Il surfabilly straripante dei Tunatones

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Mike 3rd, al secolo Andrea Michelon Prosdocimi, è una figura molto importante all’interno dell’ambiente discografico italiano. Chitarrista, compositore, arrangiatore, produttore: nell’ultimo biennio si è distinto con ottimi risultati in questi ruoli apparentemente diversi tra loro ma, in fin dei conti, abbastanza complementari. Dopo l’ottimo disco d’esordio realizzato con gli Ex-KGB (intitolato I Putin e rilasciato nella primavera del 2011), il talentuoso musicista ha poi collaborato con il giovane cantautore Tommi, curando gli arrangiamenti e la produzione di Always, il suo secondo LP. Come se non bastasse, ecco ora la sua nuova creatura. Si tratta dei Tunatones, un trio esplosivo che vede Alessandro Arcuri al basso e Alberto Stocco alla batteria. Nel mese di febbraio è stato dato alle stampe il primo disco della band, intitolato iTunas e composto da undici brani dal piglio fondamentalmente strumentale. C’è posto anche per il cantato (come si nota nella geniale Homage to George Harrison piuttosto che in Letter of love e nella conclusiva Shall we dance), ma di base è evidente la predisposizione verso tracce caratterizzate da progressioni irresistibili e da variazioni ritmiche spesso inconsuete. Tutto è governato da una labile istintività fondo. Ci si accorge subito come iTunas sia stato pensato e scritto in piena libertà e senza alcun bisogno di porsi limiti. Si conserva infatti un’impronta quasi live, resa tale dalla sapiente scelta d’incidere il tutto con tecniche di registrazione d’altri tempi. E proprio questo contrasto continuo tra le atmosfere – senza dimenticare le sonorità – vagamente retrò e l’approccio musicale moderno del power trio risulta essere il punto forte dell’intero progetto.

In iTunas predomina una chiara fusione di generi e stili tanto suggestivi quanto trascinanti. Ecco allora servita una miscela devastante di rockabilly e surf rock, capaci di palesare immediatamente il marchio di fabbrica dei Tunatones, una band concepita per stare sul palco. Nel disco ci sono però altre componenti sonore che contribuiscono ad accentuare l’elevato numero di sfumature e di contaminazioni. Non mancano infatti gli elementi country, preminenti in pezzi incalzanti come Oopsamba. E come non riscontrare poi gli echi western e dixie in episodi quasi cinematografici come, ad esempio, Mafia e sti cazzi? iTunas è un lavoro squisito, che ha forse un solo “difetto”. Quale? Il fatto di non riuscire a rappresentare al meglio l’energia che il trittico veneto riesce a sprigionare durante i suoi concerti. Ma questo è normale e non riguarda solo loro. Si pensi ai Nobraino, tanto per restare nel campo della musica alternativa nostrana; oppure ai Marta Sui Tubi e ai Ministri. Anche gruppi del genere hanno la caratteristica di riuscire ad essere molto più dirompenti nei concerti piuttosto che in sala di registrazione. In ogni caso, iTunas è un album concepito per fotografare la prima fase di un progetto formatosi con assoluta spontaneità e con l’intento di divertire il pubblico grazie a performance mozzafiato, di quelle in cui viene voglia di ballare senza sosta dall’inizio alla fine. Vale dunque la pena ascoltarlo per farsi un’idea dello stile che rende così intrigante il taglio sonoro della band di Mike 3rd e soci. A questo punto sarà interessante contemplare come si evolveranno i Tunatones, soprattutto per capire se si tratti solo di un fenomeno estemporaneo oppure di un complesso musicale destinato ad incrementare le contaminazioni all’interno del proprio background sonoro (magari come stanno facendo con grande efficacia i Calibro 35). Una cosa per volta però! Intanto, buon ascolto.

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