L’Anonimo dell’anno 2011. Francesco Bazzani e l’opera in Burundi
Tostato da Massimiliano Maccaus
Kiremba, Burundi, 27 novembre 2011. Il volontario italiano Francesco Bazzani viene ucciso, in circostanze non ancora del tutto chiarite, da ribelli armati che l’avevano tratto in ostaggio, insieme alla religiosa croata Lukrecija Mamic. Di origini veronesi, il cooperante è morto sul colpo, ucciso brutalmente, a bruciapelo, dritto al cuore, da un’arma da guerra, dopo una vita trascorsa dedicandosi al prossimo. L’uomo, che rappresentava nel paese africano l’Ascom (Associazione per la cooperazione missionaria) della diocesi di Brescia, abitava a pochi metri dall’ospedale dov’è stato rapito, gestito insieme ad alcuni missionari. Chiamato per risolvere un problema elettrico nella casa delle “Ancelle della carità”, è stato tratto in ostaggio da due malviventi armati, ed ucciso otto chilometri dopo, ma i fatti, frettolosamente archiviati dalle autorità locali, andrebbero maggiormente approfonditi: dopo l’arresto e la condanna sommaria dei due presunti rapinatori, si sospetta infatti un coinvolgimento della polizia e dei servizi segreti locali, indispettiti dal presunto aiuto offerto dai cooperanti ad alcune frange ribelli.
Ci ha lasciati una persona passionale ed appassionata, da anni sofferente di mal d’Africa, e con a cuore i problemi del continente nero, la condizione dell’infanzia, la salute delle popolazioni locali, l’istruzione e la cura dei bambini. Il cooperante viveva a Kiremba insieme alla compagna Lucilla Volta, dentista, che lo affiancava nell’organizzazione dell’ospedale, occupandosi della soluzione dei problemi logistici e delle attrezzature della struttura sanitaria gestita dalla onlus italiana, operativa da circa 30 anni, con all’attivo undicimila ricoveri all’anno e oltre millecinquecento interventi chirurgici.
Francesco aveva preso la decisione di cambiare vita due anni fa, ed era partito per l’Africa, alla volta del quinto paese più povero al mondo: non più soddisfatto della propria esistenza, voleva fare qualcosa di più e, da odontotecnico, sentiva essere giunto il momento di dare una mano più concretamente agli ultimi della terra.
“Un uomo aperto, generoso, straordinario e mai stanco di fare, di dare una mano. Infaticabile. Bazzani lavorava gratuitamente, volontario a trecentosessanta gradi. Percepiva solo un rimborso spese e qualcosa per vivere lì, in quella terra dimenticata”, è il commosso ricordo reso ad Adnkronos da Giovanni Goppi, presidente della onlus che Bazzani rappresentava nel paese africano. “Francesco si era candidato per raggiungere il Burundi”, continua, “e per aiutare al meglio la gente del posto aveva studiato e imparato il francese”. Una volta appresa la lingua locale, “aveva fatto le valigie” – conclude il presidente dell’Ascom – “e aveva rivoluzionato la sua vita. Voleva solo far del bene, Francesco. Nient’altro”. Il destino sembrava averlo voluto avvertire già sei mesi prima - ricorda la sorella Rosanna – quando, coinvolto in una rapina, era rimasto ferito, sempre nei dintorni di Kiremba, nel corso di un conflitto a fuoco.
Su di lui i riflettori, spenti per la vita e l’opera, si sono accesi al momento della tragica morte, per poi spegnersi definitivamente, come sempre accade in questi casi. Una breve spalla in terza di cronaca, mezzi articoli sulle edizioni dei giornali locali, di rado qualche foto d’archivio. Le buone opere non fanno notizia, non solleticano pruriti che vadano oltre la macabra sequenza della ricostruzione delle sue ultime ore, il rapimento, gli scontri, gli spari, il sangue. Il buio. Ci sono già le vicende di Parolisi e dell’ultimo scomparso ad infarcire le cronache nere del nostro bianco Natale, all’ombra dell’abete con sotto i doni, tra Pandoro e biancospini. Poi, tra lo spread che avanza e l’imminente inizio dei saldi, abbiamo ben altro a cui pensare.
Per questo, nell’ultimo scorcio di un anno difficile e tormentato, vogliamo che si riaccendano i riflettori su di lui, e sul ricordo degli uomini buoni ed operosi che adesso e sempre, quotidianamente e lontano dalle ribalte, anonimamente, rischiano ed offrono la vita per il prossimo, ai quattro angoli dimenticati della Terra.Senza toga e senza divisa. Senza stola e senza stellette. Se non col l’incenso e gli onori marziali, tributiamo loro almeno un grazie per il modo in cui, con opera infaticabile, ci rappresentano nel mondo.
Per buona creanza, impariamo a non dimenticare, come proposito per l’anno nuovo.
Prosit.














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