Lanificio 25, la tana della Bestia CARENNE

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Ha 5 teste, 10 braccia, si ciba di respiri e torna a vivere ogni volta che suona. Si assopisce se non ha uno strumento tra le zampe, si rianima solo se sente odore di carne umana, polvere, legno e metallo. Intimidisce le prime file, spaventa i deboli di cuore. E’ un Frankenstein bestiale, un assemblaggio di variegate intenzioni, un amalgama di tessuti animali, è CARENNE.

Il Lanificio 25 è diventato per la sera del 1 giugno la sua tana. Fuori un tempo da lupi, dentro un’atmosfera da Bestia. Strade troppo bagnate per essere, secondo il calendario, in primavera inoltrata, e allora tutti a rifugiarsi dentro, a muoversi nelle luci calde, a parlare nella musica.

Tocca ai Kafka Sulla Spiaggia aprire la serata. Gruppo campano, di cui potete ascoltare qualcosa qui, che prende il nome dall’opera di Haruki Murakami, per la strana affinità di esperienze tra il protagonista del libro e la voce della band, Luca Stefanelli. Energica e partecipativa la loro esibizione, grazie al basso di Andrea Canonico, la chitarra di Giorgio Magliocco e la batteria di Nico Del Vecchio. Il loro primo Ep vedrà la luce il prossimo autunno e sarà distribuito con licenze Creative Commons.

Un intervallo circense segue la performance dei Kafka. Si tratta delle artiste Claudia Salomone e Valentina Abbate, rispettivamente al tessuto aereo e al trapezio acrobatico, che hanno incantato la platea danzando sospese.

Ma ora ci siamo, è la volta di Carenne. E’ pronta, ha affilato le unghie sulle corde della chitarra, ha predisposto gli strumenti sul palco, ha preso posizione e guarda la folla. Una bicicletta pende dal soffitto, una sedia a sdraio è fissata al centro, vicino al palco. “Su e giù di scale non fa male, non fa male…”. La conosco bene, la Bestia, inizia piano, poi parte sulla macchina trasversale. E non gli puoi staccare gli occhi di dosso mentre pedala, ti cattura. L’interazione tra le 5 teste è la corda che ti lega alla sedia. Non suona solo con le mani, no, ma con ogni omeomeria del corpo. Canta storie, cambia gli strumenti, urla, si sbraccia, suda. E trema, “come una lanterna di carta gialla col morbo di parkinson”. Fa spazio a tre ospiti sul palco, Carmine Martucci alla chitarra,  Corrado Ciervo al violino e alla voce di Libera Velo.

Una misticanza di suoni e parole, un viaggio fino a Mosca e ritorno, che termina inesorabile con la saggezza di un signore che ha capito troppo bene che “il tempo è un poco vigliacco/prende gli uomini, li fa volare/ e quando è il momento scappa sul fatto”. Ed il tempo è fuggito, la Bestia si è saziata di sguardi e carne, ed è scomparsa dietro al palco. Ma è come una maledizione, una condanna. Vista una volta si è costretti a seguirla per sempre. Un’Euridice animale, “così seducente che quasi  ci si dimentica del perché le si debba resistere”.

Nella pancia della Bestia si muovono Paolo Montella, Giuseppe Di Taranto, Vincenzo Ippolito, Luigi De Cicco e Antonello Orlando. Hanno portato il loro Ep Ponte in giro per lo stivale, collezionando più di 60 date e a breve uscirà il loro prossimo lavoro, sempre prodotto in Creative Commons.

Un grazie alla Subcava Sonora che ha organizzato la serata, al Lanificio 25 per l’ospitalità e a Stefania Palumbo e Gennaro Visciano per le foto.

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