In viaggio con Italo, l’Italia è più breve

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Vado a trovare la zia che abita a Roma, da Napoli. Il viaggio in macchina non mi va, voglio evitare d’imbottigliarmi nel traffico del Grande Raccordo Anulare. Scelgo il treno. E la memoria inevitabilmente va a ritroso. Ho viaggiato molto, e spesso, in treno in passato. Ho trascorso notti intere nell’aria umida delle stazioni. E conosco bene anche il fumo che proviene dai binari roventi, d’estate. Ho preso coincidenze improbabili, litigato coi controllori, perso e acchiappato treni al volo. Il viaggio in treno ha un suo fascino imprecisato, specie quando viaggi incontro a chi ami. Hai tempo di pensare. E poi conosci e vedi gente, e puoi ritrovarti a dormirci fianco a fianco. Sono tempi andati, e oggi più che altro l’idea del viaggio in treno m’inquieta, almeno più di prima. Con l’età i disagi appaiono in altra luce. E fai caso all’igiene degli spazi, ai sedili logori ormai color tabacco, o crema, e ti ritrovi ad adottare ipocondriache misure che un tempo detestavi, sfuggendo i contatti fisici coi sedili, evitando d’andare in bagno, cercando lo scomparto che sembri il più confortevole. Ho visto d’altronde cose che chi non ha viaggiato non potrebbe capire. Vagoni che tengono il passo ai carri bestiame; gente dormire in ogni dove; ho visto uno accomodarsi sulla griglia di ferro che accoglie i bagagli, sopra la mia testa, e appisolarsi beato. Ma anche servizi che diventano vespasiani, e fogne a cielo aperto, con l’odore pungente d’ammoniaca che ti trafigge i sensi. Per questo l’idea del viaggio mi risveglia la memoria, e il disagio è inevitabile.

Parto. Il treno giunge puntale in stazione. Personale compito, dall’apparenza professionale, e soprattutto giovane, mi accoglie e controlla il mio biglietto. Il loro inglese non è maccheronico, e non fa venire in mente le scene di Totò e Peppino a Milano. Mi accomodo, le porte si chiudono, i binari stridono metallici. Avverto il movimento, e vedo gli alberi muoversi. Da bambino mi chiedevo se fossimo noi a muoverci, o gli alberi. La temperatura è confortevole, gli ambienti puliti. Vado in bagno, ed è come fossi a casa. Non vedo la zia da anni, e ricordo a malapena dove abiti. Cerco di tracciare il mio itinerario nella capitale sul web, ma presto la linea tentenna. Allora, uso il wifi gratuito a disposizione sul treno. L’operazione è agevole, è richiesta una rapida registrazione a mezzo di un sms sul cellulare, e mi ritrovo connesso. Veloce. Ma veloce anche il treno, un display luminoso indica i trecentocinque all’ora. Ne dubito, voglio verificare. Il gps del mio cellulare conferma: corriamo davvero a trecentocinque chilometri orari. Potremmo arrivare a trecentosessanta.

In brevissimo tempo sarò a Roma, e non ho cambiato paese. Ho scelto Italo, il treno amaranto di Ntv, Nuovo Trasporto Viaggiatori, compagnia fondata nel 2006 da Luca Cordero di Montezemolo, e che da allora ha compiuto passi da gigante, estendendo di continuo le proprie tratte di alta velocità, ed assumendo un sacco di giovani. Ma anche fornendo servizi d’eccellenza, ottimi pasti a bordo, anche personalizzabili, orari finalmente attendibili, diretta tv, carrozze cinema, assistenza ed accoglienza professionale in tutte le stazioni, fasciatoi, aree snak, servizi online e altro ancora. Da Salerno a Bologna, è possibile fermarsi a Napoli, Firenze e nelle stazioni Ostiense e Tiburtina di Roma. Poi, le direttrici est ed ovest fanno giungere i viaggiatori, rispettivamente, a Padova, Mestre e Venezia, e a Torino Porta Susa, sostando anche nelle stazioni Garibaldi e Rogoredo di Milano. Da Napoli a Milano in poco più di quattro ore, a prezzi davvero democratici. L’azienda promette che la rete si svilupperà ancora. Io sono arrivato a Roma. E con Italo, il viaggio è stato tutto un’altra storia.

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