Tutti in piedi per i 110 anni della Fiom

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Avere 110 anni e festeggiarli in grande stile. Questo fa la F.I.O.M (Federazione Impiegati e Operai Metallurgici) in questo fine settimana a Bologna.

Il più anziano sindacato industriale italiano nacque infatti il 16 giugno 1901 a Livorno come Federazione Italiana Operai Metallurgici per poi aderire nel 1906 alla nascente C.G.L (Confederazione Generale del Lavoro). Nel 1919 c’è la firma dello storico accordo per le 48 ore di lavoro settimanali. Nel secondo dopoguerra c’è la sostituzione nella denominazione del sindacato di Italiana con Impiegati per allargare la base rappresentata, e soprattutto nel 1970 l’accordo forse più importante del sindacato con cui le ore lavorative settimanali vengono ribassate a 40.

Negli anni alla guida della Fiom si sono alternati alcuni dei più famosi sindacalisti della storia italiana come Bruono Buozzi, Giovanni Parodi, Vittorio Foa, Bruno Trentin fino ad arrivare all’attuale segretario giovanile Maurizio Landini. E’ storia dell’ultimo anno la dura polemica contro il piano Fabbrica Italia proposto dall’amministratore delegato Sergio Marchionne e appoggiato dagli altri due grandi segretari dei metalmeccanici FILM e UILM. Negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano d’Arco e Torino Mirafiori Fiom si è rifiutata di firmare gli accordi approvati dalla maggioranza dei lavoratori nei referendum interni (comunque con minoranze di contrari non indifferenti) ritenendo le richieste di riduzione delle pause, l’aumento delle ore di straordinario mensile e le limitazioni al diritto di sciopero come attacchi a “diritti non negoziabili”. A questi attacchi si sono aggiunte anche la denunce di comportamento antisindacale da parte della Fiat nei confronti di militanti Fiom. Recentemente la Fiom ha anche denunciato alla Magistratura la pratica Fiat di costringere gli operai che vogliano continuare a lavorare a licenziarsi e a farsi riassumere in una “new company” non sottoposta al contratto collettivo di categoria del 2006.

La Festa della Fiom di Bologna si è arricchita venerdì sera dell’evento “Tutti in piedi!” organizzato da Michele Santoro come evento “di passaggio” tra la recente chiusura della pluriennale esperienza di lavoro con la Rai e un futuro professionale che sembra orientato verso La 7. Sul prato di Villa Angeletti davanti a una folla stimata in 20 mila spettatori si sono alternati sul palco testimonianze dal mondo del lavoro e contributi di ospiti famosi. Introdotti dai giornalisti della redazione di “Annozero” di Santoro parlano rappresentanti di varie categorie professionali (operai industriali cassintegrati, precari della Pubblica Amministrazione, immigrati) cercando di superare quella scarsa attenzione di cui il sindacato è stato più volte accusato rispetto ai lavoratori atipici. A sorpresa arriva anche Roberto Benigni, che saluta i presenti chiamandoli “l’Italia migliore” (in risposta alla recente definizione dei lavoratori precari come “Italia peggiore” da parte del ministro per l’Innovazione Renato Brunetta) e sollecitando come conquista fondamentale per un futuro migliore per tutti “l’orgoglio per il proprio lavoro”. Santoro, indossata una tuta da operaio per parlare alla pari con il presidente operaio Silvio Berlusconi, prende il punto di vista di un operaio che piano piano vede il suo salario non crescere “perché mi hanno detto che altrimenti avrei danneggiato la crescita del paese” che comunque non è avvenuta. Finale con Santoro e Vauro che tentano di lanciare Landini verso la folla per vedere “se riusciamo a buttarlo giù questo governo di m…”.

Michele Cascioli


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