Claudia Cucchiarato racconta l’indignazione di Barcellona

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Claudia Cucchiarato, classe 1979, è una giornalista italiana che vive e lavora a Barcellona.

Da sempre in prima fila per narrare il precariato, i giovani e la società in senso lato, ha pubblicato nel 2010 per Bruno Mondadori “Vivo altrove“. Il libro ha riscosso un notevole successo, ed è tornato alla ribalta ad Aprile, quando Claudia ha sottoscritto il manifesto de “Il nostro tempo è adesso”.  Il libro è la summa di esperienze, di storie, che hanno come protagonisti giovani italiani, i quali, per lavoro o semplicemente per la voglia di testare se stessi, mollano tutto e vanno a vivere all’estero.

E a sentire l’autrice ci sarebbe più di una ragione per partire. Oggi Claudia collabora con “La Vanguardia” e fino a Gennaio di quest’anno ha aggiornato un blog su “L’Unità” dove si è divertita a raccontare ai lettori la quotidianità dalla metropoli catalana.

Un occhio vigile e una penna mordace, che ci hanno spinto a contattarla per capire come procedono le proteste degli Indignados.

 Claudia che sta succedendo in queste ore a Barcellona e più in generale in Spagna? Che cosa ha spinto tanti ragazzi a compattarsi e a manifestare?
 
Quello che sta succedendo è una manifestazione pacifica di indignazione cittadina. Molti giovani ma anche persone adulte, bambini, gente di tutte le età si ritrovano nelle principali piazze spagnole per discutere e manifestare la propria presa di distanza dal modo in cui la politica e il mondo dell’economia ha gestito la crisi economica nella quale si trova immerso il paese.
 
Tu sei una giornalista e di certo avrai avuto modo di sondare le tensioni, i faccia a faccia tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Pare ci siano stati dei tentativi violenti di repressione. Confermi?

Sì, confermo, la settimana scorsa a Barcellona c’è stato un violento tentativo di far sgomberare i manifestanti che da più di due settimane accampano in Plaça Catalunya. La scusa era il timore di incidenti durante i festeggiamenti per la vittoria del Barça in Champions League sabato scorso, ma era solo una scusa… all’inizio la polizia si è presentata tranquillamente per accompagnare i servizi di pulizia della piazza e delle strade, ma dopo qualche minuto hanno iniziato a colpire violentemente persone che tranquillamente stavano sedute in piazza con le mani alzate. È stato molto brutto e grave, ora ci sono varie denuncie nei confronti del Ministro degli Interni della regione catalana: i video che sono circolati in rete e le foto hanno messo tutta la popolazione davanti all’evidenza delle cose.
 
Come credi si muoveranno le autorità? Mi spiego meglio: le precise istanze di tutele lavorative e sociali saranno accolte e in che termini?

Non so come si muoveranno le autorità perché ancora non è stata presentata nessuna istanza né proposta ufficiale, quello che si sta facendo in piazza e nei quartieri è un lavoro di sensibilizzazione sui temi sociali economici e politici più stringenti, ma non c’è la volontà di interfacciarsi direttamente con il Congresso. Io credo che questo movimento servirà soprattutto a far capire alle autorità che il popolo è stufo di sentirsi fare solo promesse e che il grado di partecipazione dei cittadini e la loro volontà di influire direttamente nelle decisioni pubbliche sono aumentati., anche grazie alla rete, come è successo nel nordafrica.
 
Se dovessi provare a fermare con le parole questi giorni concitati da dove inizieresti?

Dai colori e dalle espressioni delle persone presenti: di tutti i tipi, di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali, non è una manifestazione solo di giovani, come si è detto spesso, c’è veramente di tutto e un grande entusiasmo, generosità e passione.
 
Qui in Italia molti si chiedono quanto dovranno aspettare ancora prima di promuovere azioni di ribellione pacifica ma pur sempre dirompente. Pensi che prima o poi anche il Bel Paese esploderà?
 
Credo che sia già esplosa, nel voto delle ultime settimane, nelle elezioni amministrative, e anche l’autunno scorso con la protesta degli studenti, questa primavera, con la protesta delle donne e dei precari. C’è già un fermento e una voglia di alzare la voce, bisognerebbe solo catalizzare e riunire tutte queste voci che per ora si muovono indipendentemente in un’unica forza, come sta succedendo in Spagna, perché è vero che i problemi spesso e volentieri sono comuni.

 

Marina Bisogno

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