Il fu Mattia di Tato Russo, al Bellini l’ombra di noi stessi

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Mattia, fu Mattia, Adriano, fu Adriano e ancora fu Mattia. Nel riadattamento di Tato Russo, l’opera del maestro siciliano vive d’uno spessore inedito, e trova condensati in un taglio d’arte teatrale dal retrogusto antico, i temi più cari a Tato e insieme più sfuggenti del romanzo. Mattia, poi Adriano, poi ancora Mattia è un perdente, e siamo anche noi. E’ il perdente che c’è in ognuno di noi, la vita dalla quale vorremmo fuggire o che avremmo voluto vivere, sono le persone che vorremmo vedere allo specchio, e insieme quelle che non vorremmo vedere. Perché nessuno vive davvero la vita che avrebbe voluto; perché nessuno è davvero in grado di non fuggire mai da se stesso; perché davvero nessuno può vincere per sempre, se non in una grandiosa e fortunata notte al casinò. E tra le ombre della scena, in quelle ombre così sapientemente rese, lo spettatore si perde, non solo alla ricerca del senso profondo della trama, ma anche alla ricerca di se stesso, e delle proprie personalissime verità. La vicenda resta sullo sfondo a chi già la conosca, e si presenta intanto limpida a chi non la ricordi o l’apprenda per la prima volta, permettendo ai primi il lusso d’una introspezione facilitata dalla linearità della prospettiva retorica adottata, e ai secondi il vantaggio di scoprire il perché tanta meritata fama abbia raggiunto il premio nobel siciliano, potendo anche inseguire se stessi, nel dispiegarsi degl’intrecci.

Nel gioco delle parti così proposto, sullo sfondo di maschere che ricordano le segrete del teatro greco, i miti del doppio mai riuscito, dell’alter ego, della vita perduta, e inattesa, e riacchiappata, e riperduta, e inseguita, si fondono in un calice che non è mai angosciante, ma certo un poco amaro, e che inevitabilmente condurrà chi lo beva ad una riflessione, magari breve ma di sicuro profonda. Così Tato Russo, senza irriverenze, scava ancor più laddove Pirandello medesimo non volle scavare più a fondo, lasciando gli astanti ancor più nudi, e attoniti, nel vedere in Mattia e in Adriano davvero loro stessi, e le proprie identità dimenticate, taciute o non ancora scoperte.

Ancora oggi e domani, al teatro Bellini di Napoli. Info e biglietti.

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