Lu campo di girasoli, le voci del Sud

Tostato da

Qualche giorno fa, inaspettatamente, mi è arrivato tra le mani  un libro giallo. Si trattava del romanzo di Andrej Longo, “Lu campo di girasoli”. La mia coinquilina mi ha detto di leggerlo, segnare il mio indirizzo e-mail sulla prima pagina e consegnarlo ad un amico, chiedendogli di fare lo stesso. “Un modo originale per far circolare la cultura”, ho pensato… poi ho iniziato a leggerlo e ho alzato gli occhi quando sono arrivata all’ultima pagina. Il libro narra l’amore di due adolescenti, nato dal suono della tammorra, ma messo subito alla prova dalla violenza di un trio di bulli. Questa storia si intreccia poi con quella di due operai disoccupati, che provano a dare una svolta significativa e radicale alle loro vite. Tutto si svolge il giorno della festa di Santu Vito Liberatore, in un campo di girasoli, sulle note della pizzica, in un posto che non c’è e in un tempo passato, o che non è ancora arrivato.

Questo romanzo racconta il Sud, le sue storie, i suoi paesaggi, i suoni, i colori. Parla dell’amore, quello giovane, puro, innocente. Della violenza, che si insinua in maniera subdola per rovinare ed intaccare le relazioni personali e sociali. Del senso di rivalsa, di ribellione alla vita che prende una piega inaspettata, ingiusta. Parla della musica, quella che ha radici antichissime, quella che salva. Il suono della tammorra riecheggia nelle pagine e sembra quasi di sentirlo, come se fosse la terra a produrlo, per gridare il dolore che è costretta inerme a vedere. Infatti la natura è quasi umanizzata, è testimone di quello che accade, i girasoli hanno gli occhi, scrutano quello che avviene intorno e si voltano quando la realtà è troppo dura da sopportare, anche per un fiore.

C’è tutto il Sud in questo romanzo. C’è il Mediterraneo. Il rumore del mare, il suono delle cicale, il rosso del vino, la piazza in festa che balla la pizzica, il richiamo ossessivo della tammorra.  E’ il trionfo del giallo, il colore dei girasoli, del sole, dell’arsura delle prime ore pomeridiane d’estate. Il giallo del Sud. Poi ci sono i dialetti del Sud. Sì, perché l’originalità e la rivoluzione di questo libro sta proprio nella lingua in cui è scritto: si tratta di una commistione di idiomi del Sud, una lingua che nella realtà non esiste, eppure a leggerla sembra così naturale. E’ stata concepita dall’autore, che dice di averla sognata.

Al fine di comprendere di più la sua opera, ho chiesto ad Andrej Longo di rispondere ad una serie di domande, che vi riporto di seguito:

- “Innanzitutto volevo chiederti della lingua che hai usato nel romanzo. Come ti è venuta l’idea di far parlare ai personaggi un dialetto che non esiste nella realtà?”

“Volevo una lingua che non fosse specifica di una regione. Una lingua che abbracciasse il Sud. E anche una lingua che avesse al suo interno un ritmo antico di ballata. Tanto che a volte più di una lingua mi  sembra una musica. Comunque volevo provare ad utilizzare qualcosa che non esisteva per parlare invece di qualcosa che esiste.”

- “Leggendo, ho avuto la sensazione che l’intreccio di storie si svolgesse in un tempo che non c’è, sospeso tra passato e presente e in un luogo non precisamente determinato. C’è un motivo particolare?”

“E’ un po’ come per l’uso della lingua. Un luogo indefinito che rappresentasse tutti i sud possibili. E un tempo, come dici tu, indefinito, che continua a spostarsi tra ieri e oggi e domani. E’ coerente quindi con l’uso della lingua: creare un mondo immaginario per parlare del reale.

- “Come mai hai deciso di diffondere il tuo romanzo attraverso il “passalibro”?”

“Le forme di comunicazione che si occupano di libri oggi sono in gran parte legate ai mezzi di comunicazione quali i quotidiani e la televisione, o il blog. Volevo sperimentare qualcosa di diverso, che permettesse ai lettori di essere oltre che fruitori di un libro, anche soggetti eventualmente attivi. E mi piaceva, a differenza di internet o della tv, la lentezza con la quale viaggia questo tipo di comunicazione. Inoltre mi piacerebbe creare in futuro delle micro comunità attraverso i libri, persone che in un futuro diventino non solo possibili lettori, ma soprattutto persone con cui scambiare altri eventuali valori, idee, pensieri.”

- “Nella storia si intrecciano molti dei simboli e delle ricchezze del Sud, prima fra tutte la musica. Che valenza e che importanza ha oggi quell’immenso bagaglio di suoni, saperi, sapori e colori?”

“Quando si crea qualcosa di nuovo (nell’arte, nella politica, nella filosofia, nell’economia, nella scienza, eccetera) c’è sempre qualcosa da cui si parte. Perfino le rivoluzioni partono da qualcosa che già esiste, che magari si vuole cambiare o distruggere. Perciò c’è sempre un riferimento al passato, come fulcro dal quale partiamo. Per andare dove, questo è tutto da scoprire… per fortuna.”

Nel suo vagare libero (è proprio questo il bello della cultura!) spero davvero che questo libro giallo approdi sicuro nelle vostre mani!

Maria Mercone

 

 

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!