Il poker come uno sport

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Molti lo considerano un gioco d’azzardo, altri come un gioco per persone affette da ludopatia, ma la realtà del poker in questo periodo è ben diversa dall’immaginario collettivo di un tempo. Il Texas Hold’em, infatti, la variante che ha avuto maggior successo, viene considerata dai professionisti, e non solo, come una vera e propria disciplina sportiva in cui, per portare a casa dei risultati, serve tanto allenamento e soprattutto tanta pazienza.

Prima di tutto, infatti, per diventare dei giocatori vincenti bisogna conoscere alla perfezione il calcolo delle probabilità, le posizioni e soprattutto bisogna imparare, se parliamo del poker live, a leggere i segnali che ci mandano gli avversari. Non è soltanto una questione di fortuna, come la maggior parte della gente potrebbe pensare, ma soprattutto una questione di nervi saldi e in cui è necessaria la capacità di saper valutare al meglio la situazione in ogni mano.

Certo, non possiamo dire che la Dea Bendata sia del tutto assente in questo gioco. E non è poco frequente che alcuni giocatori riescano ad avere la meglio in tornei di poker importanti, vincendo delle mani improbabili grazie a qualche colpo di fortuna. Ma nel lungo periodo saranno l’abilità, la dedizione e soprattutto la preparazione del giocatore a portare i frutti sperati, soprattutto se si considera questa disciplina come un vero e proprio sport.

Del resto molti giocatori sono approdati al poker sportivo praticando dei giochi di strategia come ad esempio gli scacchi, il backgammon o addirittura, se parliamo di alcuni grandi campioni italiani come Rocco Palumbo e Dario Minieri, il Magic. Dunque, non parliamo di bische clandestine frequentate da personaggi poco raccomandabili, ma di un mondo che è finito sotto l’occhio dei riflettori e che sta ottenendo un vasto consenso.

Insomma, sarà sicuramente diverso dallo sport, visto che non c’è nessun elemento legato ad una prestazione fisica, ma è sufficiente chiedere ad un qualsiasi giocatore arrivato secondo in un torneo per capire l’amarezza che si prova nel terminare ad un passo dalla vittoria. E non è soltanto una questione di premi o di denaro, ma soprattutto di competizione, proprio come succede ad una squadra di calcio che arriva alla finale di Champions League e perde ai rigori. Un ulteriore motivo per considerarlo come una vera e propria disciplina sportiva o uno sport della mente che per certi versi può somigliare agli scacchi.

 

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