A colpi di penna – La signorina M. e la festa di compleanno

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Luci basse e penombra d’ambra. Io e la signorina M. siamo alla festa di compleanno di un amico storico  e sediamo ad un tavolo con una coppia di perfetti sconosciuti.

 «Voi fumate?» ci chiede Mauro, il tizio sconosciuto.

Paf! La signorina M. mi dà un calcio. Un gesto veloce sotto il tavolo.

«Noi? No, no, non fumiamo» rispondo io smorzando a fatica l’espressione di dolore.

«Allora scusateci, io e Susanna abbiamo proprio bisogno di una sigaretta.»

«Preeego, prego» li congeda la signorina M. con un sorriso ebete sulla faccia.

I due vanno, ricambiando il sorriso, ed è altrettanto ebete.

«Noi non fumiamo, eh? ma sei pazza, o cosa? io voglio, devo fumare!» sbotto.

La signorina M. pare non aver sentito. Sbatte i pugni sul tavolo: «Dico io ma con tanti invitati giusto con questi mammalucchi dovevamo sederci?»

«Oh, abbassa la voce. Stai esagerando. Può capitare, ad una festa, di dover trascorrere la serata con persone estranee.»

«Tesoro, lo so, ci mancherebbe, non sono una donna di Neanderthal!»

«Ah no?»

«Simpatica! Chérie, siamo serie. Qua non si tratta di essere socievoli o meno. Ti rendi conto che questi due –Dio li fa, li accoppia, ma non li accoppa- non hanno fatto altro che raccontarci della loro vita anche se noi non abbiamo chiesto loro niente? Sappiamo che lui sta studiando per diventare notaio, che lei vorrebbe tanto cimentarsi a preparare dolci, sebbene costretta a lavorare, e che questa privazione la stressa. Entrambi sognano di sposarsi “perché l’orologio biologico impone loro di riprodursi”. Conosciamo i loro gusti alimentari ed i dettagli della loro ultima vacanza. Ma dai, su! Secondo me non si ricordano nemmeno come ci chiamiamo.»

«Proprio non riesci a rilassarti, vero?»

«Quindi per te ci sta che due prendono a parlare a ripetizione della loro esistenza, senza che nessuno li interroghi, e che nemmeno per un attimo salti loro in mente di lasciar replicare all’interlocutore. Chissà, chérie, forse è colpa nostra. Forse abbiamo un’aria disperata, o al contrario, un aplomb che incoraggia gli altri a sfogarsi, non so.»

«Uuu, basta, non ti sopporto più. Eppure sei giovane per la menopausa. Sai che ti dico? io vado proprio a fumare e dovresti farlo anche tu.»

«Io là fuori non ci vengo. Vai e salutami i due simpaticoni.»

Mentre mi dirigo verso la terrazza con il pacchetto di Multifilter in mano, incrocio Susanna in ritirata.

«Ma quindi fumi?»

«Eh, guarda, è la prima sigaretta dopo mesi di astinenza. Mi avete tentata…»

«Ah, mi dispiace tanto tanto. Comunque un tiro è il migliore alleato contro lo stress…»

Emetto un risolino. Vorrei dirle che sto benissimo. Lancio un’occhiata sguincia alla signorina M. Si è coperta la bocca con una mano ed è tutta rossa in viso. Starà soffocando?

Susanna si accomoda al suo posto. Avvicina la sedia al tavolo e mantiene le braccia ad angolo retto, attenta a non appoggiare i gomiti.

La signorina M. sbarra gli occhi: è troppo persino per lei.

Susanna storna lo sguardo da un lato all’altro della sala. Ogni tanto gongola, muta.

La signorina M. lo nota ma fa finta di niente e prende a grufolare nella borsa. Poi emette un colpo di tosse. Finché Susanna non spezza il silenzio: « Ti verso del vino?»

La signorina M. sfodera un sorriso: «Volentieri, grazie.»

Susanna avvicina il calice a quello della signorina M.

«A questa serata!»

Poi si disfa del calice.

«Dimmi, ma quanti anni hai? prima tu e la tua amica non ci avete detto molto…»

La signorina M. sente che sta per scoppiare a ridere ma pensa all’invasione degli alieni sulla Terra e soffoca la risata sul nascere.

«Ho trent’anni.»

«Trent’anni? quindi stai pensando di sposarti…»

La signorina M. involontariamente alza gli occhi al cielo per un secondo. Con la mano stazzona l’orlo della gonna.

«Sposarmi? Beh, no»

«No? Io e Mauro, invece, lo desideriamo tanto.»

«Mi fa piacere per voi.»

La signorina M. ha sempre stampato un sorriso sulla faccia. Non appena mi vede riapparire rilassa i lineamenti quasi avesse avuto una visione celestiale.

Ci attendono ancora la torta e le fotografie.

Ogni tanto i due si isolano sussurrandosi parole all’orecchio.

La signorina M. mi guarda come a dirmi meglio questo che la svendita della loro vita.

Non appena gli invitati sono di nuovo seduti, il cantante e il tastierista attaccano Signorina di una volta, un fox trot di tempi andati.

«Signorina M, questa è per te!»

Guglielmo, il festeggiato, si sta sbracciando dall’altra parte della sala e ci strizza un occhio. La signorina M. scoppia in una risata.

Guglielmo si avvicina al tavolo e mette una mano sulla spalle destra di Mauro.

«Ragazze, mi dispiace che siete rimaste per forza di cose, anzi di posti, un po’in disparte. Ma sono certo che con Mauro e Susanna non vi siete annoiate un attimo.»

«Ah, caro, ci puoi giurare, ci puoi proprio giurare» e mentre lo dice la signorina M. guarda da un’altra parte agitando la testa a ritmo di musica.

La signorina M. è una donna di trent’anni, con la lingua lunga e lo sguardo acuto.

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Ha il gusto di una parigina degli anni Venti (li ama) e lo humour di un’inglese in gonnella scozzese.
Quando busserà alla vostra porta, preparatele una tazza di tè e ne sarà contenta

 

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