“Macbeth” al Teatro Bellini di Napoli

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 Il dramma shakespeariano “Macbeth”, portato in scena da Andrea De Rosa, approda al Teatro Bellini di Napoli. Il regista ha scelto come attori protagonisti Giuseppe Battiston e Frédérique Loliée, che interpretano rispettivamente Macbeth e Lady Macbeth, in un dramma innanzitutto esistenziale che ognuno dei due vive compenetrando quello dell’altro, in una fusione che dà senso a ciò che avviene nei rispettivi mondi interiori.

 

 Lady Macbeth, che aveva tanto anelato al ruolo di regina, ha finalmente perseguito il suo scopo, dopo essere stata complice del marito -nonché sua istigatrice- nell’assassinio del re Duncan. La donna sembra riuscire a tenere testa allo scombussolamento interiore, apparendo risoluta e dimostrandosi in grado di gestire in qualche misura i sensi di colpa che inizialmente tormentano il marito. Ma poi è lei stessa a cedere:

“Nulla è ottenuto, tutto è sprecato, allorché il nostro desiderio è appagato senza contentezza: meglio esser colui il quale noi distruggiamo, che, per effetto della sua distruzione, vivere in mezzo ad una gioia piena di dubbi.”

La sua mente non sopporta più il peso della colpa: realizza che le sue mani resteranno insanguinate per sempre. L’ambizione e la crudeltà hanno permesso a Lady Macbeth di manipolare il marito per il raggiungimento del suo scopo, ma da esso non è riuscita, poi, a trarre godimento. Nell’evolversi dell’opera, la sua ambizione e la sua crudeltà vanno scemando: una volta raggiunto l’obiettivo, la sua forza caratteriale sembra venire meno; l’obiettivo stesso -una volta raggiunto- appare ai suoi occhi come qualcosa a cui non ha senso anelare. La crudeltà diventa rimorso davanti all’evidenza dell’impossibilità di concepire un erede; eppure nelle prime battute la donna non aveva esitato a sacrificare la sua femminilità pur di avere la forza di portare a termine il suo piano brutale.

 E intanto a Macbeth cosa succede? Cito Freud: “Dato che Macbeth non può vivere eternamente, è chiaro che non gli rimane che una strada da seguire, invalidare cioè quella parte della profezia che gli è contraria, ottenendo egli stesso dei figli che possano succedergli. Ed egli sembra aspettarseli dalla sua indomabile donna” ma la sua aspettativa viene delusa:

 il teatro si riempie di neonati morti ed è chiaro che il nome di Macbeth non sopravvivrà attraverso la sua stirpe.

Questa scena segna un punto di svolta: mentre la donna -dilaniata dai dolori del parto- perde la ferocia che sembrava caratterizzarla inizialmente, assistiamo a un profondo cambiamento di Macbeth, che diventa tiranno violento e sanguinario.

Che senso ha macchiarsi di sangue per salire al trono, se poi non può esserci una progenie a dare senso al lavoro sporco compiuto dai genitori? Forse è proprio questo che riesce a fare di un generale fedele al suo re un tiranno sfrenato e della sua istigatrice dal cuore d’acciaio una donna malata e tormentata dai rimorsi. I due protagonisti, pur così diversi tra loro, forse non potrebbero esistere l’uno in assenza dell’altro: Macbeth non sarebbe diventato re, se la moglie non gli avesse indicato la strada da seguire; dal suo canto, Lady Macbeth non avrebbe mai potuto abbandonarsi al senso di colpa se il suo consorte non si fosse fatto carico della crudeltà di cui lei -inizialmente portatrice- non si sentiva più in grado di reggere il peso.

 Il vero senso del dramma è nel rapporto di coppia: un rapporto la cui forza non può essere suggellata dal concepimento di un erede e che pertanto s’indebolisce a forza di aborti e morti premature. Freud scrive: “lei diventa il rimorso dopo il delitto, lui diventa la sfida ostinata: insieme, esauriscono ogni possibilità di reazione al crimine, come due parti disunite di una stessa individualità psichica”. Ecco cosa sono: un tutt’uno che però, a un certo punto, deve rendersi conto di avere sulle spalle una condanna, quella di andare incontro alla morte. Senza eredi, la coppia non sopravvive; senza una progenie che porti avanti il loro nome, tutto ciò che è stato ottenuto perde valore; senza possibilità di donare al frutto del proprio amore il frutto della corruzione della propria anima, il sacrificio della propria purezza diventa fine a se stesso.

il Teatro Bellini si trova in Via Conte di Ruvo, Napoli

Gli attori Giuseppe Battiston, Fréderique Loliée, Ivan Alovisio, Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Marco Vergani, Valentina Diana e Gennaro Di Colandrea vi aspettano “Domani e domani e domani” e ancora domani, nonché oggi, al Teatro Bellini.

Mercoledì e Domenica ore 17:30

Giovedì, Venerdì e Sabato ore 21:00

 

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