Concorso di bellezza per le nuove frequenze digitali
Era il lontano 2003 quando il magnate mondiale dei mezzi di comunicazione, Rupert Murdoch, fondatore e proprietario della News Corporation, pose gli occhi sull’Italia e acquisì Tele+ e Stream accorpandole in un unico operatore satellitare chiamato Sky. La Commissione Europea approvò questa operazione ponendo però dei paletti, per evitare un monopolio dei media in Italia e permettere una sana concorrenza. Sky si trovò obbligata a consentire ad altri operatori di utilizzare il satellite per trasmettere, a non poter mantenere l’esclusiva sui propri contenuti, per permetterne l’eventuale diffusione su altre piattaforme tecnologiche, e aveva anche il divieto di arrivare sul mercato della televisione in chiaro prima del 2012. Questo ultimo punto, molto caro al duopolio “Raiset” imperante sulla piattaforma digitale, è stato scardinato il 20 Luglio dalla Commissione Europea che ha concesso a Sky, a partire dal dicembre 2011, di poter sbarcare anche sul digitale. La Commissione Europea però, anche in questo caso, ha posto delle condizioni, infatti Sky avrà la possibilità di accaparrarsi solo un singolo pacchetto di canali e avrà l’obbligo di trasmettere in chiaro.
Questa notizia è stata accolta da Mediaset come un attentato a tutti gli effetti. Sentendosi fortemente minacciata ha immediatamente reagito con la promessa di un ricorso da inoltrare alla Corte di Giustizia Europea, ma Bruxelles non ha tardato a rispondere affermando che la riduzione dei tempi per l’approdo di Sky sul digitale è figlia dell’enorme diffusione che ha avuto quest’ultimo in Italia, oltretutto, nonostante lo strapotere che l’emittente di Murdoch conserva sul satellite, si è vista affiancata proprio sul satellite da Rai, Mediaset e La 7.
Per capire le mosse che Mediaset ha approntato, per far fronte a quello che vedono come un vero e proprio imminente tsunami, bisogna capire come il digitale terrestre ha modificato la distribuzione dei canali televisivi in chiaro. Con il passaggio del segnale da analogico a digitale, chiamato switch-over, si è resa possibile la compressione dei dati, di conseguenza è aumentato lo spazio disponibile che è stato occupato da nuovi canali. Sul digitale i canali sono raggruppati in pacchetti da sei chiamati multiplex. Le emittenti che erano già in possesso di alcune frequenze televisive in analogico hanno ottenuto di diritto i multiplex sulla piattaforma digitale. Sono rimasti liberi cinque multiplex, per un totale di trenta canali e, prima del dicembre 2011, deve essere indetta una gara per assegnare questi pacchetti, una gara alla quale parteciperà anche il famigerato Sky.
Molti paesi come la Germania, gli Stati Uniti e l’India nel passaggio da analogico a digitale, si sono trovati davanti alla necessità di assegnare nuovi canali e hanno avuto un’idea brillante, sapendo che lo spettro delle frequenze è un bene pubblico, e quindi i ricavi di una loro cessione andrebbero allo Stato, hanno messo all’asta i multiplex. Gli Stati Uniti, al termine dell’asta, si sono ritrovati nelle casse 19,6 miliardi di dollari, mentre la Germania 4,38 miliardi di euro. Secondo uno studio pubblicato su lavoce.info l’Italia, dopo un’asta, potrebbe guadagnare circa 12 miliardi di euro.
In un periodo in cui c’è la crisi economica e il debito pubblico del nostro paese ha superato quota 1800 miliardi di euro, credo che buttarne 12 sia una follia per chiunque. E invece, a quanto pare, il nostro governo pensa che 12 miliardi di euro non siano poi così importanti davanti alla possibilità di lasciare intatto il duopolio Raiset sul digitale. E quindi, per assegnare i canali mancanti, niente asta, si farà un Beauty contest, un vero e proprio concorso di “bellezza” delle emittenti televisive al quale potranno partecipare anche Rai e Mediaset che non vogliono perdere l’occasione di accaparrarsi altri canali. La giuria sarà presieduta, in modo assolutamente imparziale, dal Ministero per lo Sviluppo Economico, guidato ad interim da un soggetto perfetto per questo compito. Sto parlando di colui il quale pensa di essere un esperto di bellezza, colui il quale possiede Mediaset e influenza prepotentemente la Rai, colui il quale ha la carica di Capo del Governo Italiano.
Andrea Ciccolini
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