La Iena delle stanze del Potere – 3° Parte

marzo 18, 2010 Storie

La iena delle stanze del potere – Prima Parte e Seconda Parte

3° Parte

La Sicilia infatti era diventata, ormai, troppo piccola per le sue ambizioni. Egli, una volta arrivato li, si mise in affari con Raul Biase. Costui era un altro commercialista ben introdotto nell’ambiente della Finanza Milanese. Il nostro protagonista, assieme al suo nuovo socio, si lanciò nella sua prima manovra speculativa: l’acquisto di terreni edificabili alle porte di Milano. Biase, all’inizio di quella prima operazione, era un po’ titubante. Sindona, invece, è stato sempre sicuro di sé; fu lui, infatti, a convincere il socio dicendo: “Adesso non valgono niente, ma fra qualche anno… Ciò che compriamo a dieci, lo rivenderemo a cento”. Sindona ebbe ragione. Quei terreni, infatti, si rivelarono una miniera d’oro.

Sindona scrisse alla moglie in Sicilia: “E’ venuto il momento che tu mi raggiunga, gli affari vanno bene, possiamo guardare al futuro con serenità, grandi cose verranno, sono un predestinato.

In quel periodo l’idea che Sindona fosse un uomo segnato dal destino, sfiorò la mente di molte persone. La storia dei suoi successi nel mondo dell’alta finanza supportano in pieno questa impressione.

Egli, infatti, nel 1949, non ancora trentenne, acquisì la proprietà della sua prima società chiamata la Pharma-Europa. L’anno successivo, invece, rilevò la proprietà della Fasco Aghè, una finanziaria con sede in Liechtenstein, snobbata da tutti, perché considerata, (come si dice in gergo), un “guscio vuoto”. Sindona, in sostanza, all’inizio degli anni cinquanta era ormai ricco. Viveva con la famiglia in un lussuoso appartamento di Milano in Via Visconti di Modrone, era saldamente introdotto nell’ambiente della finanza milanese. Nel suo studio, in Via Turati, c’erano molte opere d’arte: dipinti del Piazzetta, statue del Pollalolo” e della Urana. Sindona iniziò a farsi un nome. Molte persone restarono affascinate dalle sue idee. Sindona stesso le aveva enunciate in qualche intervista. Lui riteneva “deleteria ogni indifferenza dello Stato nell’impresa privata”. Sindona dunque era a favore di un capitalismo sfrenato. Egli, infatti,vedeva il capitalismo come una mucca feconda dalle cui mammelle esce latte per tutti. Con le nazionalizzazioni, invece, si  sarebbero tagliate via le mammelle. Era spregiudicato, impetuoso, insofferente alle regole e ai controlli. E per questa sua indole finì per farsi anche qualche nemico, primo fra tutti Errico Cuccia, un elemento di primo piano nel mondo dell’alta finanza…  (continua, fine terza parte…)

Antonio Aroldo

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