A colpi di penna – La signorina M. e le riflessioni linguistiche

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ragazza-che-lancia-fogli-La signorina M. legge Proust, io Carver.

Mentre il pomeriggio scolora nella sera, ce ne stiamo comode sul divano sotto la luce ocra di una lampada liberty. Per fortuna non fa tanto caldo.

Poi la signorina M. alza la testa e mugugna qualcosa.

«Giuro, io questa mania di semplificazione della lingua non la capisco» .

Storno gli occhi dalla pagina e la guardo.

« Ce l’hai con Carver?» le chiedo.

«Con Carver, l’erede del punto hemingwayiano? No di certo, chérie. È che leggendo Proust ho pensato alla ”twittermania” e al panegirico dei 140 caratteri. La gente lo vende come un eserciziario di brevità, un laboratorio di talento. Eppure io sono convinta che per addestrarsi al meglio è necessario prima perdersi nelle lande di un classico, di uno scritto complesso e arzigogolato» sbuffa.

Io sorrido e ritorno ai racconti di Carver. Che pazienza con questa signorina M.!

La signorina M. è una donna di trent’anni, con la lingua lunga e lo sguardo acuto.

Commenta quello che la eccita, o la fa arrabbiare.

Ha il gusto di una parigina degli anni Venti (li ama) e lo humor di un’inglese in gonnella scozzese.
Quando busserà alla vostra porta, preparatele una tazza di tè e ne sarà contenta.

 

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