Bobo Rondelli, il fuoriclasse

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Quando nel febbraio scorso Bobo Rondelli annunciò di essere entrato in studio con l’intento d’incidere nuove canzoni, lo stupore che colse gli addetti ai lavori e i suoi fan non fu da poco. Neanche i più ottimisti si sarebbero aspettati che Per L’Amor Del Cielo, il suo terzo album solista, avesse avuto un seguito ideale così immediato. Sette anni c’erano infatti voluti per sfornare un disco all’altezza di quel Disperati, Intellettuali, Ubriaconi, prodotto e arrangiato da Stefano Bollani, che tanti elogi ottenne per via di una miscela musicale a dir poco pazzesca. Proprio per questo in molti si erano già rassegnati ad un’altra lunga, estenuante attesa prima di poter ascoltare del nuovo materiale. Invece il cantautore livornese, forte del grande successo riscosso con l’LP del 2009, ha piacevolmente sorpreso l’opinione comune. A quel punto le aspettative intorno al nuovo disco sono aumentate a dismisura. Dopo due capolavori del genere non era così semplice ripetersi. Eppure, per l’ennesima volta, Bobo Rondelli ha confezionato un altro lavoro incredibile. L’Ora Dell’Ormai, nei negozi dallo scorso 25 ottobre, conferma nuovamente il suo talento invidiabile sia come paroliere che come musicista. Il sound di questo nuovo lavoro si ricollega vagamente a quello del precedente. Ma solo in parte. L’Ora Dell’Ormai mantiene in effetti una connotazione prevalentemente acustica o, se vogliamo, priva delle distorsioni elettriche imprescindibili nella prima fase della sua carriera. Questa è però l’unica peculiarità che può accumunarlo con il suo predecessore. Per il resto c’è una grande varietà musicale che strizza l’occhio ad un folk di matrice tanto nostrana quanto statunitense e, di conseguenza, alle sue innumerevoli sfaccettature. Un’esplorazione considerevole di stili e l’utilizzo di diversi strumenti inusuali nel nostro Paese – come il quatro, l’ukulele, il dobro e il cajon – rendono ancor più vellutate le atmosfere. Anche questa volta, come in passato, sono gli arrangiamenti sublimi a valorizzare al massimo i tredici brani contenuti nel cd. Lodevole, ad esempio, la scelta d’impiegare uniformemente i fiati. Complimenti dunque all’autore e ai talentuosi musicisti che lo hanno affiancato durante le registrazioni effettuate da Antonio Castiello presso lo studio Spaziozero di Livorno. Numerosi gli ospiti e le collaborazioni a partire dal chitarrista Roberto Luti, presente con la sua slide guitar nel country sfizioso de L’albero e di Blu. Immancabile poi la fedele band del cantautore toscano e con essa l’Orchestrina che, di questo disco, ha anche curato parte della produzione artistica.

Un album pregevole, capace d’incantare al primo colpo. Molto corto nella durata complessiva, ricco di ottimi spunti e di intuizioni geniali, L’Ora Dell’Ormai è la fotografia di un artista in grande spolvero, ispiratissimo anche nelle liriche. Poetico, malinconico, innamorato, stravagante, l’artista classe ’63 si disimpegna alla grande in ogni episodio grazie alla sua indole sensibile e romantica. Questo perché L’Ora Dell’Ormai trasuda d’amore, in tutti i sensi. E’ un disco che gli somiglia molto, come del resto tutti gli altri che ha realizzato finora. Al suo interno trovano posto anche i pensieri, le emozioni, i dubbi e le incertezze di un genitore fiero ed apprensivo come lui. Sensazioni palesate chiaramente in due brani in particolare: Canto di un padre e Bambina mia. Bobo Rondelli si racconta e, al tempo stesso, esprime tutto ciò che lo attraversa. Lo fa in vari modi: senza freni ed inibizioni, come avviene in Sporco Denaro, soprattutto quando c’è d’alzare il tono; oppure con più discrezione ed intensità, come capita nei pezzi più toccanti dell’intera raccolta. A tal proposito, come non citare la splendida Livorno nocturne, sensuale e nostalgica da far commuovere anche chi i vicoli di quella città non li ha mai percorsi. Nel disco ci sono canzoni che rapiscono al primo ascolto (su tutte Per amarti, Si a me delle donne e Tu mi fai cantare), ed altre – come Angelo azzurro – che necessitano di maggior attenzione. Di sicuro non ci sono alti e bassi perché tutto l’LP, oltre che da una serenità percepibile, è caratterizzato da un grande equilibrio. Nel contemplarlo si percepisce il livello di maturazione indiscutibile raggiunto dall’artista. E’ come se Rondelli avesse trovato una sua dimensione musicale ideale tale da permettergli di scrivere e di sperimentare senza perdere un colpo. Un ritorno importante per la canzone d’autore italiana, autentica protagonista in questo “caldo” autunno così difficile ed enigmatico per l’intera industria musicale. Guai a lasciarselo scappare.

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