Il folk rock di Tommi

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La Prosdocimi Records è una delle etichette discografiche indipendenti più attive e propositive del momento. Molte sono nate negli ultimi anni. Ed alcune di esse sono riuscite ad affermarsi in poco tempo grazie a proposte tanto originali quanto alternative. La Prosdocimi, che nell’underground veneto può essere considerata una realtà ormai ben consolidata, nel 2011 si è contraddistinta per la produzione di un paio di album davvero interessanti. Uno è I Putìn, LP d’esordio del power trio The Ex-KGB; l’altro è invece Always, seconda prova in studio di Tommaso Varisco, in arte Tommi. Se di I Putìn ci siamo già abbondantemente occupati nella primavera scorsa, non si può dire che abbiamo fatto altrettanto con Always. E questa è la volta buona per dedicargli la giusta attenzione. Del resto è chiara la nostra simpatia verso le novità provenienti dalle varie regioni d’Italia. Always è disponibile già da alcuni mesi, tre per l’esattezza. Lo si può trovare su Amazon e i-Tunes. Più difficile scovarlo nei negozi. E’ un disco molto intrigante, frutto di tanti anni di scrittura. Ciò significa che non si tratta della classica uscita frettolosa, architettata e confezionata su due piedi. Il predecessore, intitolato This Is How I Feel, risale infatti al 2006. In questo non indifferente arco temporale Tommi è stato protagonista di una fitta serie di concerti tenuti soprattutto nel nord Italia (Milano in primis). E così, senza particolari scadenze, il songwriter di Chioggia ha cominciato a comporre nuove canzoni destinate poi ad essere incise in un secondo momento. Ad inizio 2011 avviene l’incontro con il produttore Mike 3rd, chitarrista dei già citati Ex-KGB nonché proprietario della stessa Prosdocimi. Dopo aver ascoltato i provini dei nuovi pezzi, il musicista padovano decide di arrangiare e produrre il nuovo disco che viene registrato e missato tra i mesi di giugno e luglio. Del mastering si è poi occupato Ronan Chris Murphy presso il Veneto West di Los Angeles. Il risultato è dunque Always, un lavoro sincero e spontaneo composto da dieci brani originali (undici se s’include la splendida ghost track finale) cantati in inglese, come del resto era già avvenuto nella produzione d’esordio.

Rispetto a This Is How I Feel, dove a predominare erano le atmosfere volutamente cupe, qui si avverte una maggiore solarità o, se non altro, una sorta di distensione che in passato non si scorgeva. Del resto la foto in copertina parla chiaro. E’ abbastanza emblematica e suggerisce quella pacatezza che si ritrova in diverse tracce della raccolta. Ma guai ad immaginarsi un disco soporifero, tantomeno piatto. Che ci sia una sorta di serenità di fondo è innegabile; eppure, nel complesso, questo album risulta essere molto variegato. Non ci sono infatti solo morbide ballads da quattro accordi. C’è spazio anche per episodi più accesi e frizzanti, valorizzati da arrangiamenti più corposi e, in alcuni casi, meno acustici del solito. E in questi frangenti si denota l’intuito geniale di Mike 3rd, capace di rendere maggiormente dinamici determinati pezzi e, allo stesso tempo, di lasciare più scarni altri. Dal punto di vista prettamente strumentale si dimostra notevole la presenza delle chitarre elettriche che, distorte e dosate al punto giusto, finiscono per accentuare l’attitudine lo-fi generale. La conferma arriva da due brani in particolare: l’iniziale Wake up/Under the sun e la “funkeggiante” When it comes to snow. Da non sottovalutare neanche Don’t you like e Love is a fire. E’ in questi casi che l’elettricità riesce a prendere il sopravvento senza risultare comunque stucchevole e inopportuna. Tuttavia è nelle canzoni più delicate che Tommi riesce a dare il meglio di sé. Dai dolci arpeggi di Elisa, in cui si ritrova un po’ l’eterea malinconia di Samuel Beam, al “jazzato” di In my heart (senza dimenticare l’intimità della title track), si percepisce quali siano le influenze principali di un artista come Tommi che, a tratti, con il suo bel timbro vocale sembra ricordare le recenti prove soliste di Eddie Vedder. Evidente è infatti lo spirito folk di queste canzoni che si avvicinano molto alla tradizione nordamericana, in particolar modo quando i pezzi vengono ridotti all’osso. Anche nei frangenti in cui una sola chitarra accompagna il cantato emerge sempre la ruvidità di base del sound globale che, con grande intelligenza, maschera sapientemente le venature pop insite nella quasi totalità dei componimenti. Sia in Hello che in Side by side si possono infatti captare piccole affinità con la musica leggera. Apprezzabile infine la scelta di non “riempire” inutilmente una ballata struggente quale All the things you call by name, piccolo gioiello eseguito con il solo contributo del pianoforte. Always si rivela dunque un disco essenziale, concepito e costruito con molto gusto e discrezione (il che non guasta mai). Ciò conferma la sensibilità artistica di Tommi, uno di quegli autori talmente coerenti che si guardano bene dal fare un disco “tanto per farlo”.

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