‘o Rom, il fascino della fusione sonora

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Da un biennio circa a questa parte Caffè News non ha praticamente mai smesso di porre la propria attenzione verso progetti musicali poco blasonati, non per questo privi di fascino, tantomeno carenti in fatto di ricerca sonora e di spessore culturale. Progetti di origine italiana, sia chiaro, anche se ogni tanto ci si è interessati poi a produzioni, dischi, artisti e gruppi evidentemente legati al mainstream continentale, piuttosto che a quello nordamericano o addirittura oceanico (ebbene sì). Tuttavia, al di là di quelle che sono state le saltuarie virate su territori squisitamente pop o alternativi (se non modernisti), la curiosità per la tradizione non è mai venuta meno. E diciamo che la tradizione stessa è sempre stata un nostro pallino. In numerose occasioni l’abbiamo presa in considerazione, contemplando la sua potenza. Ed è per questo che stavolta abbiamo scelto di accendere i riflettori su un validissimo complesso che tanto bene ha fatto parlare di sé negli ultimi mesi. La denominazione precisa della suggestiva esperienza musicale di cui oggi siamo lieti di parlarvi è la seguente: ‘o Rom. Va da sé che non trattandosi di una band sostenuta dai principali canali mediatici odierni sia necessaria una breve contestualizzazione. Allo stesso tempo è opportuno anche un piccolissimo riepilogo relativo a quelle che sono state le principali tappe artistiche raggiunte finora dai suoi componenti. Dunque: gli ‘o Rom sono innanzitutto il primo e più longevo esperimento di fusione tra musiche tradizionali dell’Italia meridionale e attitudini sonore balcaniche, nonché di area rom. L’affascinante avventura di questa eclettica banda prende il via nel 2008, a Napoli per l’esattezza. Tutto nasce e si sviluppa tra i vicoli e le piazze della città, grazie a concerti improvvisati in strada. Obiettivo? Divulgare una corposa sintesi tra varie culture, apparentemente inconciliabili. Dall’incontro fra talentuosi strumentisti partenopei, con importanti esperienze nella world music alle spalle, e suonatori di strada rumeni di etnia rom, prende così forma un’autentica proposta di integrazione intenta a rivendicare l’attenzione sul tema della discriminazione e dei pregiudizi nei confronti dei Rom attraverso la diffusione della loro cultura e tradizione musicale. Fantastico, no? E il risultato? Nient’altro che un’incalzante miscela di sonorità tanto originali quanto debitrici di atmosfere, ritmi, strutture d’altri tempi.

In parole povere, alle suggestioni della musica balcanica e gitana si fondono le melodie del sud Italia e del Mediterraneo più in generale. Lo stesso nome del gruppo riassume in effetti questo intrigante, efficace mix: “o rom” in lingua romanes (o romanì) significa per l’appunto l’uomo “zingaro”, mentre l’uomo non rom viene chiamato “o gagò” (o “o gadjo”). Ma anche in napoletano la lettera “o”, con l’aggiunta di un apostrofo, diventa un articolo, per cui ‘o rom si traduce lo zingaro (o il rom). In quasi quattro anni di attività, gli ‘o Rom sono riusciti a collezionare una serie non indifferente di esibizioni. Tante le partecipazioni a festival e rassegne musicali, così come tanti sono stati i brani che Carmine D’Aniello e soci hanno avuto il piacere di proporre on stage. Alcuni di questi pezzi, undici per l’esattezza, sono stati poi inclusi nell’album d’esordio intitolato Vacanze Romanes. Pubblicato nella seconda parte del 2012, Vacanze Romanes è stato registrato, missato e quindi masterizzato da Carlo Licenziato presso il Groove Studio di Mugnano di Napoli. Il chitarrista Carmine Guarracino e il già citato frontman D’Aniello ne hanno curato sia gli arrangiamenti che la produzione artistica. Vacanze Romanes, come si può immaginare, è un sapiente e poco banale agglomerato di musica popolare di matrice est europea. Aspettatevi perciò canzoni intensissime, il più delle volte bizzarre e concitate grazie al prezioso apporto di una sezione ritmica in grande spolvero, ma in ogni caso caratterizzate da una poetica quanto più romantica, spesso e volentieri malinconica. Aspettative poi componimenti non soltanto cantati: Vacanze Romanes è anche e soprattutto musica. Ecco spiegata perciò la presenza di due bellissime tracce strumentali di tradizione rumena quali Kalushua e Ciocarlia. Vi troverete di fronte ad un disco coloratissimo, che non vale la pena descrivere in pieno. Perché? Si rischierebbe di svelarne eccessivamente la ricchezza, le sfumature, la poesia. Del resto ’importante è che, nell’approccio, ci sia tanta curiosità. Quella è fondamentale. Ecco perché non vi raccontiamo altro.

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