I tesori nascosti

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La mostra si terrà a Napoli fino al 28 maggio 2017 presso la Basilica di Santa Maria alla Pietrasanta in via dei Tribunali

Il sei dicembre ha riaperto dopo 20 anni la Basilica della Pietrasanta per ospitare la mostra a seguito di un intervento con fondi UNESCO. “La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative”. Così Vittorio Sgarbi descrive il mistero del collezionismo: “l’interesse per ciò che non c’è”. Da qui parte l’idea dell’importante mostra “I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito”. La collezione prevede 150 quadri che vanno dal Medioevo al Novecento. Il nome i Tesori nascosti sta a significare che le opere non sono state esposte nei musei pubblici e cerca di creare un approfondimento interessante e complesso sulla “geografia artistica” italiana. Degni di grande attenzione i nomi degli artisti: oltre a Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito ci sono infatti opere di Saverio Ierace, Giuseppe Ribeira, Luca Giordano, Francesco Solimena, Pitloo, Palizzi, Morelli, Giorgio de Chirico, Morandi, Ligabue e tantissimi altri. L’acquisto di qualunque tipo di biglietto include il downland dell’App della mostra in cui è possibile ascoltare l’audio guida con la voce di Vittorio Sgarbi e approfondire i contenuti delle opere esposte. Un’importante attenzione è rivolta appena si entra nella mostra dove è esposto il quadro di De Chirico “Le muse inquietanti”. Il dipinto è stato realizzato fra il 1917 e il 1918, durante la guerra, quando l’artista si trovava a Ferrara. Il quadro rappresenta senza dubbio una specie di “manifesto” sulla poetica metafisica di De Chirico. Un’altra particolare attenzione va data senza dubbio alla “Maddalena addolorata” che viene attribuita presumibilmente a Caravaggio dallo stesso Sgarbi. Essa viene rappresentata come una figura femminile di donna ricurva su se stessa, piegata dal dolore per la Morte della Vergine, soggetto estrapolato da una tela ben più nota e grande. Ad un primo impatto la Maddalena non sembra una madonna, ma una donna qualunque. Vittorio Sgarbi ha dichiarato che la mostra “in realtà è un museo”, ed oltre i quadri sono presenti sculture, come le due teste marmoree, prime sculture italiane riferite ad un maestro federiciano della metà del Duecento, seguite da un San Giovanni Evangelista di Tino da Caiamano fino a Vincenzo Gemito presente con importanti opere in marmo, cera e bronzo. Il tocco finale al “museo” viene dato sicuramente dalla location in cui sono esposte le opere: la Basilica di Santa Maria alla Pietrasanta. Essa viene chiamata “pietrasanta”perché all’interno veniva custodita una pietra che, quando la si baciava procurava l’indulgenza. Durante gli ultimi restauri, nella basilica è stato rinvenuto il feretro del celebre scienziato teanese Stefano delle Chiaie. Le 150 opere arricchiscono la struttura della Pietrasanta lasciando il visitatore immerso in questi capolavori e proiettandolo in un’altra dimensione.

 

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