regione Puglia. Ad accompagnare il leader della “nuova sinistra”, una schiera di giovani, volti entusiasti e compartecipi, che hanno lasciato aria e luce al proprio idolo politico per manifestare la gioia della vittoria, prima di esplodere in un forte boato di applausi e grida che lo stesso Vendola ha accolto con commozione e stupore. E’ una generazione (o almeno una parte di essa) che si schiera da una parte con convinzione e cognizione di causa.
D’altra parte, Vendola porta sempre con sè i contenuti del suo programma di partito e di mandato: ecologia innanzitutto, accompagnata dal sapore dei diritti, che si riconnettono facilmente alla parola “Libertà” contenuta nel nome del suo movimento, a significare anche che non solo il centrodestra può ritenersi depositario esclusivo di questo valore. Se non altro guardando ai simboli di partito. E i contenuti vendoliani, in parte fortemente originali e caratterizzanti, in altra parte segno di idee radicate nella sinistra moderna, trascinano consensi ovunque egli vada nei suoi innumerevoli comizi.
Lavoro di piazza, per il leader candidato, ma alla piazza ci si arriva, oggi, soltanto smuovendo le coscienze con tutto un lavoro preliminare che si fa a tu per tu, senza andare casa per casa.
Il riferimento è a Internet, il Web 2.0 in particolare, con i suoi social network e le sue tecnologie all’avanguardia.
E’ sul Web che Vendola ha trovato una casa ai suoi sostenitori, ha diffuso le proprie idee e la propria azione, ha raccolto consensi ulteriori e rafforzato quelli già ottenuti. Aria di novità, manifestazione concreta di un’idea che funziona, soprattutto se veicolata attraverso i mezzi più idonei. Dalle alte schiere del PD arrossiscono, anche perchè, andato via il grande comunicatore Veltroni, probabilmente nessuno delle varie segreterie se ne intende davvero di Facebook, Twitter, blog e quant’altro. Da questo punto di vista, il Partito Democratico è “vecchio”, e trasmette i suoi contenuti in modo altrettanto vecchio e obsoleto. Giocoforza i giovani si proiettano verso altre spiagge, magari quelle pugliesi che Vendola ha progettato pulite e rigogliose, con la sua vocazione ambientalista e “verde”.
Come dire: “dimmi che strumenti usi, e ti dirò con chi vai”. All’utilizzo di Internet consegue un maggiore ascendente sul popolo giovanile, disilluso e schiacciato da problemi strutturali del sistema-Paese che hanno a che fare con la mancanza di lavoro e di prospettive.
Da destra, un grande contenitore di idee politiche in parte significativamente nuove, quale è la Fondazione Fare Futuro messa in piedi da Gianfranco Fini, guarda con favore e rispetto al fenomeno Vendola.
Gli riconosce i meriti, le capacità, lo spirito innovativo, la pregnanza di azione sulle problematiche più sentite oggi. Sembrerebbe quasi che per il “think tank” vicino al Presidente della Camera l’unica sinistra riconoscibile e con cui è possibile e fruttuoso dialogare è non già quella invecchiata e ingrigita del PD, bensì proprio quella giovane e scattante rappresentata da Nichi Vendola.
Insomma, in queste regionali postmoderne cui ci stiamo preparando c’è già una grossa novità in atto: il modo di fare politica è cambiato, e sembra quasi che molti personaggi del panorama politico abbiano capito che la campagna elettorale deve cambiare toni e impostazione, trasformandosi in una costante opera di attrazione dei consensi, più efficace quanto più travolgente sa essere. Il momento di suggerire ai cittadini per chi e cosa votare non inizia con l’affissione di manifesti (troppo spesso uguali a quelli di sempre) sui muri di ogni città, ma con la creazione di una rete di contatti e discussione che sappia muoversi da sola, con proprie gambe e propri obiettivi.
Una rete che sia già società autonoma e vitale, e non elemento statico da “accompagnare” alle urne sotto la spinta di vecchi e nuovi giochi di potere e di alleanze, al di là dei veri contenuti.
Simone Aversano
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