La Grasse Matinée – Love is all we need

Tostato da

Una mail collettiva su Facebook chiede a undici giovani che sono o sono stati innamorati di raccontare in poche righe un momento speciale, di descrivere brevemente i loro sentimenti, che siano – o siano stati – corrisposti o meno.

Innamorarsi” è una parolona, ma i pezzi di vita che sono emersi sono di una tale intensità e semplicità al tempo stesso che non vengono molti sinonimi.

A voi la lettura, perché leggere di aneddoti di vita concreta che rivelino la possibilità di affetto incondizionato fra due persone non può che fare bene, nella fretta del vai e vieni quotidiano. E qui la smetto con le banalità e vi lascio alle loro voci.

Uno sguardo. Quel semplice incontro di occhi aveva cambiato tutto. Lui era lì di fronte a me: bello, audace, sfrontato, disinibito. Perfetto, o almeno così era ai miei occhi, in quel momento. Eppure nulla sembrava accomunarci, nulla di me sembrava poter permettere a quello sguardo di tornarmi addosso con lo stesso interesse che il mio, di sguardo, provava a nascondere. Ma la bomba nel petto ormai me l’aveva lanciata e quel ragazzo distratto il fiato me l’avrebbe tolto, da lì in poi, per troppo tempo.”

4 AM: “Ehi, sono sotto casa”. Il ragazzo l’ha finalmente riaccompagnata, era ora. È tardi e lei è in giardino, fa freddo, devo sbrigarmi. Faccio la strada più lontana dalla piazzetta dove ho lasciato gli altri, corro, corro come non ho mai fatto e divoro i dieci chilometri in pochissimi minuti. Arrivo, la intravedo dietro il cancello, accendo gli abbaglianti per mezzo secondo, entra velocemente in macchina. Mi sorride, si avvicina e mi stringe per un po’, che è sempre troppo poco. -Buonanotte amore mio. -Buonanotte piccola.”

Sai quella sensazione strana che provi appena sveglio? Quel momento tra il sonno e la veglia in cui provi a ricordare , ma qualcosa ti riporta ancora li, dove non c’è bisogno di pensare. Quella mattina era tutto capovolto. Mi accorsi che in realtà non c’era più lotta. Non c’era pensiero contro sogno. C’era un sogno e basta. Lo guardavo dormire, accanto a me. Forse erano quelle poche ore di riposo che ci eravamo concessi che mi facevano pensare questo, forse era la stanchezza, forse e certamente qualcos’altro. L’Italia agli europei, festeggiamenti al centro di Roma, chiacchiere con amici in strada fino a tardi e poi la corsa verso casa sua. E poi mi rimane il tuo viso accanto al mio, tu che respiri piano, tu che hai la mia mano nella tua, tu che quando ti sveglierai sarà meglio di ieri. E forse, lo spero, domani sarà meglio di oggi. Aspetto di guardarti negli occhi, ma già so la risposta. Buongiorno L. Buongiorno amore. “

Dicendolo cosí, proprio in tutta sincerità, ancora oggi mi sembra impossibile che ci siano persone capaci di restare impassibili di fronte alla sua sfrontata bellezza, la perfezione scesa in terra, una perfezione che non si é poi tanto sforzata per essere tale. Una perfezione nuova, mai vista, molto distante da quella conosciuta. Ero capace di difenderla dalle più grandi accuse (fondate), dagli strafalcioni alle cazzate che faceva, perché, nonostante spesso tentassi di convincermi del contrario, mi assorbiva totalmente la sua presenza e, in mancanza di essa, il suo pensiero. E per quanto mi sforzassi di mantenermi distante da quel nucleo di bellezza/potere illimitato a causa della sua ingiusta e smoderata attribuzione, finivo sempre per dedicarmi a lei con immensa e maledetta devozione.

