Largo ai portatori sani d’inchiostro

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“Non voglio credere che uno stupidissimo film di Natale o un’ignorante tettona possa attirare e smuovere più gambe di questo messaggio. Voglio avere fiducia. Voglio credere che la cultura possa ancora sconfiggere l’ignoranza. Voglio credere che sotto i colori di ogni partito ci siano ancora persone. Voglio credere che ogni sconosciuto desideri fare amicizia con voi …” sono queste le parole che hanno attirato la mia attenzione, qualche giorno fa, mentre ero a passeggio per blog.

E’ da qui che è partita un’iniziativa accolta con favore in ogni parte d’Italia e che sembra destinata a diventare ancora più grande. Ogni anno, nel nostro Paese, vedono la luce oltre 60 mila nuovi titoli. Ma l’indice degli acquisti non va di pari passo con i numeri delle nuove pubblicazioni. Anzi, si continua a leggere poco, troppo poco se si tiene conto di quanti, invece, si cimentano nella scrittura. E’ conscio di questo Alberto Schiariti, 21 anni, grafico pubblicitario che, un paio di settimane fa, ha lanciato dal suo blog Pensoscrivo un’iniziativa che ha riscosso un successo davvero inaspettato, tanto da ritrovarsi con un “seguito” di circa 200 mila persone, in costante aumento, sul solo gruppo di Facebook, per non parlare di quanti, spinti dal suo entusiasmo, si stanno organizzando per promuovere l’iniziativa.

Si tratta di una cosa all’apparenza semplicissima: “diventare portatori sani d’inchiostro”, regalando un libro ad uno sconosciuto. Quando? Il prossimo 26 marzo.

Ma procediamo con ordine e facciamo chiarezza sulla faccenda, rivolgendo qualche domanda anche all’ ideatore dell’iniziativa.

Dunque, Alberto, come è nata l’idea del 26 marzo?

L’idea del 26 marzo è nata su uno dei tanti viaggi in treno che faccio ogni giorno. Non c’è stato un momento particolare in cui è nata, ma lentamente si stava insinuando in me l’idea di dover far qualcosa. Alla fine pare esser uscito il coniglio.

Puoi parlarci un po’ del “coniglio”che hai “partorito”?

Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Sì, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni.

Perché proprio ad uno sconosciuto?

La cosa che mi inquieta molto è la surreale lontananza di persone fisicamente vicine. Ci saranno persone che, “pendolariando” da anni, vedo ormai da tempi infiniti a cui non ho mai rivolto parola e viceversa. E’ triste vedere come si può passare un’ora in un treno senza rivolgere parola a nessuno …

E questo a cosa è dovuto, secondo te?

Beh, la mia personale teoria dell’estraniamento routinario narra di una consuetudine che porta a creare uno scudo di serietà tra noi e il nostro prossimo. Tante volte infatti succede di rompere il ghiaccio proprio quando qualcuno rompe fisicamente il ghiaccio, rovinandoci sopra e provocando ilari risa tra due sconosciuti. E dobbiamo allora spaccarci una gamba per fare amicizia?

Una “ricetta” semplice che ti ha subito portato al successo, a quanto pare.

Non so se chiamarlo successo. Le adesioni sono tante, tantissime, non lo nego, ma c’è anche da dire che il mio tempo libero ha subito un calo vertiginoso. Ogni giorno ricevo centinaia di mail, commenti, proposte ed essere “soli” non aiuta troppo. Poi c’è anche da dire che mancano ancora più di 40 giorni e tutto può succedere. In questo tutto includo anche l’eventualità che la gente si dimentichi di questa cosa. Mi piacerebbe però che le persone si rendessero conto che occorre ancora buttare legna nel fuoco, perché deve raggiungere l’apice della sua altezza il 26 marzo. Sarà tutto inutile se questa sarà solo la moda di questi giorni. Quindi invito tutti a fare un piccolo sforzo e continuare a parlare dell’evento fino alla fatidica data.

Dunque, non ci vuole molto per aderire all’iniziativa e per diventare portatori sani d’inchiostro: scegliere un libro, “puntare” uno sconosciuto e regalarglielo.

Potrebbe essere l’inizio di una piccola grande rivoluzione culturale e, perchè no, la presa di coscienza di una generazione che troppo spesso viene tacciata di essere “bambocciona”.

Giovanna Circiello

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