Dente, il principe del pop

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Chi segue con costanza la rubrica musicale di Caffè News sa bene quanto grande sia la stima nei confronti di Dente, al secolo Giuseppe Peveri, uno dei migliori artisti italiani attualmente in circolazione. Con il suo stile elegante e un po’ stravagante egli è riuscito, senza non poche difficoltà, ad imporsi come un punto fermo dell’indie nostrano. C’è voluto comunque del tempo perché riuscisse a trovare quella sorta di equilibrio artistico che gli avrebbe poi consentito di iniziare ad elaborare canzoni più morbide rispetto agli esperimenti compositivi del mai edito Goodnightclub, risalente al 2000, e di Anice In Bocca. E’ proprio a suon di canzoni – e di concerti – che, in una manciata d’anni, il cantautore è stato capace di guadagnarsi la piena fiducia da parte di pubblico e critica. Forse la svolta è arrivata con L’Amore Non E’ Bello, il terzo LP ufficiale della sua carriera dato alle stampe nel febbraio del 2009. Con quell’album, apprezzabile per gli arrangiamenti impeccabili e per la presenza considerevole di brani che sono subito diventati i suoi nuovi cavalli da battaglia, il nome di Dente ha iniziato a circolare più velocemente. Alla fine del 2010 il numero delle esibizioni sparse per lo Stivale superava abbondantemente il centinaio e questo la dice lunga. Entusiasmo alle stelle ed elogi a non finire. Troppi? Assolutamente no, anzi, più che meritati. A quel punto chi non avrebbero pensato di defilarsi per un po’ e di prendersi una bella pausa? Forse la stragrande maggioranza dei suoi colleghi se lo sarebbe permesso. Ma lui no. Giusto qualche mese per staccare la spina e poi di nuovo al lavoro. Bastano dieci giorni d’isolamento artistico in una casa nei pressi di Portoferraio e il musicista classe ’76, tra fogli sparsi, vecchi appunti e nuove idee, butta giù una ventina di pezzi come se niente fosse. Tornato a Milano con i provini delle canzoni Dente (con l’ausilio della sua band) inizia ad incidere dodici di quei venti brani sotto la supervisione di Tommaso Colliva che, oltre ad occuparsi delle registrazioni e dei missaggi, decide anche di produrre interamente il nuovo progetto discografico. In studio ci sono anche Enrico Gabrielli e Massimo Martellotta pronti a scrivere le partiture dei fiati e degli archi. Così, nei mesi di giugno e luglio, Io Tra Di Noi viene ultimato ed annunciato. Anticipato dal singolo Saldati, romantico brano caratterizzato da un delizioso crescendo sonoro che sovrasta un timido inizio, il disco è acquistabile dallo scorso 11 ottobre.

Io Tra Di Noi, pubblicato dalla Ghost Records con distribuzione Venus, presenta un Dente ancora più maturo nell’approccio e nell’esecuzione canora, nonché musicale, di queste nuove composizioni. Per quanto breve nella sua durata, e pop nel suo stile, non ci si trova di fronte ad un disco così immediato. Non poteva accadere con le produzioni del passato, ma neanche in questo caso. Anche gli aficionados avranno impiegato almeno tre, quattro ascolti accurati prima di cominciare ad assimilarlo. Ci sono probabilmente degli episodi più orecchiabili degli altri – su tutte Giudizio universatile – ma, nella sua globalità, Io Tra Di Noi conserva tutti quegli elementi alternativi, e per certi versi spigolosi, che hanno fatto la fortuna del giovane cantautore emiliano. C’è anche qui un perfetto dosaggio degli strumenti a seconda delle canzoni. Alcune di esse vengono addirittura ridotte all’osso al punto tale che, a tratti, sembra quasi di scorgere nuovamente le atmosfere ruvide di Anice In Bocca. Questo accade in tre occasioni: nel brano d’apertura Due volte niente, nell’ermetica Cuore di pietra e in Puntino sulla i, breve canzone dotata di un testo tutto giocato sulla nomenclatura dei tempi verbali e su quella dei simboli grafici convenzionali usati nella forma scritta. In questi casi la voce è sorretta esclusivamente da pennate ed arpeggi di chitarra acustica. Il resto è contraddistinto da un ottimo mix di melodie efficaci e sonorità raffinate. C’è un’istintività di base in queste nuove canzoni che è sicuramente voluta e cercata. Si denota sempre un’apparente leggerezza dei versi che in realtà, se analizzati a fondo, mostrano degli espedienti che sono ben lontani dalla semplicità. Lo dimostra la capacità di condensare dei ritornelli incalzanti in un solo rigo puntando quindi sulla sua ripetizione a volte ossessiva. Anche quando le liriche si dimostrano prevedibili, come si avverte nella conclusiva Rette parallele, giunge puntualmente la variazione che fa riprendere quota al pezzo. Tutto ruota intorno all’amore e ai rapporti di coppia descritti in maniera sempre originale, scongiurando qualsiasi rischio di ripetitività. Si tracciano immagini inusuali, si fotografano momenti d’intimità ricordati con malinconia (e questo accade soprattutto in Casa tua, Da Varese a quel paese e Pensiero associativo) oppure viene dato libero sfogo all’impulsività quando le cose non finiscono nel modo migliore. Piccolo destino ridicolo sintetizza perfettamente questo genere di situazioni. Io Tra Di Noi non sarà di certo il capolavoro di Dente ma, in ogni caso, è qualcosa di veramente prezioso per la musica italiana di oggi.

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