La iena delle stanze del potere – Quarta Parte

marzo 22, 2010 Storie

La iena delle stanze del potere – Prima Parte, Seconda Parte, Terza Parte

Quarta Parte

vaticanoSindona, fregandosene di niente e di nessuno, andava dritto per la sua strada. Egli, infatti, aveva macinato un bel po’ di strada, da quando da giovane, era partito dalla Sicilia. Sindona, nel 1952, partì per un “Misterioso Viaggio d’Affari” negli Stati Uniti. Nessuno ha mai saputo cos’era andato a fare in America. Quello che è certo, però, che quando tornò da quel viaggio era diventato uomo di punta della “Finanza Mafiosa d’oltre Oceano”.

Egli, infatti, amministrava gli interessi di molte società americane. Questo “Scellerato Connubio”, è stato dimostrato dal fatto che quando, il “Boss Italo-Americano” Joe Adonis, si trasferì a Milano, la prima persona con cui prese contatti, fu proprio Michele Sindona. L’appuntamento fu preso negli uffici di Via Turati. Il “Malavitoso Americano”, “Ufficialmente”, si trovava a Milano per gestire “Affari”: hotel, grandi magazzini e etc. Adonis, in realtà, era un “Delegato di Cosa Nostra Americana” nel “Coordinamento Europeo” per le “Attività Illecite della Multinazionale del Crimine”. Adonis, infatti, aveva incontrato Sindona, perché lui si occupasse di riciclare i proventi delle suddette attività, in special modo quelli della droga. Sindona, infatti, fino a un certo punto della “Sua Storia Personale”, si era sempre dimostrato il “Numero Uno” per questo genere di cose.

Come ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto, fu invitato al “Grande Summit Mafioso” dell’“Hotel delle Palme” a Palermo, tenutosi il 12 ottobre 1957. L’hotel, quel giorno, era strapieno di membri dell’organizzazione. Lì Sindona, rincontrò un vecchio amico: don Calogero Vizzini. Il vecchio boss, riconobbe il nostro protagonista, appena lo vide. Vizzini, infatti, lo salutò dicendo: “Che ti avevo Detto”?!……. “E Guarda che se Oggi, sei Qui, è anche Merito mio”! L’anziano padrino, infine, volle presentare, al nostro protagonista, uno degli organizzatori di quella riunione. L’uomo in questione, vestito con un bellissimo smoking bianco e con un sigaro in bocca, altri non era che Lucky Luciano: il “Capo Supremo di Cosa Nostra Americana” dell’epoca.

Nei salotti della “Milano Bene”, sul suo conto, iniziarono a girare strane voci del tipo: “Sarà pure un Genio della Finanza, ma si arriva così in alto senza qualche Santo in Paradiso”? Qualcun altro, invece, diceva: “Altro che Santi, lo Aiutano i Suoi Amici Siciliani: Brutta Gente”. Qualche altra voce sottolineava che Sindona aveva strettissimi rapporti col “Vaticano”: si diceva, infatti, che “Monsignor Montini”, avesse molta stima del nostro protagonista. Sindona, infatti, quando il dirigente comunista, Pietro Secchia, si lanciò in una “Accorata Campagna”, per impedire all’arcivescovo, di andare a “Dire Messa” nelle fabbriche, chiamò a raccolta i “Suoi Amici Industriali” dicendo: “L’Arroganza di questi Comunisti è Inqualificabile io Credo, che Monsignor Montini, Abbia tutto il Diritto di Esercitare il Suo Magistero”. Pietro Secchia, infine, dovette piegarsi al loro volere. Tra l’arcivescovo e il finanziere si creò un “Fortissimo Legame” di reciproco rispetto. Sindona, infatti, in virtù di questa “Grande Amicizia”, quando Montini, nel 1963, diventò il nuovo pontefice, fu chiamato a risollevare le sorti della “Banca Vaticana” altrimenti detta: “YOR”.

Antonio Aroldo

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