La iena delle stanze del potere – Seconda Parte
La iena delle stanze del potere – Prima Parte
Michele Sindona per un largo lasso di tempo fu uno degli uomini più potenti al mondo nel campo dell’“Alta Finanza Internazionale” citato anche da molti “Giornali Internazionali”. Il “Giornale Britannico”, “The Economist” per esempio, lo ha definito “Il Più Grande Finanziere Europeo”. Un’altra testata estera, invece, “Fortune”, l’ha descritto come uno degli uomini d’affari più geniali al mondo. Il carattere dell’“Uomo Sindona”, è stato ritratto, a mio parere in maniera splendida, dallo scrittore siciliano , Vincenzo Consolo, sul “Corriere della Sera”.
Consolo scrive che Sindona, da giovane, era un “Ragazzo Appartato e Taciturno; non Timido, presumibilmente, ma di quelli che in Sicilia, si chiamano Mastica Ferro, che disdegnano cioè, amicizie e compagnonerie, che denunciano, nel Pallore del Volto, Ambizione e Determinazione”.
L’ambizione e la determinazione, infatti, sono stati da sempre, gli elementi cardini del “Suo Carismatico Potere”. Egli, infatti, ha sempre dimostrato, (per lo meno all’inizio), di avere un’intelligenza fuori dal comune e uno spirito acuminato, quanto e forse più della lama di un rasoio. La “Sua Irta Scalata”, ai punti più alti della piramide, aveva avuto inizio durante la seconda guerra mondiale, quando cioè, l’esercito americano sbarcò in Sicilia. Sindona, infatti, seppe sfruttare le “Grandi Possibilità” che la Sicilia, in quel determinato periodo di transizione, poteva offrirgli.
Michele Sindona nacque nel paese di Patti in provincia di Messina, l’otto maggio 1920. Egli, grazie alla sua grande intelligenza e all’“Imperante Forza D’Animo”, a soli quattordici anni, riuscì a farsi assumere in un studio contabile del suo paese. Tale occupazione, però, non gli impedì di fare una “Brillante Carriera di Studi”. Egli, infatti, a soli ventitré anni, conseguì la laurea in giurisprudenza e l’abilitazione alla “Pratica Forense”. Sindona, nel 1943, grazie alle sue grandi doti che gli davano la possibilità di trattare alla pari con chiunque, riuscì a farsi dare un “Auto-Carro Militare” col quale, grazie alla legge sul “Proibizionismo Granario”, si riforniva di agrumi, che scambiava con frumento e che poi rivendeva, all’esercito alleato, a “Prezzi Lucrosi”.
Il giovane avvocato di Patti, in buona sostanza, si fece notare subito. Egli, infatti, dopo qualche tempo (durante uno dei suoi “Tour d’Approvvigionamento”) fu avvicinato da una persona.
L’uomo accompagnò, il nostro protagonista, da un personaggio che abbiamo già avuto modo di conoscere: il “Boss di Villalba”, Calogero Vizzini. L’“Anziano Capo-Mafia” gli propose un “Patto Scellerato” che si può riassumere in una sola parola: “Lavandaio”. Don Calò e i suoi amici, infatti, gli diedero i soldi per aprire a Messina uno “Studio da Commercialista”. I clienti erano moltissimi: “Uomini d’Affari”, “Commercianti” e “Soci di Don Calò”. Il giovane Sindona, in sostanza, in quel periodo, sembrava essere la “Dimostrazione Vivente” del vecchio proverbio che dice: “La Fortuna Aiuta gli Audaci”. Egli, infatti, dovunque andasse trovava possibilità di guadagno. Il molto lavoro, però, non gli impedì di sposarsi con una giovane ragazza del suo paese natale chiamata Caterina Clio, che tra le altre cose, lo rese subito padre di una bambina. Sindona, però, benché fosse sposato, decise ugualmente, di andare a lavorare a Milano.
Fine Seconda Parte
Antonio Aroldo

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