Antonin Artaud: variazioni italiane
Tostato da Leyla Khalil
“Antonin Artaud:variazioni italiane”
E’ questo il nome scelto per la rassegna su Artaud che sta avendo luogo in questi giorni a Roma:essa infatti si focalizza soprattutto sulla ricezione e sulla percezione che l’Italia, sempre molto attenta a questo personaggio, ha della sua opera.
“Artaud:variazioni italiane” comprende giornate di studio, laboratori dedicati agli studenti di Mediazione Linguistica e di Arti e Scienze dello Spettacolo, una vasta retrospettiva cinematografica, performances artistiche, serate teatrali e radiofoniche.
Una full immersion, insomma, che dal 22 novembre sta coinvolgendo la Capitale in varie iniziative volte a commemorare Antonin Artaud (1896-1948), attore, poeta, autore, teorico del teatro e molto altro.
Il programma si è aperto con due laboratori sulla vocalità – con Roberto Latini, Sandro Lombardi, Gianluca Misiti – e sulla complessità della traduzione dei testi di Artaud – curato da Lorraine Dumenil Lucia Amara -. I testi artaudiani, infatti, sono carichi di glossolalie, giochi di parole, significanti apparentemente sciolti da significato ma in realtà densi di assonanze alle orecchie di un francofono, e pongono continuamente il traduttore di fronte ad un bivio:tradurre le sequenze cercando di rendere in un’altra lingua gli accostamenti semantici, o lasciarle intatte? Di questo si è parlato nel corso del secondo laboratorio, ma anche delle traduzioni che un’analista propose al poeta, lasciandolo addentrarsi in una traduzione che poi si fece vera e propria riscrittura e riappropriazione delle opere, fino a disconoscerne l’autore originario. Perchè l’io di Artaud è sempre in movimento, è accettazione e negazione, eternamente in fieri.
In seguito ai laboratori hanno avuto luogo le giornate di studio, che, grazie alla partecipazione e all’intervento di numerosi studiosi, hanno dato la possibilità di approfondire il lato teatrale, poetico e strettamente linguistico dell’opera artaudiana ed il suo impatto nella realtà culturale e soprattutto teatrale italiana. In quest’occasione, Èvelyne Grossman ha avuto modo di presentare , l’edizione completa delle Oeuvres di Antonin Artaud, portata a termine dopo la pubblicazione, lo scorso 20 ottobre, dei Cahiers d’Ivry (Gallimard). Le giornate di studio si sono concluse ieri con la performance di Michel Giroud, artista eclettico che, armato di martello ed incudine, si è abbandonato ad una performance dal forte impatto scenico.
La sera del mercoledì 23, la rassegna si è trasferita alla sede di Radio Tre, dove è stata proposta una lettura di brani tratti dagli ultimi scritti dell’autore, una volta trasferito dalla clinica di Rodez ad Ivry, e durante la quale si è mandato in onda il brano “Pour en finir avec le jugement de Dieu” – la cui messa in onda fu al tempo vietata – in cui si può ascoltare la voce acida e graffiante di Artaud, che rimane invece ignota nei film muti. Film che saranno al centro della rassegna cinematografica che avrà luogo da oggi 22 novembre fino a domenica, presso il centro di cultura francese a Villa Medici, durante la quale sarà proiettata, fra le tante, la nota pellicola di Carl Theodor Dreyer, “La passione di Giovanna d’Arco”.
Ma non finisce qui, perchè, per concludere la rassegna, il 4 dicembre Carole Bouquet presenterà il suo spettacolo «Folies d’ amour – Lettere a Génica» al teatro Argentina, per una data unica in Italia. Durante lo spettacolo, in francese con sottotitoli in italiano, l’attrice francese leggerà alcuni frammenti della corrispondenza amorosa tra il poeta e Génica Athanasiou.
Il metodo scelto dalla curatrice Lorraine Dumenil della rassegna per rappresentare la figura di Artaud è forse la più fedele al suo stesso carisma, poiché soltanto l’unione di teatro, lettura, performances, cinema, sessioni di studio e serate radiofoniche avrebbe potuto rendere la totalità di ciò che Artaud ha lasciato in eredità alla cultura francese e mondiale. Il corpo e la fisicità che si fanno misura di tutto, l’isteria che sfocia in creazioni surreali, nevrotiche, in atti vitali di forza prorompente, in immagini e parole oscene, blasfeme, ruvide, erotizzate, accatastate in quaderni minuscoli che traboccano di evocazioni allucinate; la voce grottesca e aspra di quel suicidato della società che a sua volta si affannò di narrare le storie di altri – nella fattispecie Van Gogh – che ebbero il suo stesso destino di emarginato, relegato ai margini della società, ridotto alla fame e alle torture dell’elettroshock. La stessa tortura che molti altri intellettuali furono costretti a subire, Sylvia Plath fra gli altri.
La rassegna, di alto livello scientifico, non rimane tuttavia lontana da uno spettatore che non sia “addetto ai lavori”:offre l’occasione a chi non conosce l’autore di fare un primo approccio ad uno dei più importanti (anti)intellettuali del ventesimo secolo, e dà la possibilità a chi già ha avuto modo di conoscerlo di approfondire le proprie conoscenze.
Il programma completo è disponibile sul sito:
http://www.france-italia.it/HOME/index.php?menu=12&cont=9798&lingua=it
Leyla Khalil













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