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Rotolando 2Montanelli diceva che bisognerebbe buttare i giovani in mare per sapere se sanno nuotare. C’è chi in questo mare ci si è buttato da solo. “Rotolando verso sud” racconta tutto ed inaugura la Bottega E-Book di Caffè News…

Il Sud come punto di ritrovo, ma anche di ritorno per quanti lo vivono giorno dopo giorno e per quanti, pur avendo lasciato questa Terra, sono fortemente legati alle proprie origini, alla propria Itaca. “Rotolando Verso Sud” vuole essere un viaggio, un monologo personale intrecciato a più voci, come un’intervista allo specchio in cui raccontiamo tutto ciò che vediamo e sentiamo, come un racconto riflessivo e dal taglio profondo, anche se leggero nei toni e nei sentimenti. L’obiettivo vuole essere quello di lasciar trasparire la freschezza di noi tutti e infondere lo spirito di speranza e impegno. Perché la speranza è ciò che manca al nostro tempo. “Diritti” è la nostra parola chiave, forse più che legalità. Una legalità cui siamo tutti affezionati ed accoratamente legati da tempo, forse dal momento stesso in cui ci siamo accorti di essere entrati nell’immenso e meraviglioso universo dei giovani, e di non essere più, quindi, bambini. Essere giovani implica sognare la legalità, per lo stesso motivo per cui i “grandi”, coloro che governano i processi su larga scala che si celebrano sopra le nostre teste e che noi nemmeno immaginiamo, disconoscono la reale essenza della legalità e relegano questo principio al mondo delle idee, come fosse un sogno da sciocchi…

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Anonimi 2L’Anonimo del Belpaese è il mio vicino di casa, la ragazza che vive in via dei Garofani numero tre, la nonna del sesto piano. Sono persone, uomini e donne in carne ed ossa, a volte sono giovani, altre poi hanno rughe spesse e mani piene di calli. Sono cittadini, immigrati, esiliati, sono muratori e dottori, sono studenti. Hanno un nome, un cognome, un indirizzo ed un numero di telefono, eppure nessuno li dice alla televisione, li chiama per un’intervista per aprirci un giornale, li invita alle cerimonie in comune. Muoiono e nessuno li ricorda, vivono e non fanno rumore. Eppure spostano pietre con il pensiero, hanno occhi profondi come burroni e con le mani smuovono le montagne per far andare quelle rotelle così arrugginite che fanno sì che il nostro paese vada avanti anche quando il mondo, l’Europa, le banche e i politici dicono che non lo farà. Finiranno l’Italia, gli stipendi e le pensioni, cose che sembrano la fine del mondo e che poi non succedono mai. Perché? Perché ci sono cittadini silenziosi che lavorano e si tirano su le maniche, che credono nei valori e che danno tutto quel che hanno. Perché il mondo vero, a volte ce lo dimentichiamo, non sta scritto sui giornali, su Facebook o Twitter o il resto di internet e neppure entra in televisione. Il mondo vero ha una sveglia che suona alle sei del mattino e alla domenica nei centri commerciali a inventarsi regali che costino poco ma rendano tanto. Il mondo vero ha cene da organizzare e compiti delle vacanze da far fare al figlio più piccolo. E alla fine della storia, ci sa tanto, sono gli anonimi di ogni giorno, quelli che la televisione non ha detto come si chiamano – ma noi lo sappiamo – a fare l’Italia…

SignorinaLa signorina M. è una donna di trent’anni, con la lingua lunga e lo sguardo acuto. Commenta quello che la eccita, o la fa arrabbiare. Ha il gusto di una parigina degli anni Venti (li ama) e l’humor di un’inglese in gonnella scozzese. Quando busserà alla vostra porta, preparatele una tazza di tè e ne sarà contenta. Leggerezza e rapidità, due delle memorabili lezioni di Italo Calvino, le ricordate? Se aveste dubbi in proposito le storie brevi della signorina M. sapranno riportarvi alla mente i concetti tanto importanti per Calvino. La signorina M. sa muoversi fra villanerie, critiche e sospetti con la delicatezza mai priva d’arguzia che ogni donna vorrebbe possedere per dribblare lo scostumato o l’inopportuno di turno. Troverete spunti interessanti da mettere in pratica in svariate occasioni, in alcune scene potrete rispecchiarvi nelle sembianze della signorina M., potrete essere d’accordo con lei ma anche in disaccordo, tuttavia mai potrete sentirvi a lei  indifferenti. Lasciate che le avventure quotidiane della signorina M. vi facciano compagnia fra un bagno e l’altro, o all’ombra di quel bel pino marittimo, o nella calma del vostro divano di casa, insomma consumate le storie fantasiose e allegre della signorina come vi pare, il caffè lo offriamo noi! Fra le nostre preferite: la lettera scarlatta, gli uomini orsi e il corteggiatore sospetto…

