Occupazione SUN: luci e ombre sul fronte ricercatori-studenti

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ricercatori1Quando si dice passare dalle parole ai fatti. La SUN (Seconda Università di Napoli) è passata dalle parole ai fatti, o almeno così sembra. Giovedì primo luglio studenti, ricercatori e professori hanno occupato simbolicamente il rettorato sito in via Costantinopoli a Napoli. C’erano tutti e per non fare nessun errore non dimentichiamoci delle sigle sindacali che con gran sorpresa di molti si sono manifestate su di un volantino che è stato fatto girare nella sala conferenze dove si è tenuta una riunione (l’ennesima) per spiegare i motivi di tale sciopero.

Certo una simile affluenza di giovani desiderosi di far sentire la propria voce non si vedeva da tempo, come hanno ripetuto più volte il pro-rettore vicario Mario De Rosa ed i vari professori intervenuti alla riunione. I punti interessanti sono diversi, dalla spiegazione tramite slide di come, con queste manovre si siano agevolate le cosidette università telematiche, e di come i fondi siano indirazzati più agli atenei del Nord che del Sud grazie a dati burocratici che non rispecchiano la reale situazione delle università.

Sorprendente è stata la notizia per cui l’Uninettuno non abbia neanche un docente a tempo indeterminato, ma tutti “a contratto” ovvero tutti a tempo determinato. Eppure questa università grazie ai fondi ricevuti vive una situazione decisamente migliore di quella di altre università o almeno questo è quanto è stato percepito dagli studenti dopo la spiegazione di Eugenio Ruocco, Ricercatore in Scienza delle Costruzioni presso la Seconda Università degli Studi di Napoli.

L’assemblea poi è stata interrotta dal corteo degli studenti provenienti da Caserta, dove la SUN ha il polo scientifico e conta la stragrande maggioranza dei propri studenti iscritti. I cori erano gli stessi di sempre, con il ritornello “la scuola è nostra e guai a chi la tocca” cambiato in “l’università è nostra e guai a chi la tocca”. Ci sono stati poi altri slogan urlati che chiedevano l’occupazione, forse i ragazzi non ricordavano che quella cui stavano partecipando era già una reale occupazione anche se simbolica. Quello che sorprende però è stata l’assenza di alcuni rappresentanti e senatori accademici, specie quelli provenienti dalla facoltà d’ingegneria di Aversa. Pietro Picone (rappresentante della suddetta facoltà) spiega che “nessuno è stato avvisato della presenza dei sindacati, e che vedere trasformato il corteo (e la successiva occupazione) da manifestazione apolitica a sciopero decisamente di sinistra, è stato controproducente per la visibilità della protesta” oltre che una mancanza di rispetto verso chi aveva aderito ma non si riconosce in certe sigle sindacali o in certi schieramenti politici. Sempre Picone ricorda che “una sana collaborazione tra ricercatori e studenti, deve basarsi sul rispetto reciproco e comunicare la presenza di sindacati solo a determinate persone (dichiaratamente di sinistra) non è stato affatto gradito” ed è per questo che molti hanno abbandonato il corteo ancor prima di arrivare al rettorato.

Analizzando il problema da vicino non si può non essere d’accordo su quanto ribadito anche da Michele Falco (rappresentante in seno al Consiglio degli Studenti), infatti come si potrebbe negare che una manifestazione dichiaratamente di sinistra (vedi l’incitamento a cantare “Bella ciao” fuori dalla metro) non avrà mai la stessa credibilità di una manifestazione in cui si dimostri che la politica non c’entri, lasciando intendere che tra le sue fila vi siano anche esponenti di destra, il fatto sarebbe decisamente diverso e la notizia ancor più rumorosa.

In ogni caso, al di là dei problemi derivanti da alcuni irriverenti politici locali, alcuni professori hanno saputo ben spiegare le reali potenzialità di una protesta nazionale unica ed unita ma soprattutto dei pericoli derivanti dal ddl Gelmini e dalla nuova manovra finanziaria. Il Dott. Mauro Iacono, “Ricercatore universitario nel settore scientifico disciplinare ING/INF05 presso la Facoltà di Studi Politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea ‘Jean Monnet’ della Seconda Università degli Studi di Napoli”, ha ben espresso i motivi per cui tali manovre sono teoricamente perfette ma praticamente pericolose, per non dire altro. Ha poi ricordato quanto sia importante che la ricerca resti pubblica, anche se non si disdegna ovviamente un impegno da parte dei privati ma ha tenuto a puntualizzare quanto sia difficile vedere un modello americano qui in Italia, data la formazione diversa dei singoli operatori di ogni settore. Insomma sarebbe come far lavorare un impiegato italiano in Cina senza conoscere la lingua.

La manifestazione per il resto è stata d’effetto, tutti applaudivano, ma per coscienza non si può non testimoniare interventi assurdi come quelli di diversi rappresentanti d’ingegneria e di altre facoltà che non sapevano probabilmente neanche di cosa stessero parlando o che hanno concluso il proprio intervento ancor prima d’iniziare. Voci di corridoio parlano di una sorta di resa per quanto riguarda il blocco degli esami per diverse facoltà casertane. Aspettiamo la riunione che si terrà oggi, lunedì 5 luglio 2010 al polo scientifico di Caserta alle 15.30, probabilmente sarà l’ennesimo dibattito ma nessuno può uccidere la speranza di noi studenti, di vedere una decisione seria da parte di docenti e rappresentanti. Gli studenti non se ne fanno nulla di mille dibattiti sempre uguali, non hanno tempo da perdere con mille riunioni dove sentire urlare le solite parole, i soliti slogan da festa “rossa”.  Hanno bisogno di iniziative serie e di vero impatto e non di mero disagio.

Vincenzo Di Costanzo

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