Tu hai mai scritto un blog?

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Vi ricordate quando avete sentito per la prima volta il termine “blog”?

Vi ricordate come suonava inusuale la pronuncia di questa parola con la “o” semiaperta diversa dal solito, associata a un’idea mentale paragonabile a un’accozzaglia abbastanza indefinita di pagine di diario, foto condivise, idee, pensieri sparsi e consigli?

I effetti non ci siete andati molto lontano: il neologismo cibernetico è stato coniato nel 1997, contraendo web e log, ovvero “diari in rete”; fenomeni mediatici indiscutibilmente innovativi, i blog hanno goduto di un periodo di grande fortuna comunicativa rivoluzionando l’idea di pagina web.

Per la prima volta nella storia del WorldWildeWeb, gli spigoli gelidi e il rigore spartano della rete sono stati smussati dall’aggiunta della componente umana e personale dei navigatori-autori. Si è innescato il processo (e la voglia) di aggiungere qualcosa di poetico, di privato e corporale al database di mere informazioni e anonimi numeri. La consapevolezza dell’uomo del 2000 di essere riuscito a raggiungere un buon livello di dimestichezza con le nuove tecnologie, ha fatto sì che si iniziasse ad adoperare uno strumento all’apparenza lontanissimo dalla ruvida carta e dalla vecchi amica penna, ma esponenzialmente più potente. Probabilmente inconsapevoli del grande passo, i pionieri del blog hanno iniziato a rilasciare in rete frammenti di sé sotto forma di HTML.

Condivisione. Questa la parola-chiave dei diari on-line; che si tratti di collezionismo, viaggi, musica, scarpe, sport, make-up, moda o cibo, la vostra passione vale la pena essere condivisa, il più tempestivamente possibile, con il maggior numero di auspicati followers.

Caratteristiche uniche dei blog: la periodicità e l’organizzazione cronologica dei contenuti. A giorno d’oggi più di 156 milioni quelli pubblici; le ragioni del loro successo sembrano implicite.

E a volte i blogger decidono di unirsi, come è successo per il neonato PaperProject: un calderone di nuovi narratori della rete che raccontano l’Italia. 55 penne, ognuna curatrice del proprio spazio, si sono riversate in un unico sito,  una sorta di magazine diviso per aree tematiche. Potremmo definirlo un Pinterest all’Italiana.

“Vogliamo offrire un punto di vista non giornalistico su quello che succede intorno”, così parlano del nuovo progetto i blogger, che mirano a diventare un portale di contenuti del tutto libero da vincoli; un palcoscenico dove raccontare realtà e passioni a modo loro.

Che sia proprio questa l’innovazione? A sedici anni dall’apertura del primo blog, dopo aver rotto il guscio e i canoni sovvertendo la segretezza del diario standard, i narratori del web mutano l’idea di riservatezza solitaria e si agglomerano fra di loro. Più punti di vista sulla stessa schermata, idee forse discordanti tra loro, fonti più o meno verificabili in un aggregatore di tanti diari diversi, ognuno con la sua personalità e il suo modo di raccontare.

Una fotografia di questo particolare momento storico, un’istantanea a colori vividi, soggettivamente veri, diretti, dagli occhi alla tastiera. E tutto più veloce, più aggiornato, più numeroso, più vicino, più social.

Che sia questo il futuro della nostra informazione?                                           Risparmieremo qualche click; ma dovremo selezionare bene il punto dove indirizzare il cursore.

 

 

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