Seconde Visioni – La Jetèe

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Mi piacerebbe iniziare questa rubrica non con un autore, non con un film, ma con un cortometraggio. Niente Lumière rimanete pure sulle poltrone senza scappare dal treno che vi arriva addosso, anzi arriva a la Ciotat, restiamo comunque nella patria dei due geniali fratelli.

Prima di cominciare vi devo chiedere una cosa, avete presente “L’esercito delle 12 scimmie” di Terry Gilliam? Bene cancellate un attimo tutti i Bruce Willis, Brad Pitt, inquadrature caleidoscopiche, fotografie sul giallo e rosso, manicomi, prime guerre mondiali, virus, eccetera; fatto? Bene. Ora andiamo un po’ nel 1962, nella nazione dei fratelli del cinema (e della luce).

Ma per cominciare ci si deve anche soffermare sull’autore, Chris Marker, francese. La sua carriera è legata all’inizio con collaborazioni di Alain Reisnais, uno dei maestri dell’ allor fiorente Nouvelle Vague, ma il suo percorso si diversifica, intensificando il suo lavoro di più sulla video arte. Nel ’62 realizza appunto “La Jetèe” che già dai titoli non è proprio un film, nemmeno un vero cortometraggio ma, testuale, un photo–roman, letteralmente un fotoromanzo, ma niente a che vedere con i foto romanzetti italiani, non c’è nessun Sceicco Bianco, né Valentino. Il lavoro di Marker consiste nel realizzare sequenze attraverso fotografie, e incredibilmente, con la sola potenza dell’immagine ferma, dare una sorta di dinamicità che sarebbe stato impensabile con i 24 fotogrammi al secondo.

Il racconto è quello di un uomo che vive nei sotterranei della terra sconvolta dalla terza guerra mondiale, con un ricordo d’infanzia ossessivo, il giorno in cui  i genitori lo portarono all’imbarco dell’aeroporto (la jetèe, appunto) per vedere gli aerei. Quel giorno incontrò lo sguardo di una donna, vide il suo sorriso felice adombrarsi d’un tratto, lesse sul suo volto lo sconforto di dolore per un uomo colpito a morte da un proiettile. Quest’immagine forte l’uomo se la porta dentro, perché è l’ultima fotografia che ha del mondo prima dello scoppio della guerra.

Nelle prigioni dove passa la sua vita da condannato (non si è dato sapere il perché), arriva un’équipe di scienziati che con le nuove ricerche ha trovato un modo per far viaggiare nel tempo le persone: una possibile soluzione per ristabilire la pace passata sulla terra odierna. L’uomo fa da cavia, sperimentando il viaggio soprattutto sulle sue emozioni, innamorandosi di una donna, sentimento che gli sarà fatale.

Guardando la pellicola di Marker,  la prima cosa che può venire in mente sono autori quali Orwell e Philp K. Dick. Ma, portando dentro di sè l’esperienza del cinema francese dell’epoca con l’amore del cinema citazionista,  l’omaggio, anche esplicito è verso Hitchcock.
Nella scena dove il protagonista, con la donna, si ferma davanti a un tronco di albero dove sono segnati gli anelli del tempo, è  un riferimento chiaro alla scena di James Stewart e Kim Novak ne “La donna che visse due volte” (Vertigo) del regista inglese.
In quella sequenza James Stewart capiva di essere innamorato della Novak, e la stessa cosa accade con l’uomo di La Jetèe, per il quale gli anelli del tempo rappresentano la condizione del viaggiatore del futuro, ma che si ritrova a scoprire un’emozione che paradossalmente esisteva solo nel passato.

Con questo photo–roman spero sia cresciuto in voi la curiosità per questo autore. Le Jetèe la trovate qui in italiano su youtube.

Vi lascio una filmografia essenziale.

Buona visione.

FILMOGRAFIA ESSENZIALE

·         Les statues meurent aussi (1953), in collaborazione con Alain Resnais

·         La jetée (1962)

·         Lontano dal Vietnam (Loin du Viêt Nam – 1967) con Joris Ivens, William Klein, Claude Lelouch, Jean – Luc Godard, Agnès Varda e Alain Resnais

·         Sans Soleil (1983)

·         A.K. (1985)

·         Level Five (1997)

·         Chats perchés (2004)

MA ANCHE

·         La donna che visse due volte (Vertigo – 1958) di Alfred Hitchcock

·         L’esercito delle 12 scimmie (12 Monkeys – 1995) di Terry Gilliam

 

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