L’isola dei cassintegrati, un reality troppo reale

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Quest’anno al Festival Internazionale del Giornalismo, tra i tanti volti noti e meno noti della carta stampata, tv, radio e web, abbiamo incontrato due ragazzi sardi davvero in gamba, Michele Azzu e Marco Nurra, che il 25 febbraio 2010, all’indomani dell’occupazione da parte di un gruppo di cassintegrati Vinyls di Porto Torres del carcere abbandonato dell’isola Asinara, hanno deciso di aprire il gruppo facebook “L’isola dei cassintegrati”, per dare voce alla protesta.

Da allora tanta strada è stata fatta: dal gruppo al blog il passo è breve. Tantissimi contatti, attenzione da parte dei media nazionali e internazionali fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per gli operai che oggi hanno una possibilità in più per far sentire la propria voce e rivendicare i propri diritti.

A Perugia, Azzu e Nurra hanno partecipato al concorso “Eretici Digitali” voluto e ideato da Massimo Russo e Vittorio Zambardino e sponsorizzato da Google, vincendo il secondo premio – 2.500 euro.
Durante i giorni del Festival più volte abbiamo trascorso del tempo insieme, chiacchierando, scambiandoci opinioni ed idee, ascoltando la loro storia e condividendo anche momenti di divertimento. E tra i corridoi e la sala stampa è nata l’idea di questa intervista “istituzionale”.

Parliamo del vostro progetto: com’è nato? E quando?

Michele: Il nostro progetto nasce dal gruppo facebook L’Isola dei cassintegrati, creato il giorno dopo dell’occupazione dell’Asinara da parte degli operai della Vinyls di Porto Torres quindi parliamo del 25 febbraio 2010. Abbiamo aperto questo gruppo facebook proprio per dare visibilità alla protesta che fino ad allora era stata ignorata, nonostante gli operai avessero occupato stazioni, aereoporti ed autostrade per circa un anno circa. Il successo del gruppo ci ha portato a creare un blog, www.l’isoladeicassaintegrati.com, che ora è punto di riferimento non solo per la Vinyls, ma anche per tute le vertenze italiane di lavoratori in lotta.

Cosa ci fate qui al Festival? Che collegamento c’è tra il festival e il vostro lavoro?

Marco: Siamo qui al Festival perché abbiamo deciso di partecipare col nostro progetto al concorso “Eretici digitali”: il bando richiedeva un uso innovativo di internet e degli strumenti sociali che mette a disposizione internet – facebook, twitter e youtube – per condurre un’inchiesta giornalistica digitale e creativa. Il nostro lavoro infatti, non riguarda solo il giornalismo, perché comprende anche un lavoro di comunicazione: seguiamo infatti l’idea dell’inchiesta e del giornalismo partecipativo. Abbiamo portato alla luce quanto è accaduto alla Vinyls quando nessuno sapeva nemmeno che esistesse e nessuno conosceva la condizione precaria di quegli operai. Bisogna poi considerare che il riferimento è alla crisi generale, intesa come crisi dell’industria italiana; in qualche modo, attraverso il nostro lavoro, siamo riusciti a puntare i riflettori su questa protesta che fino ad allora era una protesta statica – in quanto si trattava di un’occupazione dell’Asinara e questo è stato riconosciuto dalla giuria come un merito. Inoltre, è stata una bella occasione per essere presenti al Festival durante il quale ci siamo divertiti molto: è un ambiente giovane, dinamico, e parlando di comunicazione e giornalismo, ci siamo trovati a casa.

Michele e Marco con Arianna Ciccone dell'IJF

A questo punto una domanda scomoda: credete che il Festival abbia riservato il giusto spazio alle tematiche del lavoro?

Michele: Effettivamente i panel sulla tematica non erano troppi, ma c’è stato un incontro interessante con Corrado Formigli della troupe di Annozero, durante il quale è stato citato il nostro caso e quello dei lavoratori della Fiat. La tematica è poi venuta fuori da sè, in tanti altri dibattiti ed in molte altre conferenze che abbiamo seguito. Probabilmente, si potrebbe riflettere sul tema per il prossimo anno, magari organizzando incontri specifici.

