La Palermo vivida e santa

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Con una vera e propria performance artistica, capace di unire spettacolarizzazione, musica, teatro e letteratura ha debuttato a Palermo, nella splendida cornice del Kalhesa, al Foro Umberto I, l’ultima fatica letteraria di Maria Cubito, dal titolo “Santa Palermo”, edito da Officina Trinacria. Lavoro che arriva dopo 3 anni da “Palermo è fimmina…con rispetto parlando”, primo successo letterario di questa giovane autrice di origini catanesi, però da sempre residente a Palermo, dove da un ventennio conduce un programma radiofonico su Radio Time, e dal 2006 è anche tra gli autori del blog rosalio.it.

“Nel corso di questi anni, molti mi hanno chiesto se ci sarebbe stato un seguito – dice l’autrice -. In realtà non so se definirlo un seguito sia corretto. Dico che “Santa Palermo” si può leggere anche a prescindere dal precedente. O prima questo e poi il primo.  Sono sempre i miei pensieri, raccolti in capitoli e divisi per categorie. Ci sono le immancabili riflessioni sulla lingua sicula in continua evoluzione, i costumi forse discutibili ma certamente unici dei siciliani. C’è il cambiamento che ha investito la mia vita e c’è l’abbandono alla nostalgia della memoria, con echi dei luoghi dell’anima dove sono nata che riaffiorano, spesso sottovoce, spesso urlando, e io provo a dar loro voce quando vengono a tuppuliarmi. E come sempre, prepotente e imprescindibile c’è Palermo che diventa Santa. Leggetelo come meglio vi viene il titolo. Come un’imprecazione “Santa Palermo!” quando vi scappa la pazienza. O come la martire che rischia di diventare, se non la finiamo di prenderla a calci”.

Un libro che va letto per capire di più, non solo dell’autrice ma anche della nostra amata/odiata Palermo, ricca di contraddizioni e incomprensioni, di chiaroscuri e colori accesi, spesso anche sgargianti, capace di togliere spazi e diritti, ma anche di regalare momenti di umanità veramente unici. In “Santa Palermo”  esempi e riferimenti al modo di essere e di sentirsi palermitani sono innumerevoli : stravaganti, allegri, pensierosi, lagnusi, (lamentosi, in siciliano), quasi sempre sopra le righe, comunque sempre pronti a rimettersi in piedi attraverso il loro modo di vedere e vivere la vita, veramente senza eguali. E’ un libro dal quale non si può sfuggire; dove chiunque, anche il più insospettabile e irreprensibile inevitabilmente ci si ritrova, magari chiedendosi pure: “Chi mai le avrà parlato di me?”. In “Santa Palermo” ci sono tutte le più piccole e perverse abitudini dei palermitani, le ‘taliate’ tipiche del loro agire quotidiano, lo stress dato dai posteggiatori, da “quelli della doppia fila” e da “quelli della prenotazione del posto”. C’è anche tutta un’umanità che esplode con forza, colore e unicità, per esempio nella sala d’attesa di un ambulatorio medico, durante le manovre per sopravvivere al traffico stradale, in un atelier di moda a combattere per conquistare, o magari anche no, l’ambito abito da sposa.

“Quando penso a voi che leggerete questo libro – prosegue la Cubito – mi piacerebbe credere che già verso le sette di sera comincerete a pensarci e che non vedrete l’ora di continuarlo. Io sono sempre alla ricerca di un libro così. Leggo da sempre, da quando ho imparato a farlo a 5 anni. Da quando mio nonno Vincenzo mi ha messo in mano “Padri e figli” di Turgenev, che ho riletto da adulta (sempre la stessa copia, con una decina di pagine stampate al contrario) perché a quell’età o sei un genio o non capisci niente, e io un genio non sono. Leggo la sera, la notte. A letto, in bagno, con luci di fortuna, come quando i miei figli erano piccoli e temevo di svegliarli. E quando finisco un libro che ho apprezzato particolarmente, mi viene di parlare con l’autore, per dirglielo. Per dirgli, in alcuni casi, che mi dispiace che sia finito, che ha funzionato, che ha mosso qualcosa dentro di me”. In “Santa Palermo” ci sono i pensieri dell’autrice – tutti apparsi in questi anni come post sul blog rosalio.it – immersi in una città che colpisce  al cuore quanti ne hanno conosciuto i fasti e da tempo stanno assistendo al suo lento declino culturale. Inevitabile, quindi, scriverle una lettera, a chiusura del libro, nella quale Maria Cubito riesce a esprimere poeticamente tutto quello che i palermitani tengono rinchiuso nel loro cuore e riescono a far saltare fuori solo in forma di protesta.

Spero che ti torni il desiderio di impupariti perché bella sei. Ma non te lo ricordi più. Spero che, quando vengano a trovarti quelli che si ricordano la tua luce, quelli che non ti vedono da quand’erano ‘nichi nichi’ (piccolini, n.d.a.), non debbano restare a bocca spalancata vedendo il buio che ti avvolge. Spero di non dovermi vergognare mai più di te, dei tuoi errori, delle tue bugie, delle tue promesse. Spero che qualcuno me lo venga a dire un giorno. Ride di nuovo…Palermo ride di nuovo”.

Vale sicuramente la pena di leggere “Santa Palermo”, così come vale la pena di essere a qualcuna delle sue presentazioni, in quanto organizzate ogni volta come veri e propri eventi artistici.

 In programma numerose tappe in diversi comuni siciliani. Appuntamenti che si annunciano spumeggianti, come sa del resto essere nella vita di tutti i giorni la stessa Maria Cubito, capace di esprimere nelle 176 pagine di questa sua ultima fatica letteraria tutte le contraddizioni del vivere in una città che, solo chi ne apprezza i suoi chiaroscuri, sa bene se, quando e come può essere all’occorrenza veramente “santa”.

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da Avanguardie

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