Non mi ero mai sentita a casa come a casa sua. Quella taverna era ormai diventata il nostro monolocale, sua madre era la madre che avevo sempre voluto, suo fratello era il fratello maggiore un po’ strano di cui avrei avuto bisogno nell’adolescenza e suo padre (che mi prendeva un po’ in giro chiamandomi “comunista atipica”) era lo stesso che mi abbracciava per primo ogni volta che varcavo la soglia di casa. Per questo motivo mi sono sentita morire dentro quando ho preso la decisione di finirla lì. Ci amavamo e ci amiamo ancora ma a volte l’amore non è abbastanza. Probabilmente era il tempo ad essere sbagliato, non noi.”

Ci siamo conosciuti su Facebook tramite amicizie in comune:ero titubante all’inizio, ma molto curioso. Quante volte può statisticamente accadere che persone conosciute online si rivelino davvero speciali? Eppure, nonostante il timore, un giorno abbiamo deciso di vederci. Non so come vanno le statistiche, ma a noi è andata proprio così:ormai siamo inseparabili”

Era il diciotto di aprile. Ero a Pisa, ospite del mio amico L. . Quel giorno avevamo avuto una piccola, stupida discussione. Parto per Firenze per farmi sbollire la stizza, mando un messaggio ad A., avvertendolo che mi trovavo di passaggio dalle sue parti. Ci vediamo davanti al Duomo, di lì un giro per le strade del centro di Firenze. Lui mi fa da guida, parlandomi di questo e di quel posto, ma appena gli sguardi si incrociano tutti e due facciamo finta di nulla. Poi in stazione il suo treno parte prima del mio. Lui sul gradino del vagone, io sul marciapiede. Un bacio. Un mio bacio che vuol dire “Non andartene”. Un “non andartene” che continua ancora oggi, dopo quasi un anno.”

Assurda, la maniera in cui riesce tuttora a farmi piangere. Non sono lacrime di tristezza né di gioia:sono lacrime dolci che sgorgano nel fissare qualcosa di enorme, spiazzante e meraviglioso che siamo io e lei insieme. Piangere come i bambini quando di notte lei macina chilometri per regalarmi un abbraccio, portarmi un litro di latte se l’ho finito e gli alimentari hanno chiuso, quando la sento accanto nel divano letto sfatto fino a che non mi si chiudono gli occhi. Piangere senza trattenere neanche una lacrima quando mi sveglio e alla cieca cerco e trovo le sue labbra, le assaporo e quella giornata già va bene così. Piangere quando va via, vedere che piange anche lei, baciarle le lacrime via.”

Non lo sentivo ormai da diversi mesi, non rispondeva al cellulare e nemmeno alle e-mail. Io non ci speravo più:non saprei spiegare bene perché quel giorno decisi di provare per l’ennesima volta a comporre il suo numero. Il telefono squillò e lui rispose: la voce mi si strozzò in gola, il cuore batteva all’impazzata. Mi disse che ci saremmo potuti vedere ancora una volta e che sarebbe stata l’ultima:stava lasciando l’Italia. Solo in quel momento capii che provavo per lui qualcosa che mai avevo provato prima.”

È iniziato tutto per caso. Un giorno l’ho conosciuta e le ho lasciato il mio numero. Il giorno dopo ho ricevuto il suo “buongiorno”, il giorno successivo gliel’ho mandato io. Finché un altro giorno, dopo tre anni insieme, non ho ricevuto alcun messaggio da lei. Il giorno dopo nemmeno. Non l’ho più vista, né sentita. Non mi ha lasciato nemmeno la possibilità di dirle “Addio” o “Arrivederci”, ma ancora adesso nel mio cuore ha un posto che non può più essere occupato.”

Sono in libreria. Un brivido mi percorre tutta la schiena. E’ la prima volta che parlo con te e i tuoi pensieri fatti parole sono scosse di un terremoto che mi travolge.

Siamo a casa tua. Le tue parole continuano a darmi i brividi. Comincio a parlare con una voce sempre più bassa. Me ne accorgo, rialzo il tono. Poi di nuovo un brivido e di nuovo quella voce. Ho paura che tu te ne accorga. E’ la prima volta che parlo con te e già mi sento un po’ tua.”

* * *

Bene, ed ora facciamo un giochino:di queste undici testimonianze una e soltanto una fa riferimento ad un amore eterosessuale.

Voi sapreste definire qual è?

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!