Delsaceleste e La Fabbrica Dei Ricordi

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S’intitola La Fabbrica Dei Ricordi il nuovo album di Marco Del Santo, valido songwriter milanese, meglio conosciuto come Delsaceleste. Disponibile in tutti gli store digitali dallo scorso 15 novembre, La Fabbrica Dei Ricordi, distribuito da Zimbalam, rappresenta il secondo full lenght per l’artista. Il disco arriva infatti a circa tre anni da Io Come… La Voce Delle Stagioni, raccolta d’inediti che a sua volta fu anticipata da Sogni Di Sabbia, EP d’esordio rilasciato nell’autunno del 2006. Composto da sette canzoni (otto se s’include Sulle pareti, breve traccia strumentale d’apertura), l’album risulta essere un brillante esempio di pop italiano pervaso da sfumature diverse e spesso inusuali. Un pop leggero e spensierato quello di Delsaceleste, fatto di melodie godibili e di strutture non troppo articolate in grado di arrivare facilmente ad una fetta di pubblico ampia e multiforme. Le potenzialità in effetti non mancano e, tuttavia, sono proprio le componenti semplici e sincere che finiscono col garantire una discreta accessibilità ad una produzione discografica di questo tipo. Partendo da una base sostanzialmente acustica, il cantautore lombardo è riuscito, nel corso delle registrazioni, ad arricchire con gusto e discrezione i suoni portanti dei singoli brani. Fondamentale, da questo punto di vista, è stato del resto l’apporto dei musicisti che hanno preso parte alle recording sessions curate da Daniele Lanzara nel giugno scorso. L’uso non certo saltuario delle chitarre elettriche, unito a quello dei synth e delle tastiere, ha senza dubbio contribuito a dare un tocco decisamente moderno alle sonorità. La presenza del flauto e del pianoforte serve invece a restituire quelle sfumature “artigianali” di cui il cantautorato nostrano dei decenni passati non ha mai cercato di privarsi del tutto.

E’ interessante notare poi come la costruzione strumentale di questo lavoro risulti, nel suo sviluppo, sempre più progressiva e tendente alla positività. Con lo scorrimento delle canzoni si avverte infatti un crescendo parallelo d’intensità. Non è un caso che la seconda parte del disco sia quella maggiormente ritmata e colorata, soprattutto se paragonata con il trittico iniziale caratterizzato invece da un approccio delicato, a tratti intimista. Come suggeriscono anche i titoli simili delle composizioni (che finisco per intrecciarsi e richiamarsi a vicenda), La Fabbrica Dei Ricordi risulta essere un concept incentrato sull’esplorazione e la rivelazione di se stessi. L’immagine che si materializza nella mente dell’ascoltatore è sicuramente vicina ad una dimensione eterea e distesa. Del resto la title track parla chiaro. L’intento, il messaggio principale del disco è quello di lasciarsi trasportare dall’istinto attraversando tutte le stanze possibili dei ricordi, fino ad essere catapultati in una sorta di spazio metaforico. Un luogo lontano dalla quotidianità all’interno del quale è possibile riscoprirsi e raccontarsi. Questo è ciò che si avverte contemplando a ripetizione una produzione che non ha particolari ambizioni, se non quelle di emozionare ed allietare coloro i quali decidono di avvicinarsi all’universo musicale di Marco Del Santo, cantautore sensibile e raffinato dotato di un timbro vocale particolarmente delicato. Nonostante l’attività live di questo periodo volta a promuovere La Fabbrica Dei Ricordi, l’artista sta anche lavorando con i suoi collaboratori alla stesura e all’arrangiamento delle musiche per un racconto da lui stesso scritto. Si tratta de La Metamorfosi, un progetto ad ampio raggio che prevede, oltre alla dimensione sonora e a quella narrativa, anche illustrazioni e rappresentazioni sceniche suggestive.

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