Una legge per contrastare il voto di scambio
Tostato da Simone Aversano
Ad un mese dal voto per le amministrative 2011, è allarme soprattutto nel Sud Italia per il voto di scambio. Evidente sentinella del perpetrarsi di questa piaga anche quest’anno, sono i quasi 800 cambi di residenza richiesti in particolare verso Napoli, “capitale del Sud” e centro delle elezioni comunali più importanti del Mezzogiorno per queste amministrative del 15 e 16 maggio.
Nelle ultime settimane, come riporta Il Mattino, sono arrivate addirittura a 765 le richieste di trasferimento della residenza in direzione Secondigliano, da parte di residenti nei comuni limitrofi. La paura della polizia municipale e della Procura di Napoli è che si tratti di un flusso “migratorio” indirizzato dai clan, che con i loro capizona stanno già predisponendo il necessario per le loro strategie di voto di scambio e di indirizzo delle preferenze verso i “propri” candidati. E’ la camorra che non arresta mai la sua corsa al potere, e che si fa persino beffe della legge per raggiungere i propri loschi traguardi.
Ma proprio per evitare questo calpestamento indiscriminato della legge e dei diritti di cittadinanza attribuiti a ciascun cittadino italiano, forse potrebbe bastare una semplice norma, magari da formulare in un unico articolo di legge, da inserire in uno dei testi normativi che disciplinano la materia del cambio di residenza o del diritto di voto per le elezioni amministrative di ogni livello.
Immaginate una norma che ponga un divieto tassativo, sospendendo qualsiasi richiesta di cambio della residenza avanzata oltre il novantesimo giorno antecedente la data delle elezioni comunali, provinciali o regionali del comune verso cui si richiede il trasferimento di residenza. Una norma così semplice, se ben formulata, farebbe in modo da bloccare in tronco uan buona fetta di trasferimenti coartati dal voto di scambio.
A 90 giorni dalle elezioni, infatti, difficilmente si conoscono i candidati, e i politici stessi non sanno se saranno candidati o meno. In un momento, quindi, in cui c’è incertezza sul come e dove veicolare il voto di scambio, si bloccherebbe subito la possibilità di effettuare questi cambi di residenza fittizzi, richiesti esclusivamente per potersi aggiungere al corpo elettorale che voterà un determinato candidato “designato” dalla camorra o da chi per essa. Le richieste di cambio residenza risulterebbero automaticamente sbloccate non appena celebrate le elezioni o non appena chiuse le iscrizioni alle liste di cittadini abilitati al voto. Una norma che, dal punto di vista giuridico, non sacrificherebbe per troppo tempo un’esigenza secondaria come il cambio della residenza, mai urgente al punto da causare danni personali a chi vedesse sospesa la propria richiesta per 90 giorni. In ogni caso, si tratterebbe di un sacrificio opportuno e proficuo, perchè è senz’altro meglio tutelare la libertà di voto e la “pulizia” delle elezioni amministrative che non la prerogativa di singoli di poter cambiare luogo di residenza.
Simone Aversano













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