Marinai perduti di Jean Claude Izzo

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“Sto navigando, sto navigando di nuovo a casa attraverso il mare, sto navigando acque burrascose, per essere vicino a te, per essere libero” cantava Rod Stewart , ed è la stessa libertà che inseguono i personaggi di “Marinai perduti” di Jean Claude Izzo, giornalista e scrittore marsigliese.

Edito da E/o ( quinta ristampa 2010), il libro racconta la storia di un gruppo di marinai, costretti a terra da un inconveniente: la loro nave, l’Aldebaran, è attraccata a Marsiglia a causa di un procedimento giudiziario, che impedisce agli uomini di riprendere il largo. Ognuno dei componenti dell’equipaggio possiede una storia, che si intreccia inevitabilmente con le strade di Marsiglia e con il Mediterraneo: amori perduti o ritrovati, piccole grandi tragedie personali, e soprattutto il mare. Mare immenso, ladro ed avido. Mare che divora la vita privata come un’amante di cui non si può fare più a meno.

I protagonisti hanno scelto di navigare, sacrificando la stabilità familiare all’avventura e alla sete di conoscenza. Il Mediterraneo è un’oasi sconfinata, lungo i cui lidi, i marinai hanno attraversato la vita e conosciuto l’amore. Il tempo è una dimensione personale, in bilico tra presente e passato. Man mano che si procede nella lettura, emergono le paure, le insicurezze degli uomini che il lettore impara a conoscere,nonché la certezza che ci sarà sempre il mare a spazzare via le contraddizioni e i fardelli della vita quotidiana. Continui flash back ci guidano alla scoperta di vite lontane, eppure comuni a tutti noi, nascoste nelle segrete del cuore.

Sullo sfondo Marsiglia, con i suoi borghi, i suoi vicoli, i suoi anfratti, i suoi profumi. Le voci narranti si elevano dal ventre della città francese e risuonano come un’eco. Il desiderio di perdersi tra le onde del mare è in antitesi con l’immobilità forzata dell’equipaggio, e genera una grande insofferenza. Essa sarà causa di gesti affrettati, terribili, ma anche il pretesto per riflettere con “lo sguardo teso verso l’orizzonte, dove muoiono i sogni e nascono le lacrime”.

Marina Bisogno

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