V-Device, il rock d’assalto

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Appuntatevi questo nome: gli amanti del genere potrebbero sentir presto parlare dei V-Device, giovane band napoletana al suo debutto discografico con “Calling Europe”, capace di attirare fan dall’estero agrazie ai social network. Non solo: i V-Device hanno qualcosa da dire, e si vede soprattutto dalla loro proposta musicale, in grado di porsi al livello delle grandi produzioni internazionali.

Le idee di questo gruppo sono chiare già dal nome, che deriva da un lavoro dell’artista contemporaneo americano Bruce Nauman “Something Device”. La “V” che domina su tutto richiama la violenza, la vittoria, il 5, come numerale e cardinale, in latino, ma soprattutto è il simbolo della libertà ricordando la forma di un uccello in volo.

La band nasce nel 2009. Davide Verde e Guy Costanzo decidono di dare inizio alla nuova avventura. Completano la formazione Fabius Shiva al piano e Francesco Wood Capasso alla chitarra solista. “Calling Europe”, disco d’esordio, interamente prodotto nel capoluogo partenopeo presso il Vipchoyo Studio di Giacomo Salzano e licenziato dalla label Love&Craft, si avvale della collaborazione di una nutrita schiera di artisti, tra i quali l’esperto Rosario Vitiello, batterista con una lunga storia di collaborazioni ed un interessante side-project, Raffaele Bocchetti, chitarrista di Stella Diana ed altre band dell’underground partenopeo (Nista, Valderrama 5), il batterista Giovanni Piccolo e la vocalist Oriana Lippa.

I ragazzi di V-Device sono giovani ma puntano in alto. Il loro progetto musicale nasce dalla passione per i grandi nomi della scena alternative-mainstream mondiale come i Soundgarden, Queens of Stoned Age, i Pearl Jam. Già ad un primo ascolto, si vede che ci sanno fare, anche se non hanno scritto i testi mentre erano in volo per New York, arrangiato il disco a Londra e missato a Seattle.

“Calling Europe” è un lavoro piuttosto omogeneo e senza sbavature o repentini cali compositivi, problema che macchia la maggior parte delle produzioni attuali. Le undici tracce sono arrangiate con creatività: le tastiere duettano con le chitarre elettriche sempre ai limiti del distorto e la voce interpreta bene le atmosfere, modulate diversamente da canzone a canzone. Intensa l’iniziale “Calling Europe”, che suona come un urlo che squarcia la notte, divertente “Hush”, con dei ritornelli davvero accattivanti e interessante “A question of dice”, brano che già sta girando in radio e sul web.

Degne di menzione sono anche “ASL Style” ed “El eternal caravan”, con riff di chitarra in primo piano in grado di catalizzare l’attenzione per tutta la durata dei brani. La chiusura in stile quasi blues di “Trying to do it right” fa intravedere che i V-Device sanno confrontarsi anche con altri generi musicali, ottenendo ottimi risultati. “Calling Europe” dei V-Device è davvero un ottimo disco, consigliato a chi ama le sonorità  “dure”, ma anche a chi voglia tentare un primo approccio con questa musica.

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