A colpi di penna – La signorina M. e il concerto di Brunori Sas

Tostato da

dischi-anni-ventiDriiiin. Il telefono della signorina M. squilla.

«Si?»

«Ciao, sono io»

«Tesoro, ciao. Dimmi tutto»

«Volevo chiederti se stasera ti andrebbe di accompagnarmi ad un concerto di Brunori Sas»

«E chi sarebbe?»

«Ma come chi sarebbe? È un cantautore molto ironico e anche un po’ esistenzialista. Insomma un bel mix. Dovrebbe piacerti»

«Ah sì, e come mai io non ne ho mai sentito parlare?

«Ma come Lei, lui, Firenze e il brindisi a noi che non ci amiamo più?»

«Stai blaterando, o cosa? Un altro fenomeno pop che spacciamo, anzi spacciate, per cantautore?»

«Ulalà, dimenticavo che tu sei rimasta a Boris Vian  e a Je suis snob, je suis snob. Sei antica, amica mia!»

«Meglio antica che rincretinita»

«Vabbè, senti, le tue resistenze stanno a zero. Non puoi piantarmi in asso per il concerto. Mi appello al tuo bon ton…»

«Guarda ci vengo, ma solo perché sono una signora»

Così la sera andiamo al concerto.

All’ingresso del teatro un’accolita di ragazze dai venti ai trent’anni,  più qualche donna sulla quarantina, fa la fila alla biglietteria. Qualcuna, tra le più giovani, scatta fotografie. Altre hanno tra i capelli fascette colorate e le peggio combinate sventolano una lucina a forma di cuore. La signorina M. sbuffa. Si guarda intorno come se, svegliatasi da un sonno, si fosse accorta che la gente ha preso a camminare sulla testa. Ha la bocca semiaperta e gli occhi sbarrati.

«Chérie, da come si scaldano qua fuori c’è da sperare che questo tizio col nome di una ditta sia un gran figo»

«Eh, no. Non è bello, ma è bravo»

La signorina M. annuisce, rassegnata ad imbattersi in uno scorfano che suona la tromba. Io, invece, non sto più nella pelle.

 Dopo trenta minuti di fila, finalmente entriamo nella sala dell’esibizione. Le ragazze a gruppetti intonano stralci di canzoni: Perché la mia non è una vita speciale /E molto spesso me la devo inventare /Perché la mia è una vita normale.  Immaginano il momento in cui Brunori salirà sul palco e si sdilinquiscono.

«Sai, prima di venire qualche canzone l’ho ascoltata anch’io» interviene la signorina M.

«Ebbene?»

«Bene un tubo!  Mi devi spiegare che ci trovi in uno che canta di quando guardava gli altri farsi le canne. E pure queste ragazze…ma l’hanno mai ascoltata la musica? Su, insomma!» e  la signorina M. prende ad intonare Kiss di Prince.

La fulmino con lo sguardo.

«Mamma mia! Se avessi solo sospettato tutta questa insofferenza per un concerto, un innocuo, divertente, concerto, non ti avrei mai chiesto di accompagnarmi. Dai, Brunori Sas non è certo la fine del mondo!»

«La fine del mondo no, tesoro, ma del mio sistema nervoso si, eh»

Intanto la gente continua ad arrivare, a prendere posto. Qualcuno spintona qua e là.

«E stai più attenta» strilla la signorina M. ad una che le pesta un piede.

La tipa intimorita, arrossisce e chiede scusa.

«La smetti, che ci menano?»  intervengo io

«Tesoro,  qua dovremmo essere noi a menare, non il contrario. Non vedi che la gente ti spazza via se gli intralci il cammino? E per cosa, poi? Basta un Brunori Sas qualsiasi che si dimenticano le buone maniere» e mentre si lamenta la signorina M. sgomita, tutta imbronciata.

Comincia il concerto.

Io canto, faccio amicizia con tre ragazze vicino a me. La Signorina M. si è seduta, con la testa appoggiata sulla mano ed un muso lungo fino al polpaccio. Ogni tanto, le do uno spintone per smuoverla e quella fa un segno con le mani, come a dire che barba infinita.

Vorrei strozzarla, ma pazienza.

La Signorina M. è così, o si lascia o si prende.

La signorina M. è una donna di trentanni, con la lingua lunga e lo sguardo acuto.

Commenta quello che la eccita, o la fa arrabbiare.
Ha il gusto di una parigina degli anni Venti (li ama) e lo humour di un’inglese in gonnella scozzese.
Quando busserà alla vostra porta, preparatele una tazza di tè e ne sarà contenta

Nota dell’autrice: non me ne voglia il buon Brunori. Si scherzava, anche perché a me “Lei, lui, Firenze” piace un sacco.  Qua per ascoltarla.

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da Avanguardie

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