Emilio dice no alla cazzimma

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Una sagoma insolita che salta all’occhio, quella di un piccolo motorino bianco che sfreccia sull’asfalto di una strada di campagna del sud, di quelle roventi, e ronza sotto al peso di un ragazzone grande, di mole, e si scoprirà anche d’altro.

Questo il fotogramma scelto come copertina per l’ultima opera della casa di produzione indipendente Blow Up film: “Emilio”.

Un corto tutto nuovo e tutto diverso, che si discosta in maniera netta dalle produzioni precedenti, ma che continua a mantenere quel retrogusto di fotografia del sociale, di spaccato di realtà cariche, tanto pigmentate quanto anonime che la regia di Angelo Cretella sublima in 15 minuti.

Ai ragazzi che hanno partecipato alla produzione del corto (tanti, davvero tanti e sinceramente motivati: l’entusiasmo genuino glielo si leggeva nella luce degli sguardi e negli angoli dei sorrisi) piace definire, il loro, un lavoro da basso.

Vien da pensare: in un periodo che rimarrà tristemente noto ai posteri per la mancanza di culto, interesse e amore per la cultura e i suoi figli, che speranza di realizzazione ha un progetto inusuale che, per usare un eufemismo, non è perfettamente nelle corde di  una mera commercializzazione dettata dalle severe e vuote leggi di una società di massa, per altro a budget quasi zero e senza grossi finanziatori alle spalle?

A questo unite la locuzione “dal basso” (che a noi di Caffè News piace particolarmente), un basso nato dalle viscere della suola e del tacco dello stivale italiano, una terra troppe volte nota ai rotocalchi per storie di violenza,  usata su se stessa e sui propri abitanti.

Eppure il risultato, oltre ogni aspettativa, è riuscito a compiacere perfino l’eterno dannato insoddisfatto regista Angelo, che ammette: “La gratificazione più grande è frutto dei consensi del pubblico e della partecipazione volontaria di un gran numero di giovani e non solo. Spero il nostro messaggio sia recepito e scuota le coscienze, spero faccia risvegliare, riflettere, d iscutere ”.

Un cinema partecipativo, oserei dire, dove la somma di 5000€, relativamente irrisoria se contestualizzata alla intera progettazione e realizzazione di un’opera cinematografica della stoffa di “Emilio”, è venuta da sé, spontaneamente raccolta da tutti i mecenate del corto, a quote di 50€ alla volta.

Un cinema di tutti e fatto da tutti, a suon di sudore, passione e spiccioli.

È un messaggio forte e coraggioso, quello mandato con la storia di Emilio (interpretato da un debuttante Sergio Lecci), una figura umana che conserva in sé un alone di leggendaria veridicità, al quale gli sceneggiatori Angelo Cretella, Nicola Pellino e Giusi Ricciato hanno ricamato un destino, plasmando i tratti dei personaggi della sua vita. Il tutto condito da un sonoro accento salentino.

Alida, la sua amica prostituta (interpretata da Sara Scarpati), con la quale Emilio divide un panino nella penombra di un casolare di campagna dove lei riceve i suoi clienti; Benito (Nando Popu, voce e armonica a bocca dei Sud Sound System, pioniere del raggamuffin italiano), esemplare personaggio cattivo, sguardo truce e una sigaretta fra le labbra, fratello ex-galeotto del protagonista, che inizierà una violenta e malsana scuola di cazzimma, termine tutto napoletano e quasi intraducibile in italiano, un misto di malignità, sadismo, egoismo, prepotenza e cinismo, arte del sopraffare e prevaricare sull’altro prima che questo possa farlo su di noi.

E fra capelli rasati, un tatuaggio, una festa, pistole, calci, droga e un cagnolino, pare  la radicale inversione di tendenza dell’anima buona di Emilio sia avvenuta, forse sporcandosi gli stivali  e respirando la polverosa terra rossa dell’ex cava di Bauxite di Otranto, che regala un panorama mozzafiato e al limite della surrealtà.

Ma un finale inaspettato e lungamente ragionato lascerà lo spettatore interdetto.

Fino a che punto eticamente accettabile è giusto avere la cazzimma?

E se fossimo proprio noi a invertire marcia, sovvertendo il secolare assioma del pesce grande che inghiotte il più piccolo?

Che rischi si corrono ad andare contro tendenza?

E soprattutto, purché si creda in un universale ideale di altruismo e genuinità dei sentimenti, purezza d’animo e positività, vale la pena mantenere la propria integrità morale e dire “no” ad un mondo che premia la cazzimma?

Lasciate che sia il viso tondo di Emilio a rispondere.

 

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