A colpi di penna – La signorina M. e l’ora di ginnastica

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donna-vintage-che-si-trucca«Che hai? sei di cattivo umore?» chiedo alla signorina M. non appena mi apre la porta di casa sua, col broncio di chi è appena rientrato da una vacanza alle Mauritius.

«No, tesoro. Stavo solo facendo un po’ di aerobica e tu mi hai interrotto sul più bello, ecco tutto».

La guardo interdetta. Noto ora la tuta, la coda di cavallo, e mi chiedo da quando abbia preso a sgambettare, visto che di solito bastano dieci minuti a piedi per fiaccarla.

«Scusami, non volevo» replico, sicura che, alla fin fine, stiamo solo indugiando in convenevoli, visto che la signorina M. non stava di certo allenandosi per le olimpiadi. Ma è una grama speranza: è ancora indispettita e non mi fa entrare.

«Che fai, non mi fai entrare?».

«Chérie, non volermi male, ma non posso».

«Come non puoi? Proprio a me dici non puoi?» «Oppure…aspetta, forse ho capito» sghignazzo.

«Capito? Cosa avresti capito, chérie?».

«Beh che la ginnastica la stavi facendo con un uomo! Brava amica mia, fai bene. Ti lascio subito, anzi fai come se non fossi mai passata. Sia lodato il cielo: qualcuno ti si piglia. Evviva!», e faccio per andarmene.

«Tesoro, ma che vai blaterando? Di certo se dentro casa mia ci fosse un uomo, non starei conciata così, con una tutona e la fronte madida. E poi spiegami: il piacere di non essere disturbati è direttamente proporzionale al traffico nella propria stanza da letto? Chérie, io insisto solo per difendere il mio tempo libero. Libertà senza il telefono che squilla, senza il fidanzato-che non ho- che reclama la cena o l’amica-scusami, non volermi male-che caschi il mondo, deve per forza raccontarti i fatti suoi quando hai staccato un pochino la spina. E no, eh, non va, non va!».

Sbarro gli occhi.

«Nervosetta? Che c’è? sei nel tumulto di una sindrome premestruale?».

«Tesoro, non ho nessuna sindrome. Dico solo che c’è un tempo per gli altri e un tempo per sé. Oggi il tempo è mio, tutto mio, a patto che non caschi il mondo, giusto oggi».

donna-retròLa signorina M. è una donna di trent’anni, con la lingua lunga e lo sguardo acuto.

Commenta quello che la eccita, o la fa arrabbiare.

Ha il gusto di una parigina degli anni Venti (li ama) e lo humor di un’inglese in gonnella scozzese.
Quando busserà alla vostra porta, preparatele una tazza di tè e ne sarà contenta.

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