La 7: il terzopolismo arriva anche in Tv
Tostato da Simone Razzano
Quando nel 2001 Vittorio Cecchi Gori vende Telemontecarlo e le sue frequenze al Gruppo Telecom, guidato all’epoca da Roberto Colaninno, di certo non pensava di privarsi di un polo televisivo che, trasformato nel brand “LA7”, in un decennio poteva rappresenta
re la più valida alternativa al duopolio Rai-Mediaset.
Un lavoro costante ha fatto in modo di alzare gli ascolti dell’emittente, giunti stabilmente sopra al 3%dishare (il dato del mese di maggio 2011 parla persino di un più che incoraggiante 3.61%) grazie ad una programmazione basata sull’approfondimento e sulla cura per l’informazione.
A proposito di ciò la spinta propulsiva per la crescita di ascolti è stata data senza dubbio dall’approdo alla direzione del telegiornale dell’emittente di Enrico Mentana, che è riuscito a traghettare l’edizione delle 20 del Tg da lui stesso condotto all’impensabile soglia del 10%, ormai ampiamente superata.
La chiave del successo di LA7 nell’ultimo periodo sta sopratutto nella qualità del palinsesto che propone, dando spazio a tutti quei professionisti della Tv che, in Rai come in Mediaset, non hanno trovato le giuste condizioni per poter portare a compimento progetti lavorativi adatti alle loro competenze; ecco quindi “L’Infedele” di Gad Lerner, “Otto e Mezzo” di Lilli Gruber, lo stesso Tg di Mentana, ma anche la comicità di Maurizio Crozza e, dal prossimo autunno, Roberto Saviano e probabilmente Michele Santoro.
La linea data alla rete è quella dove oguno è libero di esprimere la propria idea in totale indipendenza dall’editore.
Già, l’editore. Ilpropietario di LA7 è Telecom Italia Media, società che possiede anche MTV Italia, che a suo volta è controllata al 77% da Telecom Italia il cui presidente esecutivo è Franco Bernabè. In un complesso sistema di scatole cinesi possiamo scoprire che Telecom, a sua volta, contiene nella struttura azionaria diversi grossi nomi della finanza internazionale come Mediobanca, Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, la compagnia di telecomunicazioni spagnola Telefònica S.A., che la controllano attraverso la Telco, poi la Findim, finanziaria della famiglia Fossati fondatrice della Star, e infine la banca BNP Paribas ,solo per citare le più celebri. Non vanno inoltre dimenticate le azioni detenute da investitori istituzionali italiani ed esteri che sono cospicuamente rappresentate all’interno dell’assetto azionario.
Una proprietà variegata insomma che, proprio alla luce di ciò, si differenzia dagli editori delle altre emittenti, ben più chiari e riconosciuti, per non poter esprimere una netta delineazione della linea politica da seguire lasciando, di conseguenza, i volti noti dell’azienda di fare il proprio lavoro in una certa libertà.
Ma attenzione a non idealizzare questa nuova rete televisiva: il fatto che il taglio editoriale dato dalla proprietà sia meno vistoso che in altre reti,non significa che non ci sia.
Un esempio per tutti: a Gennaio di quest’anno,ilconduttore del “L’ Infedele” Gad Lerner ha dovuto revocare l’invito a partecipare alla sua trasmissione fatto alla Escort Patrizia D’Addario su pressione dell’amministratore delegato di TelecomItalia Media, Giovanni Stella perchè, a dire del dirigente, la sua presenza non era giustificabile sul piano giornalistico.
Il terzo polo televisivo,a parte qualche errore che classifichiamo come “di gioventù”, cresce bene a patto che si attenga a due regole fondamentali: l’attenzione al mercato televisivo cercando di approfittare degli errori clamorosi degli altri due poli televisivi, Rai in particolare, e la capacità di mettere in relazione le prerogative dei professionisti del piccolo schermo con la linea editoriale degli azionisti.
I telespettatori del resto, non aspettano altro.
Simone Razzano













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