Gianmaria Testa, fabbricante di capolavori

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Come molti sanno, per fare dei grandi dischi ci vogliono tempo e pazienza. Lo sapeva Fabrizio De Andrè che a partire dal 1984 – anno della pubblicazione di Creuza De Mä – cominciò a far passare circa sei anni di distanza tra un lavoro e l’altro. Attese infinite, certo, ma ripagate nel migliore dei modi con produzioni a dir poco formidabili. Della stessa idea è sicuramente un altro grande artista, forse uno dei principali punti di riferimento per la canzone d’autore odierna. Gianmaria Testa è in effetti uno di quei musicisti che, per fortuna, ignorano totalmente le asfissianti logiche discografiche. Preferisce fare le cose per bene, rifinire le sue canzoni con calma e dedizione piuttosto che sfornare dischi solo per appagare le tristi volontà manageriali. Però, alla fine, ogni qualvolta che si ripresenta sulle scene lo fa con grande stile ed eleganza. Il fatto che siano passati più di cinque anni dal precedente LP la dice lunga. Il 17 ottobre scorso è finalmente arrivata nei negozi la sua nuova creatura intitolata Vitamia. Composto da undici nuove composizioni, Vitamia rappresenta il seguito ideale dell’ambizioso Da Questa Parte Del Mare, concept che nell’autunno del 2007 gli valse la Targa Tenco. Un album scritto con cura e dedizione, tra un’esibizione e l’altra di un’infinita tournèe europea (nonché nazionale), ma registrato in tempi record. Al cantautore e alla sua band sono infatti bastati quattro giorni in studio per incidere le nuove canzoni. Il tutto è stato effettuato in presa diretta e con un’amplificazione valvolare vintage collegata a delle casse d’epoca di manifattura inglese. Un impianto artigianale di questo tipo ha contribuito non poco ad accentuare il calore e l’intimità delle canzoni. Ascoltando con attenzione Vitamia si respira, soprattutto nelle ballads, un’affascinante atmosfera di quiete e di distensione generale. Particolari non da poco, soprattutto per chi non si accontenta facilmente restando ancora legato al vero e proprio concetto di album.

A proposito di calore, Vitamia non poteva non aprirsi con la dolcezza avvolgente di Nuovo, piccolo gioiello dedicato al suo terzogenito Nicola e scelto, tra l’altro, come singolo apripista. Al delicato arpeggio acustico di Nuovo segue quello più elettrico di Lasciami andare. Si tratta di un brano molto incisivo, legato all’età e alle riflessioni che lo scorrere del tempo comporta. Lele, la traccia successiva, è probabilmente il pezzo più toccante della raccolta. Sostenuta principalmente dall’accompagnamento del pianoforte, la profonda voce del cantautore piemontese racconta in pochi versi il suicidio inevitabile di una donna frustrata dalla crudeltà della vita senza dimenticarne il grande coraggio. L’amore e la passione tornano a padroneggiare invece in Dimestichezze d’amor, splendida canzone ricca di sensualità non solo nelle liriche, ma anche nel sound. Alla sensualità di questo brano segue poi Cordiali saluti. E’ un episodio molto ruvido, una sorta di lettera pubblica di licenziamento scritta da un ex lavoratore congedato dal suo datore dopo molti anni di fedele servizio. Accentuato da un arrangiamento chitarristico accattivante, Cordiali saluti è, insieme a Sottosopra e 20 mila Leghe (In fondo al mare), una delle canzoni più impegnate del disco. Segno che lo sguardo di Gianmaria Testa verso le problematiche che attanagliano quotidianamente il nostro Paese sia sempre vigile e lucido. Dopo la delicatezza e l’intensità che pervadono 18 mila giorni e Di niente, metà – senza dimenticare nemmeno il curioso esperimento sonoro di Aquadub – l’album si conclude con La giostra, breve filastrocca spensierata caratterizzata da un festoso crescendo strumentale pronto a farsi largo sul finale. Vitamia, che verrà presentato al pubblico italiano con un tour in partenza da Barletta il prossimo 9 novembre, si candida ad essere uno dei migliori album del 2011 per quanto concerne il genere cantautorale. Insieme alle ultime prove in studio di Marco Parente, Cesare Basile e Vinicio Capossela, questo lavoro testimonia come, senza essere ripetitivi e scontati, sia ancora possibile scrivere delle grandi canzoni capaci di emozionare e di scaldare il cuore di chi le ascolta. Vitamia è un disco che fa bene alla musica italiana, questo è certo. Da avere.

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