photo.php“Frammenti di una vita non vissuta” si propone di essere un diario, ma di una vita che non si è vissuta. Un’idea che in piena onestà, prima d’ora, non avevo sperimentato neppure col pensiero, perché, a ben vedere, si tratta di un paradosso letterario. (…) L’atto di scriverne si direbbe quasi una forma di nostalgia al contrario, il tributo del riconoscimento e dell’affezione per tutti i mestieri che non si sono imparati, per tutti i luoghi e le città dove non si è vissuto, i panorami di cui non si è goduto, l’aria e le atmosfere di cui non si è stati incantati spettatori. Un’idea piuttosto romantica.
Tuttavia, la sfida è anche concreta, affascinante nella sua carica di commossa autenticità, nel suo generoso offrire diritto all’esistenza alla molteplicità che è in noi, ma che al tempo stesso ci/si ricompone in un’indissolubile unità. Scrivere memorie di ciò che non è mai stato riveste un senso tanto più sincero, in quanto si parte comunque sempre da qualcosa che invece è stato: quello che siamo oggi è anche il risultato di tutto ciò che per amore nostro o di qualcuno, per paura, per incapacità o per merito, non siamo potuti essere. La natura della vita che ogni giorno costruiamo è anche la somma delle conseguenze di tutte le vite che non abbiamo mai intrapreso. (…) Anche nell’ipotesi che non sia stato capito come si sperava o non sia stato capito affatto, l’aver dato, l’aver condiviso raramente è un errore; l’aver lasciato che qualcuno intravedesse preziosi spaccati del nostro mondo interiore non significa la rinuncia ad essi, ma l’affermazione di un’identità che li comprende…

cover_vengodopoilpci-212x300La mia generazione è stata la prima a non aver vissuto sulla propria pelle la guerra fredda, la divisione del mondo in blocchi, le certezze e i timori dell’epoca. Ecco perché, per noi, è stato forse già tardi per riconoscerci in una certa simbologia, retaggio nostalgico d’un mondo che non abbiamo mai vissuto. Il Pci rappresentava per tanti l’utopia dell’uguaglianza sociale. Chi si identificava nel partito delle bandiere rosse e della falce e martello credeva in un sogno, un mondo nuovo, un sistema diverso. Ma per farlo ci si limitava a rispettare questo, per quanto lacunoso e discutibile, e si conviveva con gli altri liberatori dal fascismo, ossia i partiti avversari nonché gli stessi americani. Alcuni di noi, me compreso, si sono riconosciuti fuori tempo massimo nelle ideologie d’un tempo. Poi si cresce, si migliora, ci si ripensa. E con noi, con quelli della mia generazione e di quelle immediatamente precedenti, si sono evoluti i partiti. Abbiamo vissuto, anche solo per sentito dire, tutte le trasformazioni del Pci: il Pds, i Democratici di Sinistra, il Partito Democratico. Abbiamo visto i dissidenti del Pdci uscire da Rifondazione Comunista, nascere Sel, i fallimenti delle liste della Sinistra Arcobaleno e di Rivoluzione Civile. L’idea di riepilogare questa storia, questi anni, queste passioni, è giunta nel dicembre 2013, quando Matteo Renzi si è imposto alle primarie del Partito Democratico, segnando così la fine di un’ulteriore era e, almeno idealmente, di un’intera classe dirigente che andava trascinandosi sin dai tempi del Pci…

cccSono giochi intellettuali per adulti, le opere di Gianfranco De Palos. Sulla preferenza per il telaio quadrato, cerchi e linee, in rosso e nero, con l’avvento minimo di altri colori, tra cui il bianco, si innesta la leggiadria dell’ironia. Forme fondamentali, fino al cerchio con la croce con i bracci arrotondati, presente in molte culture antiche, rivelano una gioia di vivere, non scalfita dalle possibili interpretazioni diverse: è il gioco delle forme primarie della pittura, arricchita da inserti di scultura messi in superficie. Linee orizzontali, verticali, diagonali si dispongono a interrompere la campitura in catrame di colori forti, vivi, che ricordano altri giocosi artisti della storia dell’arte contemporanea, ma con una sigla assolutamente personale. Le pittosculture, con, ad esempio, l’innovativo elemento delle tendine, messe lì a velare/svelare, ma mai tirate a coprire il quadro, o la stoffa rettangolare a quadrettini, testimoniano di una leggiadria che emerge nonostante il rigore formale, negli anni venuto a perfezionare l’arte di De Palos, che si è via via rarefatta. l colori creano un effetto di bilanciata armonia, di compattezza stilistica. In tutti emerge, con la sua forza visiva, il rosso cui si aggiungono gli altri, come se la gioia avesse origine in un incubo spazzato via. La gravità e la grazia, per citare un titolo di Simone Weil, coesistono e si bilanciano. Kandinsky da giovane, la forza di un Klein nel rispetto delle campiture di colore poi, o persino, nel segno lirico e in tutt’altro modus operandi Novelli, precedono, nella cultura che diventa arte propria, queste opere. l titoli di De Palos sono sempre evocativi: catrame farebbe pensare agli incidenti sulle strade, ma si rivela, nell’insieme, questa, una falsa pista, uno svarione…

Schermata 2016-07-19 alle 17.54.56L’Inghilterra e l’Italia hanno sempre subito un mutuo fascino, derivato da una serie di aspettative e di immagini non sempre veritiere. Nella mia piccola esperienza ho tentato di verificare.

Ho visitato chiese anglicane e cattoliche. Ho sorseggiato birre artigianali nei pub più tradizionali. Ho sfidato la pioggia di Rainchester e mi sono addirittura goduto il sole. Ho viaggiato sui mezzi pubblici. Ho studiato la storia del calcio locale. Sono passato col rosso ai semafori. Ho bevuto il vino italiano (o presunto tale) peggiore della mia vita. Ho tentato di superare barriere d’ogni tipo. Mi sono sentito un ospite ben accetto, al di là della prima incombente e poi travolgente Brexit.

Ho vissuto una meravigliosa esperienza che spero di poter regalare un po’ anche a chi leggerà queste poche pagine digitali…