A Parigi mangiano il cibo con tutto il piatto: imballaggi commestibili

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WikiFoods, l’azienda che ha sviluppato un nuovo packaging dei cibi del tutto commestibile, ha appena aperto un nuovo bar a Parigi.

Si chiama Wikibar ed offre ai suoi clienti pietanze contenute in rivestimenti commestibili; nel menù troviamo yoghurt, gelato, formaggi – e perfino cocktail. Nonostante l’assonanza, non ha nulla a che vedere con Wikipedia.

Creati dal professore di Harvard David Edwards, i contenitori commestibili possono essere plasmati in diverse forse e misure, e contenere liquidi, mousse e cibi solidi.I più comuni si presentano sotto forma di perle, o come le ha battezzate l’azienda alimentare “wikiperle“, una sorta di frutto futuristico dal contenuto morbido.

Il guscio esterno si serve freddo, si tocca con le mani e non si scioglie, e pare abbia anche un buon sapore.

Progettati per ridurre gli sprechi, grazie agli “edible packaging” il cliente potrà mangiare il pasto con tutto il contenitore.

Questo luogo -per il momento unico- si prefigura essere solo il prima di una lunga serie: la WikiFoods, dopo il successo parigino, ha già in programma di aprire un nuovo bar in Massachussets.

E non si escludono pop-up bar per il futuro.Che sia questo il futuro del cibo e delle bevande?

L’attenzione di WikiFoods all’ambiente è certamente lodevole, i rifiuti derivanti dal packaging rappresentano infatti una percentuale compresa tra il 25% e il 30% del totale dei rifiuti solidi urbani; una vera è propria piaga per la salvaguardia del pianeta. Ma ci chiediamo: per quanto inquinante, il packaging ha come scopo quello di proteggere il cibo dalla contaminazione esterna, una norma sanitaria indiscutibilmente necessaria.

Bene, ma da qualche parte deve pur provenire questo cibo, e se non protetto dal packaging commestibile, allora come?

Ai blogger che ne parlano come della nuova “rivoluzione culinaria”, vien da chiedere: come si trasportano le Wiki-pearl dal luogo della creazione al piatto in porcellana bianca del cliente? Come si conservano, se non in altri contenitori? Qual è il prezzo da pagare per avere la coscienza pulita e lo stomaco –veramente- pieno?

Insomma, per arrivare al tavolo, essendo esso stesso un cibo, il contenitore deve necessariamente essere stato contenuto in un altro imballaggio.

Questo equivarrebbe a dire che la WikiFoods serve salsa di pomodoro, elegantemente contenuta in bucce di pomodoro -plasmate a forma di sfera gelata-, a sua volta precedentemente contenuto in cassette di plastica…

Il tutto abbracciando il green con il motto ecologista “Bon pour vous, bon pour l’environnement!”.

Forse bisognerebbe guardare oltre e considerare quello della WF come un minuscolo passettino avanti nella cura dell’ambiente, ma i dubbi che si tratti di design ai fini di marketing green, non possono non balzarci alle orecchie.  Piuttosto che confezionare magiche sfere alimentari, si potrebbero semplicemente utilizzare packaging biodegradabili, ci si potrebbe attivare concretamente per differenziare e smaltire i rifiuti, oppure si potrebbe cominciare col sensibilizzare la clientela.
E magari servire porzioni più grandi.

Questi fighissimi ristoranti non ci sembrano del tutto sinceri.

Purtroppo –o per fortuna, non lo abbiamo ancora capito-in Italia non abbiamo la possibilità di mordere queste magiche sfere e fare quattro chiacchiere con i cuochi.

Per il momento possiamo solo gustare queste rotonde prelibatezze con gli occhi, risparmiando 6 euro, il prezzo da pagare per tre palline eccentriche (al gusto di coco-mangue, noisette -chocolat et cachuète-vanille).

Caffè News ha particolarmente –e tristemente- a cuore i processi di smaltimento dei rifiuti, e ha da sempre appoggiato le avanguardie ecologiste. Purché non siano radical-chic.

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da Avanguardie

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