Nichi Vendola, l’Eyjafjallajökull della politica italiana
Eyjafjallajökull non è solo il vulcano islandese che la scorsa primavera ha funestato il traffico aereo di mezza Europa, ma ce n’è un secondo tipo che sta scuotendo la politica italiana, soprattutto la parte che gli è più vicina. Stiamo parlando di Nichi Vendola, da anni in piena ascesa di consensi e popolarità, che sta infatti creando imbarazzi e crepe anche all’interno della nomenclatura di quella parte politica di cui lui, almeno sulla carta e per natura, fa parte: la sinistra italiana.
Non a caso, “le fabbriche di Nichi”, movimenti nati come fucina di idee vicini al leader di “Sinistra, Ecologia e Libertà” e che si stanno espandendo in tutta Italia, ma anche all’estero, hanno organizzato dal 16 al 18 luglio a Bari, una tre giorni intitolata proprio “Eyjafjallajökull – Eruzioni di buona politica”, per discutere di varie tematiche relative alla politica e all’attualità. In particolare, si è discusso di cambiamenti climatici, economia, occupazione, Mezzogiorno, istituzioni e ovviamente politica, con interventi di, oltre che ovviamente lo stesso Vendola, ingegneri, ricercatori, docenti, scrittori, magistrati, economisti, giornalisti (ecco il programma nel dettaglio: http://fabbrica.nichivendola.it/eyjafjallajokull/il-programma/)
In questi anni Vendola ha dimostrato di essere, oltre che un incantevole oratore che si sta sforzando di ammodernare il vocabolario della sinistra italiana ancora ancorato a termini ottocenteschi buoni fino alla prima metà anni ’70 del ‘900, anche un politico “dei fatti”, guidando discretamente dal 2005 l’amministrazione regionale in Puglia, tra vari problemi, oltre che chiaramente economici, anche politici, provenienti pure dai suoi stessi alleati. Non a caso, il Presidente della Regione Puglia ha dichiarato che prima di sconfiggere la destra egli ha dovuto sconfiggere il centro-sinistra; del resto, “la volpe del tavoliere” Massimo D’Alema, gli piazzò contro un candidato del Pd, Boccia, per le primarie di coalizione in occasione delle elezioni regionali svoltesi lo scorso marzo. Il tutto per accattivarsi l’appoggio dell’Udc, che avrebbe portato ugualmente alla vittoria del centro-sinistra, ma al contempo uno snaturamento dello stesso, che avrebbe avuto un asse spostato decisamente al centro, con poca, molta poca, sinistra.
Prima parlavamo proprio di un vulcano che sta sconvolgendo la stessa sinistra. Vendola, infatti, oltre all’aver battuto per ben due volte il centro-destra in una Regione come la Puglia, storicamente di destra e, ammettiamolo, ancora legata a certi pregiudizi omofobici e maschilisti (come del resto tutto il Sud Italia), sta scuotendo la sua stessa parte politica, che di fatto sta già mugugnando su una sua possibile candidatura a Premier per il centro-sinistra in occasione delle prossime politiche del 2013. Previe, chiaramente, primarie di coalizione (o forse, si vocifera, interne allo stesso Partito democratico).
Pare infatti che, oltre ai consueti tentennamenti del Partito Democratico, che vorrebbe (in fondo giustamente essendo il primo partito di coalizione) imporre un proprio uomo quale candidato Premier (presumibilmente Pierluigi Bersani, attuale Segretario), ci sono anche i veti dell’Italia dei Valori con il leader Di Pietro che ha detto testualmente “pensi a governare la Puglia”, forse intimorito e ingelosito per un eventuale scavalcamento ai propri danni ai vertici della classifica dei politici più popolari e simpatici (l’ex Pm da 4 anni è tra i primi posti, anche tra le preferenze del popolo della rete). Anche in ciò si consumerebbe un nuovo netto distinguo con l’altro popolare ex Pm Luigi De Magistris, che invece con Vendola ha intensificato negli ultimi tempi i rapporti di collaborazione.
Veti sono arrivati anche da quei partiti il cui consenso ad oggi, se gli va bene, si aggira rispettivamente intorno al 2-3%, ossia i Verdi, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani. Tutti partiti già bocciati dagli elettori italiani nelle elezioni degli ultimi due anni, e di conseguenza estromessi sia dal Parlamento italiano che europeo. Evidentemente la lezione non gli è servita e vogliono proseguire con la strategia del “un piede dentro e uno fuori”, ossia, faccio parte del Governo ma al contempo, continuo a manifestargli contro. Gli italiani si sono già espressi severamente nei loro confronti.
Insomma, il centro-sinistra prosegue con le sue divisioni interne, quelle che hanno stancato gli italiani e che l’hanno portato a continue sconfitte elettorali. E’ dalla morte di Berlinguer, ovvero quasi trent’anni, che la sinistra è alla ricerca di un leader che susciti entusiasmo, speranze, voglia di mettersi in gioco. E forse Vendola sembra proprio essere l’uomo giusto. O almeno, è la gente, attraverso crescenti attestati di stima, che giorno per giorno pare dimostrare ciò.
Luca Scialò
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