Si è parlato tanto di giornalismo partecipativo e del ruolo dei media nell’ambito dell’informazione negli anni zero. Pensate che questi strumenti possano essere utili per l’approfondimento delle tematiche del lavoro, o comunque per trattare temi che su altre testate non trovano il giusto spazio? E cosa fate in questo senso?

Marco: Indubbiamente siamo in una situazione in cui la protesta operaia ha ritrovato il suo spazio nei media tradizionali. Non dimentichiamo però che, fino ad un anno fa, la figura dell’operaio era sparita e pensare di parlare di protesta operaia nei media tradizionali non era una cosa molto innovativa. L’operaio oggi è tornato al centro dell’attenzione anche se per operaio non va inteso nel senso classico: bisogna ricordare che la cassintegrazione e i problemi del lavoro colpiscono tutti i settori in un’impresa e di conseguenza non solo operai, ma anche tecnici, lavoratori di cooperative, ecc.

I media tradizionali sono tornati ad occuparsi di tali problematiche grazie alla spinta che è arrivata dalle nuove tecnologie, ma è importante pensare che non sia sufficiente parlare della crisi solo su internet. La rete può essere uno strumento forte per far leva sui media tradizionali, sui mass media che sono importantissimi, e bisogna cercare di contaminare sempre di più altre piattaforme mediali come la televisione ed i giornali.

Noi lavoriamo molto sulla contaminazione per cercare di penetrare su quelle piattaforme che sono seguite da molte persone; non vogliamo solo rimanere in rete. Pensiamo anche alla radio, ad esempio, uno strumento bellissimo e, al contrario di quanto si pensi, molto seguito.

A questo proposito:quali sono i vostri progetti per il futuro?

Michele: Vogliamo espandere le tematiche del sito, cercare di coprire se non tutte, perché purtroppo non ce la faremo mai per la situazione in cui versa l’Italia oggi, le principali proteste italiane dei lavoratori e non. Per esempio tra due settimane partiremo con una serie di diari da L’Aquila per vedere com’è la vita quotidiana della gente due anni dopo la tragedia del terremoto. Ci stiamo espandendo anche sui media tradizionali: abbiamo la rubrica su “Il Fatto Quotidiano” e abbiamo in mente di lanciare un format radio. Inoltre a settembre uscirà il libro che abbiamo scritto io e Marco appunto su come è nata “L’Isola dei cassintegrati” un anno fa e su tutto quello che è successo, uscirà per Bompiani.

Parliamo del documentario che avevate intenzione di girare.

Michele: Avevamo intenzione di proporre ad alcuni programmi, e ad uno in particolare che adesso non posso nominare, un reportage su quello che è stato “L’Isola dei cassintegrati”, sulle cose che abbiamo fatto. Poi ci piacerebbe andare in giro per l’Italia a trovare gli operai di cui scriviamo da molti mesi e che in realtà ancora non abbiamo conosciuto di persona.

Abbiamo parlato del vostro progetto, di quello che intendete fare nel futuro. Un’ultima cosa: Volete lanciare un appello?

Marco: Noi cerchiamo sempre nuovi collaboratori. Il Festival è stato anche un’occasione per incontrarsi con menti giovani e con persone che aspirano a lavorare in questo settore. Il nostro è un lavoro volontario, scriviamo su questo blog e abbiamo fatto questo lavoro perché è quello che sappiamo fare e quello che ci piace, il nostro appello è: “Fatevi avanti! Reclutiamo persone che vogliano aiutarci in questo tipo di iniziativa e che possano dare il loro contributo per rimettere il lavoratore al centro dell’attenzione.”

Michele: Ho anche un altro appello: “Leggeteci sul blog www.l’isoladeicassintegrati.com e ogni martedì sul “Fatto Quotidiano”.”

Ringraziamo i fondatori de “L’isola dei cassintegrati” e gli facciamo i migliori auguri per il loro lavoro e per i tanti progetti futuri.

Eliana Ciappina & Valeria Defilippis

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