Università, 7000 ricercatori in sciopero da autunno prossimo

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uniTerminata l’estate si prospetta, per l’Università italiana, una stagione difficile. Dall’inizio del prossimo anno accademico, infatti, il 70% dei ricercatori aderirà alla protesta contro la Riforma universitaria disertando le lezioni frontali, che non sono obbligatorie per legge. Una situazione preoccupante per presidi, rettori, facoltà e studenti perché se in autunno le cifre restassero tali migliaia di insegnamenti potrebbero rimanere senza professori e gli stessi corsi non partire.

Dall’indagine di “Rete 29 aprile”, che sta coordinando i dati, emergono le percentuali degli indisponibili alle cattedre: in testa con il 90% Tor Vergata di Roma e l’Università della Tuscia, seguite dall’Università dell’Aquila (89%) e dagli atenei del Sud, Università di Messina (89%), di Reggio Calabria (86%) e del Salento (84%); si attesta tra il 70% e il 60% il numero dei ricercatori che rinunceranno alla cattedra a Padova, Milano, Bologna, Firenze, alla Sapienza e alla Roma Tre della capitale, alla Federico II e alla Seconda Università di Napoli.

Appoggiati da borsisti, assegnisti di ricerca, specializzandi ma anche docenti, rettori, personale tecnico-amministrativo e studenti, 7000 ricercatori si preparano al “grande sciopero” ma la lista delle lamentele, raccolte all’Assemblea Nazionale dei ricercatori di Milano lo scorso aprile, è lunga.

L’Università italiana, da Nord a Sud, alza la voce da questo inverno: manifestazioni in primavera, settimana di mobilitazione nazionale a maggio, lezioni in piazza e sospensione delle tesi a giugno, esami notturni in questi giorni, blocchi della programmazione didattica e minaccia di stop alle immatricolazioni passata l’estate. Mesi di consigli accademici, proteste, agitazione e occupazioni, così i ricercatori italiani sono decisi ad opporsi, a tutti i costi, ai tagli alla ricerca e al ddl Gelmini che vuole introdurre la figura del ricercatore a tempo determinato.

Intanto il Miur proroga il ritardo dell’offerta formativa 2010-2011 e il presidente della Crui (Conferenza dei rettori italiani) Enrico Decleva, dichiara “nel 2011 sarà il disastro”.

Claudia Ruggiero

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to “Università, 7000 ricercatori in sciopero da autunno prossimo”

  1. Giusto porre attenzione su un problema che rischia di ingrandirsi sempre di più. Purtroppo la riforma ha portato dei “tagli” enormi che vanno a danneggiare in primis proprio i ricercatori, i quali sono di importanza fondamentale nel contesto universitario.
    Molti danno per scontato il loro ruolo e questo è già un errore in partenza.
    Se non si troveranno delle soluzioni adeguate non ci sarà da stupirsi se in autunno molte facoltà opteranno per il blocco accademico. Già in questa sessione estiva d’esami ci si è andati molto vicini, perlomeno presso i dipartimenti storico-artistici de “La Sapienza” (faccio questo esempio in quanto diretto interessato).
    Insomma, una situazione che potrebbe esplodere da un momento all’altro, e la cosa che più preoccupa è che molto probabilmente sarà così.

  2. Claudia Ruggiero scrive:

    Concordo nel dire che è un problema che rischia di ingrandirsi sempre di più e le conseguenze saranno estremamente negative per tutti coloro che hanno a che fare con l’Università, ricercatori ma anche studenti, demoralizzati e senza certezze su programmi e piani di studio. I dipartimenti umanistici e linguistici sono i più coinvolti, esatto. Con i tagli ai dipartimenti di Filologia romanza e Linguistica le facoltà di lettere avranno grossissimi problemi.

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