Bentornata al Sud

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No, non è un nuovo film sulle avventure di una giovane “polentona” che dal progredito Nord si ritrova scaraventata nel Sud incivile, ma che poi si ricrede e si rende conto che sono solo pregiudizi che esistono ancora e che separano due parti d’Italia mai davvero superati.

Non è, insomma, il film che ha avuto tanto successo, con Bisio e Siani, è semplicemente il racconto di una napoletana che, per lavoro – e poi per amore – si è trasferita al Nord e che, per amore della sua famiglia, delle sue origini – che con tanti sacrifici l’ha fatta studiare e le ha permesso, oggi, di essere felice, realizzata e soddisfatta – seppure lontana da quei luoghi che l’hanno vista crescere – è tornata a Napoli per abbracciare un po’ tutti: la famiglia, la terra e gli amici.

Ma la sua terra non l’ha stretta in un caloroso abbraccio, la MIA terra non mi ha abbracciata, mi ha accolto come mai mi sarei aspettata. E che mi aspettavo? Non lo nascondo, mi aspettavo di trovare spazzatura ovunque, di monnezza si continua a parlare. A volte, mi capita di ascoltare il TG della Regione che mi ospita e, beh, non è una novità sentir dire no ai rifiuti di Napoli, non è una novità ascoltare politici locali che parlan male della gestione dei rifiuti nel napoletano.

Mi aspettavo tanta monnezza ed invece posso dire che, rispetto a Natale – l’ultima volta che ho visto il centro della città – la situazione sembra un po’ migliorata, almeno ad occhio nudo. Ma quel che vedo peggiorato è il disordine, l’organizzazione e, soprattutto, il menefreghismo della gente. Persino di persone che conosco, completamente assuefatte alla situazione del “qua va cosi, che vuoi farci?”

Ed allora se vieni minacciato di essere malmenato e derubato, di essere inseguito, se è possibile essere aggrediti – per fortuna solo verbalmente – in un luogo pubblico, in pieno giorno, laddove dovrebbe esserci comunque sorveglianza, vuol dire che la situazione è grave. Vuol dire che non c’è più controllo. Vuol dire che non va!

Il fatto è avvenuto nel tratto sotterraneo che collega la Stazione Centrale di Napoli con la Circumvesuviana. Là ci sono negozi che nascono come funghi – sarebbe addirittura carino se non fosse pericoloso passeggiarvi – ma non ho avuto la possibilità di avvistare, anche di lontano, un vigilantes. Quando questo ragazzo, italiano, si è avvicinato a me e a mio fratello che era venuto a prendermi al treno, e ci ha minacciato in dialetto stretto, mi sono spaventata e immediatamente ho cercato di adocchiare qualche poliziotto, qualche vigilantes che magari avesse notato anche la situazione, ma non ho visto nessuno se non le persone che, indifferenti, ci passavano accanto.

Ottimo sangue freddo mio fratello, il quale non si è lasciato intimidire dalla minaccia e mi ha portata immediatamente nel trenino della Circum, in direzione opposta per poi ripercorrere – ma nel trenino – il tratto incriminato.

E la cosa che più mi ha meravigliata è stata quella di ascoltare da mio fratello che non era la prima volta che gli capitava una cosa del genere, che sta capitando spesso e che anche sui giornali locali se ne parla un po’.

Certo – concludo io – i problemi sono ovunque: al Nord e al Sud, ma qui, non so perchè, non ci tornerei a vivere nemmeno se mi donassero un posto di lavoro di duemila euro al mese.

Mi chiamerò dietro l’ira di tutti i patriottici napoletani, ma, credetemi, al Nord c’è qualcosa che qui, in 30 anni, nessuno mi ha mai riconosciuto: la dignità.

La dignità di vivere e, soprattutto, di poter progettare il mio futuro, con fatica, non lo nascondo – perchè ovunque ci son problemi – ma almeno posso sognare di avere un futuro dignitoso.

…e Napoli?
Napoli, speriamo che se la cavi!

Giovanna Circiello

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