Il Teatro Degli Orrori, atto terzo
Tostato da Alessandro Basile
Ha qualcosa d’incredibile il percorso sin qui realizzato dal Teatro Degli Orrori. Riuscire ad imporsi come una delle migliori band italiane di sempre con una manciata di dischi all’attivo non è da tutti. Loro, che in principio nacquero come un semplice side-project, ci sono riusciti. E lo hanno fatto con grande stile, quello che poi contraddistingue il loro sound così accattivante e sanguigno. Lo hanno fatto a suon di concerti mozzafiato, grazie a performance che difficilmente si dimenticano. Se c’è un pregio che può essergli riconosciuto all’unanime, questo è senza dubbio il fatto di non avere punti deboli. Sia in studio che sul palco, Il Teatro Degli Orrori ha già dimostrato di avere pochissimi rivali, specialmente nel panorama alternativo italiano. I motivi sono molteplici e scaturiscono dalla continua contemplazione delle loro canzoni, dotate di quegli espedienti sensazionali che a fatica è possibile scorgere in altri progetti musicali del nostro Paese. Lo scorso 31 gennaio è stato aggiunto l’ennesimo, importante tassello alla loro fin qui impeccabile discografia. Si tratta de Il Mondo Nuovo, il terzo album ufficiale rilasciato dal 2007 ad oggi. Un disco che arriva a poco più di due anni dal fulminante A Sangue Freddo, produzione acclamatissima da pubblico e critica e alla quale sono seguite una serie impressionante di esibizioni tenute lungo tutto lo Stivale. Ovvio immaginare quante aspettative ci fossero intorno a questo nuovo lavoro, scritto in tempi relativamente brevi, considerando anche i rispettivi impegni dei singoli membri (nel giugno scorso è infatti uscito l’ultimo album dei One Dimensional Man). Ma, conoscendo l’elevata professionalità del gruppo, è facile immaginare che Capovilla e soci non abbiamo minimamente accusato alcun tipo di pressione d’incisione, tantomeno durante la scrittura. Non è da loro farsi certi problemi. L’umiltà e passione con cui vivono quotidianamente il proprio mestiere gli permette non solo di ovviare a determinati calcoli, ma, soprattutto, di avere anche il coraggio di rimettersi in discussione ogni qualvolta ci sia un esame da affrontare (che sia un LP da incidere o una tournée da inaugurare). Lo testimonia la scelta stessa di tornare in pista con un lavoro tanto ambizioso quanto articolato. Il Mondo Nuovo può infatti essere definito un vero e proprio concept, dotato quindi di un leitmotiv preciso e costante in tutta la sua durata complessiva.
Le sedici tracce inedite che lo compongono, registrate da Giulio Ragno Favero tra il S.A.M. Studio di Lari e La Sauna di Varano Borghi, risultano essere strettamente collegate tra loro da un tema sempre delicato e, ancora oggi, estremamente attuale: l’immigrazione. Che si tratti di pezzi trascinanti – quali Rivendico e Non vedo l’ora – o di ballads struggenti (su tutte Ion, senza dimenticare Vivere e morire a Treviso), cambia poco. Il copione è grossomodo quello. La sensazione principale è quella di un desiderio di fondo, da parte della band, di raccontare storie e peripezie dei giorni nostri, dove i protagonisti risultano essere uomini e donne comuni in balia dei propri destini, costretti a fare i conti con una società egoista e spietata. Così Il Mondo Nuovo finisce per risultare un massiccio raccoglitore di crude istantanee, rese uniche ed imprevedibili dall’ottima sensibilità artistica del quartetto veneto. In oltre settantaquattro minuti di musica, il rischio di incappare in momenti poco convincenti è forte, soprattutto quando le tematiche delle singole canzoni finiscono per rivelarsi affini. Eppure, in questo album, ogni brano possiede almeno un elemento in grado di caratterizzarlo al punto giusto, impedendogli di rivelarsi stucchevole o addirittura tedioso. Merito dunque degli arrangiamenti azzeccati e delle numerose contaminazioni sonore, ben più variegate che in passato. Magari il risultato non sarà sempre straripante; in ogni caso ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un full-length valido in quanto pervaso dal solito mix di genialità, sperimentazione ed efficacia che ha reso grande un progetto costituito da quattro musicisti già di per sé fenomenali. Diverse e curiose inoltre le collaborazioni. Si va da presenze scontate – nonché plausibili – come quelle di Andrea Appino, Rodrigo D’Erasmo e Fabio Rondanini, ad altre certamente inaspettate, ma comunque convincenti. Emblematico, in tal senso, il contributo lirico e vocale di Caparezza in Cuore d’oceano, uno dei pezzi più diretti ed incalzanti di tutto il cd, galvanizzato dalla scarica elettronica assemblata dagli Aucan. Rispetto alle produzioni precedenti, Il Mondo Nuovo è senza dubbio meno immediato e d’impatto, nonostante la triade iniziale risulti a dir poco roboante. Tuttavia, si dimostra capace di mantenere una certa potenza anche nei brani apparentemente più raccolti. Provare per credere.













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