Il giardino d’Europa piange
Dopo l’incontro al Quirinale tra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Fulco Pratesi e Stefano Leoni, rispettivamente presidente onorario e presidente di WWF Italia, in cui si sono discusse le nuove proposte sulla promozione del valore della biodiversità italiana, è stato lanciato l’allarme per lo stillicidio di estinzioni animali e vegetali.
Secondo i dati del WWF Italia, anche se il nostro paese è chiamato “giardino d’Europa” per la varietà degli esseri viventi che lo popolano(con 57.468 specie animali e 12.000 specie di flora), è oggi a rischio di estinzione più della metà dei vertebrati terrestri (68%), dei mammiferi (64%) e dei pesci d’acqua dolce (88%).
Le specie in pericolo sono minacciate dal bracconaggio, che si pratica all’interno di aree protette, senza l’apposita licenza e per mezzo di tecniche illegali, come esplosivi e veleni; dall’intensificazione dell’agricoltura, dall’abbandono delle campagne e dallo sfruttamento delle foreste che consumano il suolo; infine, dall’avidità dei paesi più ricchi e dalle opere delle multinazionali che modificano gli habitat naturali rubandone vite e risorse.
Le sorti che preoccupano maggiormente il WWF Italia sono quelle del lupo e dell’orso.
Il lupo italiano è una sottospecie del lupo e popola i boschi degli Appennini, nel 1992 è stato dichiarato “specie particolarmente protetta” e, da allora, è in regime di protezione legale. Oggigiorno si contano quasi 1.200 esemplari, ma sono tutti minacciati dal bracconaggio, da episodi di avvelenamento e dall’ibridazione con il cane selvatico.
L’orso che vive nella nostra penisola non è di un solo genere: esistono gli orsi bruni e gli orsi marsicati, entrambi i tipi vivono nelle Alpi e in Abruzzo. Per questo animale, il problema è veramente drammatico: il numero degli ultimi contati risale a 43.
I pericoli in cui anche l’orso può incorrere sono la caccia e i nuovi insediamenti abitativi ed agricoli.
“Per il lupo diciamo che non siamo al sicuro, ma siamo fuori dall’emergenza; l’orso invece, se non cambia la situazione, è condannato”: sono le parole di Luigi Boitani, membro del comitato scientifico del WWF, che esorta le regioni al coordinamento per sviluppare strategia, formazione e competenza nella salvaguardia di queste specie rare.
Il riferimento all’approccio italiano alla tutela della biodiversità è chiaro: il calo di attenzione e di sensibilità su questo tema, da parte dell’opinione comune ma anche degli esperti, ha fatto sì che i progetti in costruzione non prendessero in considerazioni le contingenze scientifiche.
“In Italia c’è un approccio emotivo alla tutela della fauna. Ma nessuna strategia seria” continua Boitani.
Non sono solo gli animali a rischiare la scomparsa, ma anche piante e fiori in concorrenza con altre specie più aggressive, saccheggiate dei collezionisti e inquinate da smog e cemento. Sempre stando alle stime dei ricercatori del WWF Italia sono esattamente 458 le specie di piante italiane in pericolo.
L’ONU, che ha proclamato l’anno 2010 Anno Mondiale della Biodiversità, ha lanciato la sua grande campagna sulla biodiversità nel tentativo di spiegare come l’integrità ecologica e la diversità biologica siano vitali per la sopravvivenza delle comunità agricole ed indigene sparse nel mondo. Proteggere la biodiversità, infatti, non vuol dire solamente tutelare alcune specie ma permettere la sopravvivenza di varie fasce della popolazione che trattengono un vincolo molto stretto con la natura.
Contro la perdita di specie vegetali e animali e i danni agli ecosistemi e alle attività dei popoli più poveri l’impegno dell’ONU, del WWF e di molti altri collaboratori mira ad insegnare e quindi ad introdurre nelle società più ricche un uso sostenibile della natura.
L’Assemblea Generale sta organizzando una riunione speciale di alto livello sul tema, ma intanto, il giardino d’Europa piange e continuerà a farlo finché un orso, un lupo, un cervo sardo, un camoscio d’Abruzzo, una lontra, un grifone, un’aquila del Bonelli, un lanario e un gufo reale non saranno per sempre liberi di vivere in pace.
Claudia Ruggiero

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