Restare affamati e folli? In Italia è più difficile
Tostato da Daniela Vitolo
La casa editrice Sperling & Kupfer ha recentemente pubblicato “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” del giornalista Antonio Menna. Il libro racconta le sfortunate vicende che devono affrontare due giovani napoletani squattrinati che sognano di realizzare la loro grande idea.
A ottobre di quest’anno, nei giorni successivi alla morte del fondatore della Apple sul blog del giornalista Antonio Menna è apparso un post intitolato “Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli” in cui l’autore provava a calare la vicenda personale di Steve Jobs nella realtà italiana. Il post ha avuto un successo imprevisto, ha registrato migliaia di visite e condivisioni e centinaia di commenti. Un fenomeno del web a cui la stampa italiana ed estera si sono ben presto interessati. Così Menna è stato contatto dalla nota casa editrice che gli ha proposto di trasformare il post in un libro, uscito nelle librerie il 17 gennaio.
Stefano Lavori e il suo amico Stefano Vozzini sono degli appassionati di informatica ed hanno capito come realizzare un computer molto più veloce di quelli in circolazione. Così, con tutte le speranze e la fiducia dei ventenni, decidono di mettersi all’opera e iniziano ad assemblare computer in un garage dei Quartieri Spagnoli di Napoli, dove sono cresciuti. Ma poiché qui le cose non funzionano come negli Stati Uniti i loro sogni devono presto scontrarsi con la realtà che li circonda: per assemblare e vendere computer si deve costituire una ditta e per farlo servirebbe un prestito che la banca non concede e poi il commercialista, le certificazioni, la burocrazia, tutto il percorso che devono affrontare è disseminato di ostacoli.
La storia, che si svolge a Napoli ma potrebbe essere ambientata ovunque in Italia, è una riflessione sulla nostra società e sul contesto, spesso difficile, che deve affrontare chi ha dei progetti e vuole metterli pratica. Sono tanti i giovani italiani pieni di talento, ma la realtà contingente rende particolarmente difficile riuscire a realizzare le proprie aspirazioni quando è solo sulle capacità personali che si può contare, e queste capacità devono includere una grande forza di resistenza ai fattori che, invece di favorire l’iniziativa personale, remano contro. Essere folli e affamati è importante ma non basta, il contesto è fondamentale nel determinare la riuscita o meno di un progetto.
Questo, certo, non vuol dire che a Napoli, come in tutta Italia, non ci sia alcuna speranza per i giovani, sono tanti gli esempi di persone che ce l’hanno fatta. Realizzarsi qui non è del tutto impossibile ma è certamente più difficile che altrove e questo Stefano Lavori e Stefano Vozzini lo imparano ben presto.
La scrittura rapida e scorrevole, piena di dialoghi, che fa quasi somigliare il racconto ad una sceneggiatura, trasporta nel libro l’immediatezza del post. I personaggi realistici, l’ironia e le tante situazioni che suscitano il sorriso sono alcuni degli elementi che se da un lato rendono piacevole la lettura, dall’altro contribuiscono a raccontare quella che è stata definita una favola amara.













Percorsi formativi ad Hangzhou, Cina. Borse di Studio disponibili per l'estate 2012

